Francesco e il presepe per tutti. Il Papa ricorda l’essenza del Natale

Una Lettera inattesa per rivitalizzare il Natale cristiano soffocato da un consumismo smodato e per contribuire a un mondo sostenibile

Papa Francesco prega di fronte al presepe
Papa Francesco prega di fronte al presepe

Il Natale cristiano prospettato da papa Francesco non è di sole coccole. Sulla grotta di Betlemme si staglia la croce di Gesù. Il Bambino nella mangiatoia, povero e sfortunato, nato per caso in una notte disagiata di viaggio dei genitori, inizia in realtà proprio da quel punto di emarginazione sociale il cammino per incontrare ogni uomo e mostrargli una via all’esistenza che non si ferma sulla soglia della morte ma va oltre, presentato come destino di risarcimento delle sofferenze terrene.

La lettera apostolica sul segno mirabile del presepe firmata da Francesco a Greccio nel luogo che san Francesco scelse per richiamare nella prima forma scenografica vivente il mistero accaduto - secondo il Vangelo - la notte di Natale, tutto può essere tranne che una lettura caramellosa consona alle luminarie natalizie. Nel tempo in cui i grandi miti consumisti di Halloween e di Babbo Natale stanno lavorando ai fianchi con successo la tradizione cristiana del Natale, Francesco, il papa ambientalista, della sinodalità e dei movimenti popolari, rilancia il valore simbolico del presepe. Tirandolo del tutto fuori dalle luminarie e dallo scambio vezzoso dei doni la notte della nascita più umile e rivoluzionaria della storia umana.

Farlo il presepio, rivitalizzando una tradizione che continua a cantare stancamente la narrazione musicale di sant’Alfonso “Tu scendi dalle stelle”, non significa accarezzare le figurine del presepio, ricreando nell’animazione più o meno statica e tecnologica la vita quotidiana intorno alla nascita del Bambino odiato da Erode e brindare in famiglia per gli auguri. A suo tempo, quando quattro secoli fa il santo compositore del canto natalizio italiano più popolare della nascita di Cristo offriva una sintesi di visione cristiana del mondo nella contemplazione del divino Bambino nato “al freddo e al gelo”, era forte e pervasiva la tradizione cristiana nella società occidentale. Ora a quel canto è successo quello che era capitato all’inno di Mameli in Italia: solo una minoranza lo sapeva cantare; si conosceva la marcetta musicale ma non le parole. Poi è venuta l’idea del presidente della Repubblica Ciampi di rilanciarlo iniziando dai campi di calcio. Il “Tu scendi dalle stelle” commuove ancora i più sentimentali; al filo di quelle note ci si riscopre di un sentimento cristiano condiviso e piace fare il presepe specialmente se in casa ci sono bambini.

Francesco propone di fare di più e soprattutto di “essere” di più alla maniera di quel Bambino. Tornare a costruire presepi in casa, nelle scuole, nelle chiese, nelle piazze non può contentarsi di un manierismo senz’anima, di una moda che torna in voga, ma diventare un risultato di un modo diverso di vivere cristiano che non si contenta di vuote devozioni. Cerca invece di incarnare una vita sottratta all’egoismo e all’incantesimo del denaro come metro di tutti i valori per rimboccarsi le maniche, sapendo che la vita vissuta nel servizio del bene costa fatica. E’ una vita scomoda, una vita che tenta con la domanda tipica del pigro: “Ma chi me lo fa fare?”.

Una vita che si lascia rovesciare nelle prospettive, mettendo la solidarietà e il servizio al posto della comodità fatta pagare agli altri ad ogni costo, avrà meno bisogno di fare il presepe a Natale perché con quel bambino ricordato nella notte “santa” si è in contatto e dialogo quotidiano. Ogni giorno è Natale per chi vive per gli altri e vivendo per gli altri trova e realizza il meglio di se stessi. Anche il mondo, nella prospettiva di quel Bambino, sarebbe migliore, meno pericoloso e più respirabile. Gesù che nasce a Betlemme ha anticipato quella sobrietà di vita sostenibile che ora, spinti anche da pressanti bambini e ragazzi alla Greta, gli adulti boriosi e pasticcioni cominciano a prospettare con nostalgia come possibile e liberante.