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Così la ‘ndrangheta saccheggia Reddito di Cittadinanza e Bonus Spesa Covid

L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Milano, si è concentrata sugli appetiti di tre aziende riferibili alla ‘ndrangheta del Crotonese

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
Foto Ansa
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In un unico caso, sottratti 500mila euro. In un altro caso, denunciate oltre 200 persone. Oppure, elargizioni a condannati per 416 bis. Anche con ruoli apicali. E’ un continuo depredare le casse dello Stato, su alcune delle misure che, nei lunghi mesi della pandemia da Coronavirus, hanno dato un po’ di respiro a milioni di italiani. Il Reddito di Cittadinanza e i Buoni Spesa Covid.

Il “trucco” per ingannare lo Stato

Perché la ‘ndrangheta non risparmia nulla. E, da sempre, il welfare è uno dei settori su cui mette le proprie mani. Non solo per un introito economico. Ma anche per (ri)affermare la propria presunta superiorità rispetto allo Stato. Sono numerosi i casi di boss della ‘ndrangheta o storici casati della criminalità organizzata calabrese che, negli anni, hanno fatto carte false (nel vero senso dell’accezione) per accedere alla Legge 104 o per avere l’indennità di accompagnamento dall’INPS. Pochi spiccioli, se si pensa a quanto incassano con i traffici di droga. Ma per la ‘ndrangheta conta poter marcare il territorio. Anche in questo modo.

La nuova frontiera dell’appropriazione dalle casse dello Stato è quella che consente di accedere al Reddito di Cittadinanza e percepire così l’erogazione della misura simbolo del Movimento 5 Stelle. Il 15 marzo del 2021 la Guardia di Finanza scopre 86 “furbetti” del Reddito di Cittadinanza. Truffa da oltre 700mila di euro. Una quindicina di costoro ha anche condanne per reati di ‘ndrangheta. Ma basta “dimenticare” di menzionare il proprio passato giudiziario per accedere ai sussidi statali.

Casi eclatanti

In un altro caso, siamo a maggio 2021, scoperto dall’Autorità Giudiziaria vibonese, l'importo delle somme indebitamente ottenute, ammonta a 225 mila euro. Si parla, complessivamente, di diversi milioni di euro. E il calcolo è riferito solo alla ‘ndrangheta. Ma anche le altre organizzazioni criminali – Cosa Nostra su tutte –si sono mosse benissimo. In un unico caso, siamo nello scorso aprile, la cifra ammonta a oltre 600mila euro.

La relazione della Direzione Investigativa Antimafia nel 2020 contiene testualmente: “Nel semestre, inoltre, è emerso un ulteriore aspetto comprovante l’ingordigia ‘ndranghetista in spregio alla situazione emergenziale vissuta dal contesto sociale calabrese appena descritto, in totale distonia con le ingenti risorse economiche a disposizione delle consorterie, anche attraverso le richieste del reddito di cittadinanza”.

Nomi del gotha della ‘ndrangheta

Il Reddito di Cittadinanza viene approvato all’inizio del 2019. Già un anno dopo, a Gioia Tauro, venivano scoperti esponenti di spicco della ‘ndrangheta, condannati per associazione mafiosa e sorvegliati speciali con obbligo di soggiorno. Ma anche donne che hanno omesso di certificare la presenza nel loro stato di famiglia di soggetti condannati all’ergastolo e detenuti al 41 bis. Tra questi elementi di spicco delle famiglie Piromalli e Molè, due tra i casati storici della ‘ndrangheta. Danno erariale da 280 mila euro. Passano pochi mesi e nella stessa area geografica, un’altra inchiesta mostra come questa volta a beneficiare dei sussidi siano stati uomini dei Pesce e dei Bellocco, cosche egemoni a Rosarno e non solo.

L'aiuto ai mafiosi

Ma l’elenco è lunghissimo. In un’occasione viene certificata la presenza di esponenti di spicco di grandi casati mafiosi come i Tegano e i Serraino di Reggio Calabria tra i percettori del Reddito di Cittadinanza. Ma anche capibastone della Locride e persino i figli di Roberto "Bebè" Pannunzi, broker della droga, noto come il “Pablo Escobar italiano”. Soggetti che, per intenderci, hanno sempre dialogato da pari a pari con i cartelli della droga sudamericani.   A dicembre 2020 invece la Guardia di Finanza di Crotone scopre che fra i “furbetti” del c’era un esercito di picciotti, luogotenenti e boss di Alfonso Mannolo, arrestato nel 2019 come elemento di vertice del clan di San Leonardo di Cutro e accusato di associazione mafiosa, traffico di droga, riciclaggio, estorsione e usura.

E poi ci sono anche soggetti coinvolti nel maxiprocesso “Rinascita-Scott”, la super inchiesta su ‘ndrangheta e massoneria condotta dalla Dda di Catanzaro, retta da Nicola Gratteri. Dalla ‘ndrangheta di Tropea, passando ai potentissimi Mancuso di Limbadi, assai presenti nella capitale, come testimoniato anche dall’inchiesta “Mondo di Mezzo” della Procura della Repubblica di Roma.  Ma l’elenco è lunghissimo. Febbraio 2021: tra le persone individuate dalla Guardia di Finanza, c’è anche un soggetto condannato in via definitiva nell’ambito del processo “Kyterion”, come affiliato alla potente cosca dei Grande Aracri.

Lo sfruttamento della pandemia

Le mafie e la ‘ndrangheta in particolare sanno sfruttare ogni occasione. Anche i lunghi periodi di lockdown e la pandemia sono diventati occasione per lucrare. Ancora dalla relazione della DIA: “Il lockdown ha rappresentato l’ennesima occasione per le consorterie criminali di sfruttare la situazione per espandersi nei circuiti dell’economia legale e negli apparati della pubblica amministrazione”.

Buoni Spesa Covid a chi non li merita

Nessun limite all’avidità e all’ingordigia. Anche per quanto concerne i Buoni Spesa Covid. Già nel luglio 2020, la ‘ndrangheta è molto veloce ad accaparrarsi circa 45mila euro previsti dal Decreto Rilancio, approvato appena due mesi prima. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Milano, si è concentrata sugli appetiti di tre aziende riferibili alla ‘ndrangheta del Crotonese. Ancora una volta ai Grande Aracri. Alla fine del 2020, 186 denunce in provincia di Reggio Calabria per indebite percezioni sui Buoni Spesa Covid. Un terzo degli indagati risulta avere legami di parentela con soggetti appartenenti a ‘ndrine o a famiglie di interesse investigativo. Il totale delle irregolarità riscontrate comprende un danno erariale complessivo di circa 357.000 euro. E si è scongiurato, per il tratto a venire, un’ulteriore perdita di circa 127.000 euro. Somme che i percettori avrebbero altrimenti incassato

Ma i casi si susseguono. Appena pochi giorni fa, circa 300 denunce in provincia di Vibo Valentia. In questo caso, i buoni spesa sono stati erogati direttamente dai Comuni a persone che autocertificavano il proprio stato di difficoltà economica sulla base di bandi stilati dagli stessi enti locali. Tra questi, diversi affiliati alle cosche. Sono così emerse una serie di irregolarità per un danno erariale complessivo stimato in stimato in circa 100.300 euro.  Uno degli ultimi casi è di metà maggio 2021. 478 denunciati e tra essi molti affiliati alla ‘ndrangheta vibonese. 70mila euro, senza averne diritto.

E molto spesso, l’incasso di Reddito di Cittadinanza e Buoni Spesa Covid si sovrappone.  La pandemia da Coronavirus come occasione per strozzare le aziende. Ma non solo. Anche per continuare a depredare lo Stato: “Con il reddito di emergenza e con gli aiuti Covid si rischia lo stesso fenomeno del reddito di cittadinanza” aveva detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. Ed è accaduto esattamente così.

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   

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