[Esclusiva] La lettera beffa del ministro ai parenti delle vittime della strage Nassiriya: “Sarete risarciti”

Spunta una lettera del 2010 indirizzata ai sopravvissuti e ai parenti dell’attacco terroristico in Iraq firmata dall’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. Luca Comellini, il segretario del Partito dei militari: "Lo Stato mantenga gli impegni"

[Esclusiva] La lettera beffa del ministro ai parenti delle vittime della strage Nassiriya: “Sarete risarciti”
Un brano della missiva ai parenti delle vittime e ai feriti di Nassiriya firmata da Ignazio La Russa

Sono passati più di tredici anni, ma i familiari dei dodici carabinieri e dei cinque soldati morti il 12 novembre 2003 nell’attacco alla base italiana Maestrale di Nassiriya non sono stati ancora risarciti. Eppure, tiscali.it è in grado di documentare che il ministero della Difesa, già sette anni fa, aveva promesso con una lettera di intenti del 2010, di voler pagare. Nella missiva indirizzata ai familiari dei caduti e ai feriti e firmata dall’ora ministro Ignazio La Russa si legge: “Mi piacerebbe che fossero avanzate richieste serene e precise, aventi il fine di apprestare il giusto livello di riparazione, considerate anche le indennità e le provvidenze già disposte dall’Amministrazione o a qualsiasi titolo pervenute”.

Il ministro della Difesa aveva assicurato ai suoi interlocutori che non avrebbe esitato, “quando fossero pervenute le richieste”, ad “attivare l’Avvocatura dello Stato” per trovare una adeguata soluzione al caso. “L’unica cosa che posso dunque permettermi di auspicare – aveva aggiunto La Russa nel documento - è che si trovino, per tutte le posizioni, come è invece senz'altro possibile, soluzioni definitivamente riparatorie, che consentano a tutti gli interessati di ritenersi interamente risarciti dal punto di vista economico, escludendo così, per essi, la necessità di stare in giudizio e di attenderne l’esito nella sua naturale aleatorietà”.

La lettera non ha mai avuto alcun seguito. Ora però, benché il processo penale si sia concluso con una assoluzione di tutti i protagonisti, qualcuno è stato finalmente chiamato a pagare: la prima sezione civile della corte d’appello di Roma ha infatti condannato l’ex generale dell’esercito Bruno Stano, nel 2003 comandante della missione, a risarcire le vittime, perché avrebbe ignorato gli allarmi dei servizi e per aver "sottovalutato il pericolo di una base troppo esposta". Perché questo possa avvenire, ha spiegato Luca Comellini, il segretario del Partito dei Militari (PdM), sarà necessario “un altro procedimento giudiziario che stabilisca gli esatti importi economici a meno che il ministero della Difesa non si decida ad intervenire e risarcire direttamente i familiari che da 13 anni sono alle prese con questa odissea giudiziaria”. Nel 2010, il Pdm aveva preso le distanze dal contenuto delle missive, perché “stava cercando di barattare la richiesta di giustizia dei parenti e dei reduci con dei semplici risarcimenti”.

Alla luce dei nuovi fatti, “il contenuto di quella lettera – ha spiegato ancora Comellini – dovrebbe avere comunque un valore vincolante: spero dunque, anche se ne dubito, che l’attuale ministro della Difesa se ne faccia carico”. La lettera di La Russa, in buona sostanza, nonostante nella sentenza civile si dica che la responsabilità di Stano sia “manifesta” -  è rimasta sinora solo una lontana e inutile “lettera di intenti”, ha spiegato a tiscali.it, Dario Piccioni, l’avvocato che sta assistendo due reduci della strage. “Non è infatti seguito nessun atto concreto da parte del ministero della Difesa ma è e resta comunque un atto che l’attuale Ministra Pinotti non dovrebbe ignorare. Per questo, ha ancora spiegato il legale, “in pool con altri colleghi, la solleciteremo a tenere conto di quanto è previsto da una sentenza”.