‘Ndrangheta e corruzione nella sanità calabrese: Asp pagano fatture due volte e truccano i bilanci

Non è un caso che proprio l’Asp di Reggio Calabria sia da anni commissariata per infiltrazioni della criminalità organizzata

Il commissario alla Sanità calabrese, Guido Longo
Il commissario alla Sanità calabrese, Guido Longo (Foto Ansa)

Proprio ieri il commissario alla Sanità calabrese, il super poliziotto Guido Longo, aveva dichiarato in Commissione Antimafia: “Non da adesso ma da parecchi anni nella sanità calabrese è stata presente e per certi versi lo è ancora e lo dimostrano le indagini delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro sulle infiltrazioni della 'ndrangheta. E non si può parlare di casi eccezionali”.

‘Ndrangheta, malaffare e corruttele

La sanità calabrese è, da sempre, una mammella da spremere senza fine per le cosche e per affaristi di vario genere. Non a caso, il settore – che avvolge il 70% del bilancio regionale – è commissariato da anni e il debito più che milionario. Longo, già poliziotto in prima linea contro le mafie e poi prefetto, è stato mandato dal Governo Conte proprio per questo. Dopo gli insuccessi dei suoi predecessori e le magre figure mediatiche rimediate, a vario titolo, da Saverio Cotticelli, Eugenio Gaudio e Giuseppe Zuccatelli.

Le fatture pagate due volte 

Ma il debito continua a crescere, anche a causa di casi paradossali come quello che interessa l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, che per anni avrebbe pagato per (almeno) due volte le fatture a studi privati e cliniche convenzionate. Il risultato è un danno erariale di svariati milioni di euro fin qui accertati dalle indagini della Procura della Repubblica. Sono diciannove le persone per cui la magistratura ha richiesto il rinvio a giudizio. Tra gli altri, il titolare dello studio radiologico Francesco Fiscer ma anche l'ex assessore regionale Maria Teresa Fragomeni, l'ex direttore generale dell'Asp Ermete Tripodi, l'ex direttore sanitario Salvatore Barillaro, quello amministrativo Pasquale Staltari e l'ex commissario straordinario dell'Asp Santo Gioffre'. Le indagini, infatti, avrebbero permesso di constatare una duplicazione di pagamenti, per oltre 4 milioni di euro, corrisposti dall’Azienda Sanitaria Provinciale reggina a favore di uno studio radiologico privato, operante nel settore dell’erogazione di prestazioni diagnostiche ai pazienti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Le indagini si sono poi concentrate su una transazione, conclusa nel 2015 tra l’Asp ed il privato fornitore, con il quale è stato disposto il pagamento, in favore di quest’ultimo, della somma di quasi 8 milioni di euro (tra capitale, interessi di mora e spese legali) a saldo di crediti pregressi, presuntivamente vantati come non ancora riscossi. Oltre dieci anni di prestazioni sanitarie dichiarate non pagate dallo studio radiologico e poste a fondamento di diversi decreti ingiuntivi divenuti esecutivi a seguito della mancata opposizione dell’ASP Reggina. Ma quelle somme erano state già liquidate per un ammontare complessivo di oltre 4 milioni di euro, compresi interessi.
Le indagini avrebbero quantificato in quasi due milioni e mezzo di euro le imposte non pagate.

La sanità nelle mani ‘Ndrangheta 

Così, dunque, viene spolpata la sanità calabrese. O, meglio, anche così. Nel corso degli anni, infatti, la ‘ndrangheta si è fatta classe dirigente. I rampolli dei vecchi boss – quelli, per intenderci, coppola e lupara – hanno studiato, si sono laureati e sono diventati soggetti apparentemente rispettabili. Colletti bianchi. Sono, in particolare, gli anni ’80 e ’90 quelli che consentono alla ‘ndrangheta di conseguire lauree, soprattutto in Giurisprudenza e Medicina, spesso presso l’Università degli Studi di Messina. E’ celeberrima la leggenda (o forse no) dei giovani della Locride che nel capoluogo peloritano sostenevano gli esami “con la pistola sul tavolo”. Un collaboratore di giustizia, negli anni, ha affermato: “Ci fu un periodo in cui l’Università di Messina era una sorta di dependance di Africo Nuovo”. Africo Nuovo è un minuscolo centro della fascia jonica reggina, ma dal grande peso criminale, feudo della cosca Morabito del famigerato Peppe “Tiradritto”.

Eppure c'è chi chiede un colpo di spugna 

A Longo è stato affidato l’arduo compito di riavvicinare la Calabria alla normalità. Ma con una squadra risicata cui, solo recentemente, e dopo mesi, sono stati assegnati anche i sub commissari. Il debito della sanità calabrese sarebbe di oltre un miliardo. Una cifra enorme, accumulata nel corso di decenni, di cui l’incredibile caso dell’Asp di Reggio Calabria sarebbe solo una goccia nell’oceano. Più volte in interviste pubbliche e poi, con una richiesta formale al Governo, il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, esponente della Lega, ha sostenuto come l’unico modo per ripartire sia l’azzeramento del debito sanitario. Una ripartenza da zero, per qualcuno, un colpo di spugna, per altri. Tante, infatti, sono ancora le trame irrisolte che ruotano attorno alla sanità calabrese. Su tutte, l’uccisione dell’allora vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Fortugno. E tanti i soggetti impuniti, grazie ad anni di accordi, connivenze e inerzia giudiziaria.
Una commistione di interessi tra politici, manager e, spesso, anche la ‘ndrangheta. Non è un caso che proprio l’Asp di Reggio Calabria sia da anni commissariata per infiltrazioni della criminalità organizzata. E lo stesso discorso vale per l’altra grande e importante Asp della regione, quella del capoluogo Catanzaro, anch’essa considerata nelle mani delle cosche. E la situazione non è diversa all’Asp di Cosenza, dove diversi manager sono indagati per aver truccato i bilanci dell’Ente, al fine di dimostrare, almeno sotto il profilo cartolare, la correttezza del proprio operato e la buona salute finanziaria dell’Asp. A metà marzo, l’ultima operazione antimafia, che ha portato all'arresto di medici e dirigenti perché responsabili di essere affiliati alla cosca Piromalli, una delle più potenti della ‘ndrangheta. Uno di questi dirigenti era proprio colui che aveva il compito di valutare il fabbisogno sanitario della provincia di Reggio ai fini della fissazione dei budget.