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Tutti i movimenti in vista dei terzi poli: dal No Vax, al grande centro e a quelli di sinistra, che litigano fra loro

Tutto dipenderà dalla legge elettorale, ma certo, se dovesse esserci il proporzionale dobbiamo abituarci a dimenticare il vecchio schema bipolare, peraltro smontato dal trionfo pentastellato nel 2018

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Stefano Puzzer (Ansa)
Stefano Puzzer (Ansa)

Tutto dipenderà dalla legge elettorale, ma certo, soprattutto se dovesse esserci il proporzionale – eventualità tutt’altro che peregrina – dobbiamo abituarci a dimenticare il vecchio schema bipolare centrodestra-centrosinistra, peraltro smontato dal trionfo pentastellato nel 2018.

Altre ere storiche e oggi i pensieri terzopolisti abbondano ovunque.

A partire, ovviamente, dal centro possibile di Matteo Renzi, Giovanni Toti, con il sogno di Mario Draghi (che pure esclude categoricamente un suo impegno in politica, sull’esempio di due suoi predecessori a Palazzo Chigi come Lamberto Dini e Mario Monti, che crearono poi i loro omonimi partiti) e la fascinazione di avere in squadra anche Luigi Di Maio, che è il più bravo e il più democristiano di quelli a disposizione.

Ma sul centro torneremo con calma, oggi è il giorno degli “altri” terzi poli.

Di destra, di sinistra e di vari colori.

Lo spazio solitamente occupato a destra da Casa Pound e Forza Nuova, oltre che ad altre sigle della galassia di destra-destra, questa volta potrebbero lasciare la posizione, da un lato, all’allargamento a destra di Fratelli d’Italia, che con il ruolo di opposizione pura e dura pare aver rinunciato al sogno moderato e centrista per puntare più sulla forza antisistema e sovranista.

Ma, soprattutto, a un universo noVax, no Pass, no Mask, negazionista nella prima fase della pandemia, che vive di moltissime sigle, spesso litigiose fra loro, ma che più di tutti può contare su gruppi di ex pentastellati, a partire da Sara Cunial, che dei noVax è la sacra sacerdotessa, da Italexit per l’Italia – Partito valore umano del senatore Gianluigi Paragone e dei suoi due uomini a Palazzo Madama Carlo Martelli e Mario Michele Giarrusso, dagli altri ex grillini di Alternativa (ex L’Alternativa c’è) a partire da Mattia Crucioli e Bianca Laura Granato al Senato e Francesco Forciniti e Pino Cabras a Montecitorio, o anche di battitori liberi ex del MoVimento che sono nel Misto come Massimo Enrico Baroni, che era in Alternativa e se ne è andato.

I possibili leader

E poi i leader sognati dai promotori di questo nuovo partito, anzi Polo, potrebbero essere Enrico Montesano (e, dopo il post su Bergamo anche suo figlio Tommaso), il portuale triestino Stefano Puzzer, Massimo Cacciari, Ermanno Bencivenga e Giorgio Agamben a portare la carica filosofica, traduzione colta delle  istanze dei camalli triestini, Diego Fusaro alla toponomastica delle nuove parole da coniare, l’ex direttore di Raidue Carlo Freccero, il giurista Ugo Mattei e l’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena che quelli di Alternativa hanno candidato anche a presidente della Repubblica.

I gilet arancioni

E, ancora, i gilet arancioni del generale Pappalardo e altri gruppi minori di questa galassia che si può riassumere con i partecipanti alle varie manifestazioni del sabato pomeriggio in giro per l’Italia.

Oltre a ex leghisti come l’eurodeputata Francesca Donato e a tuttora leghisti come Claudio Borghi, Alberto Bagnai e Armando Siri e ai loro uomini che hanno idee comunque affini a questo mondo, anche se non hanno mai espresso la volontà di lasciare il Carroccio. E lo faranno probabilmente solo se il partito di Giorgetti e dei governatori del Nord dovesse imporsi sul partito di Salvini.

Insomma, tutto questo accade a destra, anche se sarebbe riduttivo assimilare tutto il movimento NoVax e NoPass alla destra, perché anzi ha cementato anche una parte dei centri sociali con questi universi.

Le sigle a sinistra

Ma, a proposito, di centri sociali e dintorni, comunque di “sinistra-sinistra”, c’è una serie di sigle che sta gemmando in Parlamento, a sinistra delle varie formazioni che costituiscono “Liberi e Uguali” alla Camera e “Liberi e Uguali – Ecosolidali” al Senato.

Sigle che potrebbero poi avere sbocchi elettorali unitari, anche se in quest’area spesso poi vince il frazionismo, come ha dimostrato l’esito elettorale dalla Sinistra arcobaleno in poi, sempre inferiore alle somme delle singole forze aderenti ai vari cartelli.

Sinistra Italiana conta oggi su tre parlamentari di opposizione (il deputato Nicola Fratoianni e le due senatrici ex pentastellate Paola Nugnes ed Elena Fattori) e una di maggioranza, la presidente dei senatori del Gruppo Misto di Palazzo Madama Loredana De Petris.

E poi, sempre nel Misto del Senato, un ex pentastellato, Emanuele Dessì, ha fatto gemmare il Partito comunista di Marco Rizzo, mentre un altro ex grillino, Matteo Mantero, ha portato il simbolo di Potere al Popolo sugli atti ufficiali del Senato della Repubblica.

Ex pentastellate

E ora quattro ex pentastellate, tutte donne, hanno portato Potere al Popolo (e anche Rifondazione comunista) pure alla Camera dei deputati), evento annunciato l’altro giorno dal vicepresidente azzurro di Montecitorio Andrea Mandelli, sotto il titolino dei resocontisti: “Annunzio della formazione di una componente politica nell'ambito del gruppo parlamentare Misto”. Ha scandito Mandelli, quasi una nemesi per lui moderatissimo e ultrà berlusconiano, annunciare lo sbarco dei komunisti! alla Camera: “Comunico che, a seguito della richiesta pervenuta in data 28 gennaio 2022, è stata autorizzata in data odierna, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata “Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea” nell'ambito del gruppo parlamentare Misto, cui aderiscono le deputate: Doriana Sarli, Simona Suriano, Yana Chiara Ehm e Silvia Benedetti”.

Insomma, ci sarebbero tutte le condizioni per un terzo polo, tutto di sinistra-sinistra.

E, sempre con lo stesso titolino, è toccato all’altro vicepresidente di turno, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, annunciare nell’ultima seduta della settimana, quella del venerdì: “Comunico che, a seguito della richiesta pervenuta in data 9 febbraio 2022, è stata autorizzata in data 10 febbraio 2022, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata "Europa Verde - Verdi Europei" nell'ambito del gruppo parlamentare Misto, cui aderiscono i deputati: Cristian Romaniello, Elisa Siragusa, Paolo Nicolò Romano, già iscritto alla componente "Alternativa" del medesimo gruppo Misto, e Devis Dori, già iscritto al gruppo Liberi e Uguali. Il deputato Cristian Romaniello ne è stato designato rappresentante”.

E anche qui, questo ritorno ufficiale dei Verdi del Sole che ride in Parlamento, quelli doc che fanno capo ai due portavoce nazionali Angelo Bonelli e l’eurodeputata ex pentastellata Eleonora Evi, si scontra con altri “verdi” senza la maiuscola e senza lo storico simbolo ambientalista della Federazione dei Verdi (cioè l’hanno avuto per qualche settimana, ma poi è stato loro revocato) raggruppati attorno all’ex ministro pentastellato dell’Università nel secondo governo di Giuseppe Conte, Lorenzo Fioramonti, che sono in otto grazie all’alleanza con gli italiani all’estero del MAIE e con il PSI.

Insomma, a sinistra ci sarebbero tutte le condizioni per un terzo polo. Ma la litigiosità è davvero notevole, come sempre. Più anarchici, che comunisti. Più liberi, che uguali.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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