Troppo malandato, non doveva circolare l'autobus caduto dal viadotto di Avellino. Quaranta morti, si potevano evitare. Ecco la perizia con le responsabilità

A provocare l'incidente è stato soprattutto l'impianto di trasmissione del mezzo pesante

Troppo malandato, non doveva circolare l'autobus caduto dal viadotto di Avellino. Quaranta morti, si potevano evitare. Ecco la perizia con le responsabilità

Un treno di gomme vecchio di cinque anni. I bulloni che ancoravano l'impianto di trasmissione diversi uno dall'altro e inadatti. Struttura portante compromessa. E una serie ulteriore di problemi strutturali, che avrebbero richiesto lavori tra i 15mila e i 18mila euro. E' l'impressionante diagnosi che un perito della Procura di Avellino ha fatto del tristemente noto autobus che nel luglio 2013 precipitò da un viadotto ad Avellino, trascinando verso la morte quaranta persone.

Un mezzo da officina

Quel mezzo non avrebbe dovuto circolare. In quelle condizioni, non dovevo stare su strada ma al ricovero dentro un'officina, per sostenere lavori di riparazione seri e costosi. Non ha dubbi, l'ingegner Alessandro Lima. Fu il primo perito ad esaminare, nel corso dell'indagine, il mezzo fracassato, sotto il viadotto dell'Autostrada A16, tra Acqualongo e Monteforte. Già nelle prime ore dell'inchiesta sollevò i suoi dubbi, che ha confermato nei giorni scorsi nell'aula del Tribunale di Avellino, dov'è in corso il processo sulla tragedia.

Si poteva evitare?

A provocare l'incidente, secondo il tecnico, è stato soprattutto l'impianto di trasmissione del mezzo pesante. Durante la corsa avrebbe ceduto di schianto. Perdendo aderenza è finito sul sistema frenante, travolgendolo. Il bus, così, è rimasto letteralmente senza freni e in un tratto di discesa, lungo il viadotto, senza alcuna possibilità di fermare la corsa. Un viadotto che non ha trattenuto l'impatto, una barriera che ha ceduto, un tragico volo e la morte per decine di persone. Ma quella tragedia si poteva evitare?

L'elenco dei problemi

Secondo gli inquirenti sì. Sarebbe bastato sottoporre l'autobus ad una corretta manutenzione e ad una regolare revisione. Cosa, invece, non avvenuta. L'ingegnere, davanti ai giudici, ha fatto l'impressionante elenco delle disfunzioni di quel mezzo. Pezzi malandati, struttura compromessa. Quell'autobus non avrebbe mai potuto superare la normale procedura di revisione della Motorizzazione civile. In sostanza non era nelle condizioni di circolare. Doveva essere fermato e riparato con interventi molto costosi.

Documenti falsi

Ma a quanto pare, invece di affrontare le spese di manutenzione, si è preferito provare a falsificare i documenti. Con questa imputazione sono a processo due funzionari della Motorizzazione civile, insieme al proprietario dell'agenzia che ha noleggiato il mezzo, e contestualmente, ma per altre presunte responsabilità, 12 tra funzionari e dirigenti di Autostrade per l'Italia. Una lunga e impressionante sequenza di ipotesi di reato che costruiscono uno sfondo drammatico di irresponsabilità. Come si può mettere per strada un autobus in quelle condizioni? Come lo si può caricare di gente? Come si può consentire che la vita delle persone sia esposta a rischi di questo tipo?

Domande senza risposta

Sono domande che non chiedono risposte ma una presa di coscienza. Un incidente appare sempre una fatalità. Ma è un destino che si costruisce anche con la responsabilità. Oggi quaranta persone non ci sono più. Per tenerle ancora con i propri cari, forse sarebbe bastato dare una occhiata a quei freni oppure cambiare quattro gomme e metterle nuove. Peggio di morire, c'è morire per così poco.