[La polemica] Se il nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela esce dal carcere è una vergogna. Ma la simpatia verso Traini è assurda

Mai come in queste ore di campagna elettorale il doppiopesismo è diventato il codice velenoso della morale corrente: se io sono di destra penso che in fondo Traini è una vittima, se io sono di sinistra dico che Oseghae non è colpevole

Luca Traini, Innocent Oseghale e Pamela Mastropietro
Luca Traini, Innocent Oseghale e nel riquadro Pamela Mastropietro

Ci sono due considerazioni parallele, e quasi banali sul delitto di Macerata, che invece - nel clima avvelenato e ideologico di queste ore - diventano quasi difficili da sostenere, e che fino ad oggi nessuno ha sostenuto in ugual misura. La prima: se Innocent Oseghale, il nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela esce dal carcere non è una notizia “di destra” o “di sinistra”. È una sconfitta per la giustizia. Un uomo che è accusato di avere fatto a pezzi una donna con la mannaia come se fosse un articolo da macelleria, non può andare ai domiciliari. L’Italia è il paese in cui si abusa della custodia cautelare, sarebbe curioso che non restasse in carcere chi è sospettato di un reato così violento e grave. 

Seconda considerazione: Luca Traini, l’uomo che ha sperato su sei ragazzi innocenti non è un “pazzo”, ma un militante neonazista che aveva i simboli delle waffen SS, tatuati sul corpo e sul viso. È un terrorista politico, non un povero ragazzo che non ha retto all’ingiustizia e ai soprusi. È assolutamente incredibile il clima di omertà, se non addirittura di larvata simpatia, che ha invece circondato il pistolero di Macerata. Forza Nuova vuole pagare le sue spese legali come se fosse un martire colpito da una accusa ingiusta, la madre di Pamela addirittura lo ringrazia (per il cero sul luogo dove è stata colpita la ragazza), imprecisati cittadini maceratesi fermano il suo avvocato per consegnargli incitamenti e complimenti, a Roma un gruppo di citrulli in passamontagna reggono uno striscione con scritto “Onore a Traini” e si fanno anche fotografare. Il suo nome viene  glorificato, le sue vittime rimangono senza nome e senza solidarietà, come il povero ragazzo che ieri a Cartabianca ha raccontato a Francesca Biagiotti: “Io volevo solo tagliarmi i capelli. Non ho capito nulla di quello che è successo. Ero in coda e mi hanno sparato”.

Mai come in queste ore di campagna elettorale il doppiopesismo è diventato il codice velenoso della morale corrente: se io sono di destra penso che in fondo Traini è una vittima, se io sono di sinistra dico che Oseghae non è colpevole. Se io sono di destra penso che il nigeriano rappresenti tutti i clandestini, e quindi vada usato per attaccare tutti i clandestini, se sono di sinistra divento garantista persino con uno spacciatore, e  mi convinco che accusare uno spacciatore nigeriano voglia dire avete un atteggiamento razzista. 

Ovviamente è vero il contrario: se sei di sinistra, e per bene, ovviamente devi pensare che il fanatico neonazista che ha sparato contro sei uomini innocenti colpevoli di avere la pelle nera sia un criminale. Ma devi anche dire che Oseghale deve avere lo stesso trattamento di qualsiasi spacciatore pregiudicato sospettato di omicidio e di occultamento di cadavere. In qualsiasi paese e in qualsiasi tempo questo sarebbero considerazioni banali: in un paese diviso e manicheo come il nostro - purtroppo - sono affermazioni che fanno scandalo. Torneremo ad essere un paese civile quando il doppiopesismo strumentale lascerà lo spazio al buonsenso condiviso. Di fronte agli assassini e ai pistoleri non esistono un pensiero di destra e uno di sinistra, due modi diversi di valutare chi sopprime una vita, a seconda del colore della pelle, o delle svastiche che si è tatuato sul viso