[L'analisi] Mosé apriva le acque, il Mose ci annega dentro fra gli sprechi e il mare che si mangia Venezia

Quindici anni di lavori, miliardi pubblici spesi, decine di arresti e indagati, corruzione e tangenti. E la barriera che dovrebbe difendere la città non serve ancora a nulla

A sinistra, le dighe del Mose ferme. A destra: la Basilica di San Marco allagata
A sinistra, le dighe del Mose ferme. A destra: la Basilica di San Marco allagata
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Le paratoie sono ferme lì, a seconda della marea spuntano già corrose dall'acqua. Immobili, mentre la corrente va e viene, scende e sale a rimangiarsi Venezia ogni volta con bocconi più famelici. Del Mose si cominciò a parlare nel 1966, dopo la grande alluvione che annegò la città gioiello. Ma la costruzione del Modulo sperimentale elettromeccanico (Mose) partì soltanto con il secondo governo Berlusconi, nel 2003. Le ultimissime lo danno per ultimato e forse finalmente in funzione nel 2021. Forse. All'epoca molti, giocando con accenti più o meno biblici, ironizzarono non poco rievocando la figura di Mosé che aprì le acque solo stendendo il suo bastone verso il Mar Rosso. Tolto l'accento, restano le acque alte sopra il Mose. Stavolta salite a 156 centimetri, di cui 70 centimetri hanno allagato pavimenti e mosaici della Basilica di San Marco, con il sale a rosicchiare marmi e stucchi. E una nuova marea con acqua a 105 centimetri è attesa nelle prossime ore. Nel mentre, il conto della realizzazione del Mose è arrivato alla cifra di 6 miliardi di euro, 100 milioni se ne vanno ogni anno solo per la manutenzione dell'incompiuta.

Storia di un prodigio monco

Riepiloghiamo brevemente cos'è il Mose e perché ad ogni marea, ad ogni allagamento della città che il mondo ci invidia, si torna a parlare di questo gigante prodigioso e monco. Perché le paratoie che dovrebbero sorgere dall'acqua, le dighe mobili elettromeccaniche, dovrebbero alzarsi a "parare" l'invasione della marea che anno dopo anno rende Venezia sempre più fragile. Anche stavolta, fra i dodici morti travolti da vento, alberi e crolli di tetti, il 75% della città è finito sott'acqua. Ferme le 78 dighe poste all'imbocco di Lido, Malmocco e Chioggia, i tre accessi alla Laguna. Costi lievitati, in tipico stile italiano, dagli 1,6 miliardi previsti da Berlusconi e dal ministro Lunardi, agli attuali 6. Opera affidata senza gara pubblica direttamente al concessionario privato, il Consorzio Venezia Nuova. Con soldi a pioggia per tutti (316 solo i collaudatori). Poi eccole, altro classico italiano: le tangenti.

Indagini e arresti

Tanti soldi in giro per tante mani attirarono l'attenzione della magistratura. Una verifica fiscale effettuata nei confronti di una delle aziende impegnate nella costruzione delle paratoie e sospettata di aver emesso fatture gonfiate, fece partire nel 2009 l'inchiesta che portò ai primi arresti già nel 2013. Le accuse più frequenti: corruzione, frode fiscale e finanziamento illecito dei partiti. Secondo i pm, attorno al Mose annunciato in funzione entro il 2011 e tuttora immobile, si era creato un ampio e diffuso sistema capace di "integrare in un’unica società corrotti e corruttori". Trentacinque i primi arrestati, altri 100 gli indagati. Fra le persone in custodia cautelare, l'allora sindaco Giorgio Orsoni, ai domiciliari, con le indagini a includere l'ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, un ex generale della Guardia di Finanza, e ancora assessori, eurodeputati, imprenditori. Com'è finita? In modo molto italiano: chiusa l'indagine per corruzione, è arrivata a metà settembre scorso la sentenza di primo grado. Condannato a 4 anni l'ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e confisca di 19.150.000 euro, la sua quota di danni contro lo Stato. Prescritto e assolto l'ex sindaco Orsoni, assolta l'ex presidente del Magistrato delle acque, Maria Giovanna Piva, assolto pure l'architetto Daniele Turcato. Assoluzione per l'europarlamentare Amalia Sartori. Condannati gli imprenditori Corrado Falconi (2 anni e 2 mesi) e Corrado Crialese (1 anno e 10 mesi). Questi erano coloro che avevano rifiutato il patteggiamento. Gli altri: pur affetto da demenza e ritiratosi a vita privata negli Usa, Mazzacurati ha chiesto al Consorzio Venezia Nuova (Cvn) i compensi mancanti, Baita (ex ad Cvn) scrive e presenta i suoi libri, la Minutillo (era segretaria di Galan) vive e viaggia tra Veneto e Toscana, lo stesso Galan si occupa dei familiari e Teresa Brotto, ex vicedirettore Cvn, ha avuto la sentenza che dichiara illegittimo il suo licenziamento. I primi 35 arrestati sono tutti tornati liberi. Il Mose è lì, l'acqua lo sommerge ad ogni salir di marea.