"La picchiavano in sei, tutte identificate". Mariam e una morte che ha il sapore della beffa

La polizia inglese finalmente fa qualche progresso sul caso dell'omicidio della diciottenne studentessa italiana. La sorella: "Uccisa per errore"

Mariam Moustafa
Mariam Moustafa
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Aveva paura. Di tutto. Della sanità inglese, a cui aveva chiesto assistenza (affidando la sua angoscia a un video diventato virale in Rete in poco tempo). Di Londra, dove la sua famiglia si era trasferita dall'Italia in cerca di migliori opportunità, soprattutto per le due figlie e il loro percorso di studi. Poi l'inseguimento, la fuga disperata su un bus inglese, l'arrivo del branco di bulle e il pestaggio a morte, di fronte ai passeggeri, fino al tardivo intervento dell'autista. E' uno scenario selvaggio e cupo quello che va a delinearsi attorno alla morte di Mariam Moustafa, diciottenne italiana di origine egiziana che studiava ingegneria nella capitale inglese. Uno scenario che sa di beffa atroce. Perché Mariam potrebbe essere stata picchiata fino alla morte per errore. Per uno scambio di persona.

"Black Rose"

E' stata la sorella di Mariam, Malak, a raccontare che l'inseguimento e il pestaggio brutale da parte del gruppo di bulle sarebbe nato dalla vendetta per una serie di offese social contro la banda di ragazzine che poi si è scagliata sul bus contro la diciottenne italiana. Al britannico The Sun, Malak, 16 anni, ha raccontato che una certa black rose pubblicava sui social frasi pesanti all'indirizzo delle giovani che si sono scatenate contro Mariam. Avrebbero capito per sbaglio che "la rosa nera" fosse proprio la italo-egiziana. Da lì l'agguato mortale, durante il quale la chiamavano proprio "black rose", come confermato da alcuni presenti. Solo un errore, dunque? Nello scenario delle indagini a cui finalmente la polizia londinese si è decisa, dopo lunghezze e superficialità, va messa una precedente aggressione subita dalle ragazze. E quella volta andò peggio a Malak, uscita con una gamba fratturata. Era lo scorso agosto.

"Mia figlia era un angelo"

Nel mentre la polizia inglese dice di aver identificato sei delle ragazze (inizialmente si era parlato di un gruppo di dieci) che lo scorso 20 febbraio hanno inseguito e malmenato Mariam Moustafa nella zona di Victoria Centre. Morta di emorragia cerebrale dopo essere stata frettolosamente dimessa da un primo ricovero, finendo poi in coma per dodici giorni. Aveva paura, Mariam. Di morire per l'assenza di cure adeguate all'infezione toracica che le era stata diagnosticata e che la affaticava, impedendole di respirare in modo regolare. Aveva bisogno del Lasix, il farmaco per la trattazione di edemi e scompensi cardiaci, ma si lamentava di non trovare medici che la visitassero in modo approfondito e la aiutassero ad avere quella medicina. Intervistato dai media britannici, Mohamed Moustafa, padre di Mariam e Malak, si è detto "sconvolto" da quanto accaduto e ha ribadito: "Mia figlia era un angelo, gentile con tutti. Non aveva nemici". Ma lo zio Amir parla di un clima di violenza a sfondo razziale che incombeva sulle ragazze. Fino allo scambio di identità per cui sarebbe stata uccisa Mariam. Il che porta al quesito fondamentale di questa storia su cui indagano la procura di Roma, quella egiziana e la polizia inglese: chi è la black rose?