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L’omicidio di Enrico Mattei: l’ipotesi seppellita negli archivi dell’Ufficio Affari Riservati

Un libro di Pacini sulla figura di Federico Umberto D’Amato riporta a galla la pista dell'omicidio voluto dell'OAS, l'organizzazione terroristica di francesi algerini

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
(Ansa)
(Ansa)

27 ottobre 1962. Sono passati sessant’anni dalla morte di Enrico Mattei, il fondatore dell’ENI deceduto insieme al suo pilota di fiducia Irnerio Bertuzzi nell’aereo precipitato nei pressi di Bascapè in provincia di Pavia. Sessant’anni in cui, come per tanti omicidi, stragi, e misteri d’Italia l’unica cosa verosimilmente acclarata è che non si sia trattato di un incidente. E come per tanti omicidi, stragi, e misteri d’Italia, nel corso dei decenni anche le inchieste giudiziarie sul “Caso Mattei” hanno avuto prima un esito, poi un altro e poi un altro ancora, e si sono intrecciate ad altre vicende e ad altre inchieste, nel caso specifico quella sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Le "sette sorelle"

Le indagini, le inchieste giornalistiche, il film di Francesco Rosi, hanno puntato il dito contro le “sette sorelle”, le multinazionali petrolifere inglesi e americane, i cui interessi sarebbero stati minacciati dall’ENI di Mattei. Quest’ultimo sarebbe stato ucciso dalla mafia proprio per fare un favore ai petrolieri anglosassoni.

Una pista diversa

Un recente libro di Giacomo Pacini che indaga sulla figura di Federico Umberto D’Amato e sull’Ufficio Affari Riservati riporta però a galla un’altra pista (“La spia intoccabile”, Einaudi 2021). Il volume, frutto di estese ricerche d’archivio e documentali, è dedicato alla vita e al ruolo giocato dal prefetto D’Amato nella storia del nostro paese e in particolare in quella dei depistaggi, dei servizi deviati, delle stragi, del terrorismo. Anima nera della repubblica per alcuni e spia geniale per altri, D’Amato fu per circa due decenni la figura centrale dell’Ufficio Affari Riservati (UAR), il tentacolare servizio di sicurezza e spionaggio interno coinvolto in molte delle vicende più oscure di quegli anni. Di lui si diceva che «sapeva quasi tutto di tutti e quello che non sapeva, tutti pensavano che lo sapesse».

Algeria terra di gas e petrolio

Sul caso Mattei Pacini ricorda come secondo informazioni in possesso dell’UAR, a progettare un attentato contro il presidente dell’ENI fossero i componenti di un’organizzazione paramilitare e terroristica di francesi algerini, l’'Organisation de l'Armée Secrète (OAS), che si opponevano con attentati e uccisioni al progetto di concedere all’Algeria l’indipendenza dalla Francia. Il progetto sarebbe stato dettato dall’appoggio che l’ENI forniva agli indipendentisti algerini.

Una bomba ad orologeria sull’aereo

Una nota dello Ufficio Affari Riservati del 3 aprile 1962 segnalava l’arrivo a Roma di Bernard de La Rose, noto per la sua attività di attentatore dell’OAS, «col preciso incarico di predisporre un attentato contro il presidente Enrico Mattei». Ragione per la quale veniva raccomandato «un più attento servizio di vigilanza intorno alla persona del Presidente Mattei». Un documento successivo fa esplicito riferimento a un possibile attentato contro l’aereo di Mattei da parte degli uomini dell’OAS. «L’aereo - si legge nel documento riportato da Pacini – avrebbe dovuto essere sabotato con una bomba ad orologeria, piazzata a Milano, che avrebbe dovuto scoppiare dopo la partenza da Roma, al di sopra del Mediterraneo, per impedire ogni inchiesta sulla caduta dell’apparecchio».

Fare la pelle ad Enrico Mattei

Una successiva informativa del 23 marzo 1962 ribadiva che «l’OAS non ha rinunciato al proposito di far la pelle ad Enrico Mattei» e ha «addirittura esaminato la possibilità di abbatterne l’apparecchio nel caso questi si recasse in Algeria».

I veri nemici

Come ricorda Pacini, lo stesso fondatore dell’OAS, Jean Susini, ha sostenuto in un’intervista al Corriere della Sera del 1997 di non poter escludere che l’attentato a Mattei fosse stato organizzato dalla rete italiana dell’OAS, visto che egli «forniva armi ai ribelli algerini attraverso la Tunisia, era un gioco che rientrava negli interessi petroliferi dell’Italia […], I veri nemici di Enrico Matti erano i francesi d’Algeria». C’è il dubbio che siano stati nemici mortali.

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   

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