"La nostra guerra agli assassini fanatici è la pace": l'abbraccio di musulmani e cattolici in chiesa

Quindicimila credenti dell'Islam hanno accettato l'invito a pregare con i cristiani cattolici. Il reportage dagli incontri di Roma

'La nostra guerra agli assassini fanatici è la pace': l'abbraccio di musulmani e cattolici in chiesa

Il dialogo tra musulmani e cristiani in Italia non nasce oggi, sotto la spinta dell’omicidio odioso di Rouen, segnale esplicito di escalation di violenza contro le Chiese. La cooperazione è in corso da tempo, specialmente a livelli di istituzioni o di elite religiose, ma oggi il progetto di crescere nella fraternità reciproca come argine alla violenza e al terrore è giunto alla base, al popolo fedele che ha potuto viverlo e sperimentare in concreto.

Il reportage in diretta

Tiscali.it ha seguito in diretta l’iniziativa  dell’incontro straordinario in una importante parrocchia di Roma, Santa Croce in Gerusalemme, a un tiro di schioppo dalla cattedrale san Giovanni, luogo dove si conservano le memorie della Croce di Gesù fin dal tempo dell’imperatore Costantino. Anche un’altra parrocchia a Roma Santa Maria in Trastevere, affidata alla comunità di sant’Egidio, ha ospitato alcuni imam per la messa domenicale, come è successo in altre quindici città italiane scelte di proposito. Nessun segno esteriore particolare a Santa Croce, anche perché il parroco è stato informato solo da due giorni della preghiera di solidarietà con una delegazione musulmana. Ma i fedeli, in numero ridotto come accade in tutte le parrocchie romane nelle domeniche di fine luglio e agosto, già alle 9 del mattino hanno trovato un via vai insolito sul sagrato presidiato da un folto gruppo di giornalisti e fotografi sotto l’occhio vigile di una pantera di Polizia

Fare muro contro la violenza fanatica

Il capo della delegazione musulmana  Yahya Sergio Yahe Pallavicini, imam vicepresidente del Coreis (comunità religiosa islamica italiana) giunto con largo anticipo sull’ora della messa è stato accolto dal parroco don Gino Amicarelli e dal vescovo ausiliare di zona Gianrico Ruzza. Imam, vescovo e parroco si sono concessi a lungo a foto, riprese e interviste spiegando a modo loro, ma in maniera sostanzialmente convergente i motivi di quell’evento straordinario e del bene che ci si ripromette possa nascere. Avanti nella spinta per costruire una fraternità solida tra cristiani e musulmani in Italia, muro deciso, senza se e senza ma, alla violenza che non deve e non può cercare giustificazione nella religione perché né il cristianesimo, né l’islam compresi e vissuti onestamente possono mai giustificarla. Sono entrambe religioni di amore e fratellanza e più vengono usate bombe e kalashnicov più deve levarsi alta la condanna contro il terrorismo e la violenza.

Rspettare la diversità

Il parroco, anche nell’omelia ha parlato di “giorno bello e importante per costruire non solo un mattone ma una campata intera del ponte che deve collegare stabilmente e pacificamente cristiani e musulmani”. Ha rivelato che nella sua parrocchia già da due anni nell’oratorio estivo vengono accolti tranquillamente anche bambini musulmani senza discriminazione alcuna. E ha ricordato che l’iniziativa odierna, sponsorizzata dalla Cei e dal Coreis mette in pratica la spinta di papa Francesco per un dialogo ravvicinato e fraterno sempre più intenso e visibile. Del resto la Caritas sostiene già parecchi fratelli musulmani che vivono in povertà. “L’estremismo non ha nulla a che fare con la stragrande maggioranza dei musulmani moderati che vivono fedelmente la loro religione”. Simpatico il siparietto all’ingresso in chiesa quando l’imam Pallavicini ha donato al vescovo Ruzza un suo volumetto dal titolo “Misericordia”. E’ una lettura dell’islam – ha spiegato – che viene bene nell’anno giubilare della Misericordia indetto da Francesco e che mostra le consonanze tra musulmani e cristiani. “Dobbiamo dar vita a energie forti – ha rilevato monsignor Ruzza – nel rispetto della diversità per creare un tessuto sociale vivibile e fraterno”.

Reagire all'orrore

Pallavicini ha ricordato con piacere gli anni giovanili passati alla scuola cattolica  degli Scolopi fondati da san Giuseppe Calasanzio. E per lui non à la prima volta la presenza a una messa cattolica, ma certamente la prima volta in una celebrazione di base e per una circostanza drammatica come portare la solidarietà per il barbaro assassinio di un prete in preghiera. Nel breve saluto rivolto ai fedeli dall’ambone, all’inizio della messa ha sottolineato il dovere fraterno di trasmettere ai cattolici di Francia e Italia la vicinanza delle comunità musulmane italiane e ha definito barbara l’esecuzione dell’anziano prete di Rouen. Ha rilevato che la presenza dei musulmani nella messa va inteso come reazione all’orrore suscitato da una violenza inaudita che l’estremismo giustifica abusando della religione. Cristiani e musulmani devono invocare insieme la grazia della vera pace, un valore ben documentato dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme che conserva forte memoria di Gesù e della città della pace, entrambi presenti nel Corano. “Cristiani a musulmani siamo impegnati in Italia nella legittima differenza a vivere il comune impegno a pregare l’unico Dio che non legittima in modo alcuno la violenza. Speriamo che da questa santa domenica di luglio nasca un percorso di fraternità e di solidarietà anche civica nel nostro Paese”. E già prima della celebrazione aveva ripetuto la sua proposta di una piattaforma religiosa e culturale unica e riconosciuta dei musulmani in Italia capace di arginare la violenza. Don Gino ha concluso la sua omelia domenicale rilevando il senso alto per la sua parrocchia che ricevendo la delegazione musulmana per pregare insieme sperimenta che “si sta meglio e si può costruire qualcosa di grande”. Come noto, delegati della Coreis hanno portato il loro saluto in chiesa al vescovo e al parroco nelle città di Roma, Milano, Novara, Genova, Verona, Sondrio, Ventimiglia, Brescia, Vicenza, Fermo, Siena, Piacenza, Brindisi, Palermo e Agrigento.