Disse il no a giochi erotici, il rifiuto di Jessica causò la furia omicida del tranviere

Rese note le motivazioni della sentenza che ha condannato all'ergastolo Alessandro Garlaschi per aver ucciso con 85 coltellate e tentato di bruciare il corpo della ragazza di appena 19 anni

Alessandro Garlaschi e Jessica Faoro
Alessandro Garlaschi e Jessica Faoro
TiscaliNews

E' stata una "lucida volontà criminale" esplosa in "tutta la sua brutale violenza" per il "rifiuto" di Jessica di "intrattenere (...) i giochi erotici da lui pretesi" a "scatenare la furia omicida" di Alessandro Garlaschi il tranviere condannato in abbreviato all'ergastolo per aver ucciso con 85 coltellate e tentato di bruciare il corpo della ragazza di appena 19 anni nel suo appartamento, a Milano, il 7 febbraio 2018. Lo scrive il gup Alessandra Cecchelli nelle motivazioni della sentenza.

Il processo

Lo scorso dicembre Alessandro Garlaschi  il tranviere di 39 anni che il 7 febbraio scorso uccise con 85 coltellate la 19enne Jessica Faoro è stato condannato all’ergastolo.  Il Gup Alessandra Cecchelli ha accolto la richiesta del Pm Cristina Roveda e  nel processo svoltosi con rito abbreviato ha inflitto al tranviere la pena del carcere a vita, senza tuttavia disporre l'isolamento diurno, che invece era stato chiesto dalla pubblica accusa.

L'impianto accusatorio

Durante il processo il  giudice milanese ha in sostanza accolto in pieno l'impianto accusatorio, riconoscendo Garlaschi colpevole di omicidio volontario pluriaggravato e vilipendio di cadavere. Accusa, quest'ultima, scattata per il tentativo del 39enne di dar fuoco al cadavere di Jessica per poi rinchiuderlo all'interno di un borsone. La difesa, rappresentata dall'avvocato Francesca Santini, aveva insistito soprattutto sul riconoscimento del "vizio totale di mente" per il tranviere, che secondo una consulenza psichiatrica di parte al momento del delitto sarebbe stato "totalmente incapace di intendere e di volere". Ma la sua richiesta dichiarare Garlaschi non imputabile e di assolverlo è stata rigettata dal giudice. In aula, al momento della lettura del verdetto, c'erano padre, madre e il fratello di Jessica, tutti parti civili nel processo insieme al Comune di Milano. Otterranno una serie di risarcimenti disposti a loro favore dal giudice: 25 mila euro a ciascuno dei genitori, 50 mila euro al fratello minore, 10 mila euro al Palazzo Marino.