Strage Casteldaccia, tra il governatore siciliano e il premier scintille per il cerimoniale

Il presidente del Consiglio è stato in Sicilia per seguire da vicino la gestione dell'emergenza maltempo. Ma qualcosa è andato storto durante la visita ai familiari delle vittime, non c'era Nello Musumeci. Pare per un problema di "protocollo". Chiesto l'allontanamento del prefetto

Conte Conte
Il premier Conte e il governatore della Sicilia Nello Conte
di PSO

Al governatore Nello Musumeci è impedito ("dal protocollo", secondo quanto aveva riferito il prefetto di Palermo Antonella De Miro) di unirsi a Conte per far visita ai parenti delle vittime nell'obitorio del Policlinico. Successivamente il presidente della Regione - dopo aver sentito Conte che nega di aver dato quelle disposizioni - chiede l'allontanamento della rappresentante del governo.

Errore burocratico

Sembra dunque che ancora una volta protocolli e burocrazia siano, anche di fronte di fronte al dramma, ineluttabili.  "Ho appreso dal prefetto di Palermo e dalla Digos che il cerimoniale del presidente Conte non mi avrebbe consentito di accedere al Policlinico, dove avrei voluto accogliere il premier e, assieme a lui, rendere l'omaggio alle vittime di questa notte e portare ai familiari il cordoglio della comunità siciliana. Il profondo rispetto per i morti di questa sciagura mi ha indotto ad assumere una condotta improntata al senso di responsabilità: ho preferito, senza plateali polemiche, fare rientro alla Presidenza della Regione per presiedere la seduta dalla giunta e decidere quali ulteriori misure debbano essere adottate a partire da domani, dopo quelle deliberate e realizzate nei giorni scorsi", aveva detto il presidente Musumeci. "Questa inaudita vicenda, che non ha precedenti nella storia della Regione, allarma e suscita indignazione. Non cerco il rispetto per la mia persona, ma lo pretendo per l'istituzione che rappresento e per il popolo siciliano. Questo vale per tutte le istituzioni, anche per il presidente del Consiglio".

La telefonata di Conte a Musumeci 

In effetti c’è stato un qui pro quo. Per mettere fine al malinteso, il presidente del Consiglio ha telefonato al governatore Musumeci non appena ha saputo del disguido, che è occorso anche perché ha deciso di venire in Sicilia all'improvviso, non appena è stato informato della tragedia e senza neppure dare ai suoi uffici il tempo di preavvertire il Governatore e le altre Autorità locali. Conte ha prospettato al Governatore Musumeci che potevano incontrarsi in Prefettura, mentre non era opportuno farlo al Policlinico anche al fine di rispettare le richieste di riserbo dei familiari delle vittime.

L'ha invitato comunque a Palazzo Chigi: il presidente del Consiglio è sempre disponibile a incontrare i Rappresentanti delle Istituzioni. E' quanto si apprende da Palazzo Chigi. "Se il premier Conte dice di non avere dato disposizione in questo senso come mi ha detto al telefono, se il capo del cerimoniale dice alla mia struttura di non averne dato disposizione, allora la condotta del capo della Prefettura mi sembra inadeguata al ruolo. Sono portato a pensare che il capo del governo non stia mentendo, quindi o mente il capo del cerimoniale o il Prefetto di Palermo, e allora se così è spero che il prefetto venga allontanato", ha replicato il presidente della Regione siciliana.

Musumeci ha parlato con i cronisti a margine della riunione della giunta regionale, riferendosi all'episodio avvenuto nel Policlinico dove gli è stato impedito di entrare nella stanza in cui Conte stava incontrando i parenti delle nove vittime di Casteldaccia (Pa). Per Musumeci l'episodio "costituisce un grave precedente nel momento in cui si tende col neo centralismo romano di condizionare e ridimensionare il ruolo e i poteri e le prerogative della Regione siciliana".

L'elenco delle vittime

Certo, una polemica che suona perlomeno sterile, se lo si paragona con il dramma della Sicilia. Dove tutti, ancora una volta (non è la prima volta che in Italia succedono queste cose) stanno facendo i conti con la furia dell'acqua che ha trascinato via le vite di Antonio Giordano, 65 anni; della moglie Matilde Comito, 57 anni, e dei figli Marco, 32 anni, e Monia, 40 anni, sposata con Luca Rughoo, due figli: Francesco, 3 anni, morto, e Manuela, 13 anni, sopravvissuta perché insieme al padre e alla cugina Asia era andata a comprare dei dolci poco prima che nella villetta di Casteldaccia l'acqua arrivasse fino al soffitto.

E ancora: Nunzia Flamia, 65 anni, madre di Luca, che qualche ora prima della tragedia aveva postato sul suo profilo facebook le foto dei regali per i bimbi che poco dopo avrebbero perso la vita. Cioccolato e leccornie, com'è tradizione in Sicilia per la festività dei morti, erano ammucchiati su un tavolo insieme ai melograni. E' morta Stefania Catanzaro, 32 anni, moglie di Giuseppe Giordano (figlio di Antonio e Matilde), salvatosi perché la furia dell'acqua l'ha scaraventato su un albero. Oggi, nell'obitorio del Policlinico, il sopravvissuto piangeva anche la scomparsa dei figli Rachele, di un anno, e Federico di 15.

La coppia morta a Cammarata era in Sicilia da un paio di giorni. Aveva noleggiato una macchina, investita da una frana che l'ha spinta in un burrone di trenta metri. Cosimo Fustaino, 54 anni, originario di Valledolmo (Caltanissetta), e la moglie tedesca, di 47 anni, non faranno più ritorno in Germania: lui è stato trovato a 100 metri dall'auto, lei a mezzo chilometro. Alessandro Scavone, 44 anni, morto a Vicari, era consigliere comunale a Salemi, nel Trapanese, dove il sindaco Domenico Venuti ha proclamato il lutto cittadino per il giorno del funerale. Con un amico, per ore disperso e poi ritrovato, era andato a soccorrere un benzinaio rimasto intrappolato per la pioggia nella stazione di servizio. Altro che burocrazia.