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Napoli di nuovo nell’incubo rifiuti: torna l’emergenza, non è cambiato nulla

Mucchi di immondizia invadono da giorni le strade. Non solo le periferie ma anche il cosiddetto salotto buono della città

Antonio Mennadi Antonio Menna   
Napoli di nuovo nell’incubo rifiuti: torna l’emergenza, non è cambiato nulla

Ci risiamo, Napoli ripiomba nell’incubo spazzatura. Mucchi di immondizia invadono da giorni le strade. Non solo le periferie ma anche il cosiddetto salotto buono. Decine di metri di sacchetti maleodoranti che marciscono al sole, da Pianura a Scampia, da Ponticelli a Fuorigrotta, fino alle centralissime Via Tasso, Corso Umberto. I turisti, increduli, fotografano le montagne di rifiuti mentre i cittadini esasperati cominciano a protestare. Ieri sera, a Scampia, una vera e propria rivolta. Residenti arrabbiati che hanno rovesciato tutto sulla sede stradale, interrompendo il traffico e costringendo le autorità a intervenire. Il presidente della Municipalità ha parlato di “emergenza sanitaria”. Ma tra le istituzioni è cominciato il solito scaricabarile.

L’allarme caldo

Il Comune di Napoli ha messo al lavoro l’Asia, l’azienda municipalizzata addetta alla raccolta. Camion, bobcat, spazzini. Ma il problema non è raccogliere l’immondizia, elemento della filiera che non è mai andato in crisi. Il nodo è dove portarla. Gli Stir, impianti di tritovagliatura, sono al collasso. I viaggi con le navi verso località estere sono diminuiti per difficoltà nelle gare d’appalto. L’unico termovalorizzatore attivo, quello di Acerra, è in sofferenza. Basta un niente per rallentare il ciclo, tenere i camion pieni in coda in attesa di scaricare, e i rifiuti in strada in attesa di essere raccolti. Il tutto con un caldo che non consente attese e che trasforma, in poche ore, una difficoltà in emergenza sanitaria.

L’incubo che ritorna

Così, nel giro di pochi giorni, Napoli e parte della sua provincia ricadono nel passato. Tornano alla mente le scene del 2006, del 2008, quando l’emergenza esplose con una violenza mai vista prima e sempre per le stesse ragioni: all’epoca furono chiuse le discariche senza che fossero aperti gli impianti per il nuovo ciclo. L’inceneritore di Acerra fu bloccato dagli ambientalisti, gli impianti per trasformare rifiuti in combustibile furono fermati dai presidi territoriali; proteste e picchetti anche per la riapertura transitoria di alcune discariche, e si arrivò rapidamente al collasso. Ci vollero le maniere forti: commissariamenti, esercito, procedure straordinarie e scontri con la polizia. La situazione si sbloccò così ma fin da allora era chiaro che il problema veniva solo rinviato.

Niente soluzioni

In questi anni, soluzioni non ne sono state trovate. Sul tema si è fatta molta demagogia e molta propaganda. Una classe politica è stata messa alla gogna ma quella nuova non ha aperto gli impianti. I rifiuti sono stati trasferiti all’estero, con esborsi notevoli; si è usata una sola linea del tanto contestato inceneritore di Acerra, non sono partiti gli impianti per il riciclaggio e la stessa differenziata in molti comuni – tra cui Napoli – è rimasta a livelli bassi.

I nodi al pettine

Inevitabile che i nodi tornassero al pettine. Oggi, in piena estate, una nuova crisi. E ce ne saranno altre. Dal 17 settembre, per alcune settimane, l’inceneritore di Acerra chiuderà per una manutenzione programmata. Resteranno senza destinazione oltre 70 tonnellate di spazzatura. Dove andranno? Non si sa. I Comuni chiedono a Regione e Province di attrezzare soluzioni. La Regione, per bocca del suo assessore all’ambiente, dice: “Non possiamo fare tutto noi, non siamo la badante dei Comuni”. Dal presidente De Luca, l’appello dei primi cittadini a trovare per tempo siti di stoccaggio provvisorio sui loro territori, in modo da raccogliere la spazzatura e tenerle temporaneamente depositata in attesa che gli impianti esistenti – pochi – e i viaggi all’estero riprendano. Ma i sindaci fanno fatica.

La situazione di Benevento

Napoli ha un suo sito di stoccaggio tra Barra e San Giovanni. Ma potrebbe essere insufficiente. Altri si fa fatica a reperirli, anche perché dovrebbero essere tutti collocati in periferia, quartieri già in sofferenza. Problemi anche per molti dei 90 comuni della provincia di Napoli: territori sovraffollati, densi, con pochi spazi. Dove collocare un sito di stoccaggio? Clemente Mastella, sindaco di Benevento, intervento su Radio Crc, ha detto: “De Luca dice che noi sindaci dormiamo in piedi. Ci convochi, faccia una riunione con tutti, così si vede chi dorme e chi no. Non arriviamo all’emergenza per poi tirare fuori soluzioni tampone. Organizziamo insieme e per tempo le risposte”.

Il sindaco di Napoli in difficoltà

Il sindaco di Napoli, De Magistris, che sull’uscita dall’emergenza rifiuti ha costruito gran parte delle sue fortune politiche, oggi appare in difficoltà. Scarica tutto sulla Regione ma sa bene che le immagini di Napoli sommersa danneggiano comunque la città, la sua immagine e quella dell’amministrazione cittadina. Francesco Iacotucci, presidente di Asia, dice che l’azienda è pronta a fare la sua parte ma che reperire i siti per il deposito è compito di Provincia e Regione. Così si rimane fermi.

La maledizione

Dentro questa battaglia istituzionale restano stritolati i cittadini, che a oltre dieci anni di distanza, si ritrovano di nuovo sommersi di immondizia, spaventati dagli effetti che queste scene possono avere sull’immagine di Napoli nel mondo e su quel flusso turistico che, negli ultimi anni, sembrava essersi rimesso in moto regalando qualche opportunità economica. Impianti inesistenti, soluzioni inadeguate, classe politica che litiga, istituzioni che si scaricano la colpa e cittadini che ne pagano il prezzo. Tutto sembrava cambiato ma nulla è cambiato. Napoli e la Campania restano inchiodate alla loro maledizione.

 

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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