Il generale Mori parla di legalità in una scuola poi dice: “Spero di veder morire qualcheduno dei miei nemici”. E’ polemica

L'ex capo del Ros e poi capo del Sisde, “condannato a 12 anni in primo grado per la trattativa Stato-mafia", attacca i magistrati che dopo il giudizio continuano a parlare di questo argomento. Nomi non ne fa, ma – nota il Fatto Quotidiano – “il pensiero non può che correre al pm Nino Di Matteo, che subito dopo il verdetto di Palermo ha concesso alcune interviste televisive e scritto un libro”

Il generale Mario Mori (Ansa)
Il generale Mario Mori (Ansa)
TiscaliNews

Fa discutere l’iniziativa di chiamare il generale Mario Mori a parlare di legalità agli studenti della terza media di Serino, piccolo centro in provincia di Avellino. Ne discute oggi il Fatto Quotidiano con un servizio di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. Tra l’altro ha destato polemiche quanto l’ex vice capo del Ros dei carabinieri negli anni 90 e poi capo del Sisde, “condannato a 12 anni in primo grado per la trattativa Stato-mafia”,  avrebbe detto a margine ai giornalisti: “Io mi curo per vivere a lungo, perché devo veder morire qualcheduno dei miei nemici”.

Il giornale ricorda che già a Roma, durante la presentazione di un docufilm sulla sua vicenda giudiziaria, Mori aveva detto qualcosa di simile. “Con una sola precisazione a far la differenza: ‘Non fanno paura i nemici intelligenti, quanto i nemici cretini'”. Ma a chi si riferiva il generale che “non ha pronunciato nessun nome?”. Si può solo immaginare.

La critica

Tuttavia non sarebbe riuscito a “trattenersi dall’esprimere i propri sentimenti sui giudici e i pm che hanno chiesto e ottenuto la sua condanna per il reato di minaccia a corpo politico dello Stato”.

“Io accetto il giudizio di una Corte e accetto anche che un pubblico ministero svolga pienamente il suo lavoro, anche se è contro di me. Quello che non accetto da un Pm è che dopo il giudizio continui a parlare di questo argomento, perché allora il Pm non è qualcosa di impersonale, ma diventa qualche cosa di personale e questo a me non mi sta bene”.

Nomi non ce ne sono, ma – nota il quotidiano – tuttavia “il pensiero non può che correre al pm Nino Di Matteo, che subito dopo il verdetto di Palermo ha concesso alcune interviste televisive …e scritto un libro (Il patto sporco, Chiarelettere) col giornalista Saverio Lodato”.

Nino Di Matteo

L'iniziativa

Per l’iniziativa con le scuole campane, per aver “invitato a parlare di legalità agli studenti un ospite sicuramente competente ma condannato per aver dialogato sottotraccia con il boss Vito Ciancimino”,  non ci sarebbe stato “alcun imbarazzo da parte del sindaco di Serino”, e nemmeno “da parte della dirigente dell’Istituto comprensivo che ha voluto l’incontro, la professoressa Antonella De Donno, che è la sorella dell’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, condannato anche lui per la trattativa a 8 anni e presente a Serino”. Chiaro il punto di vista della dirigente. “Penso che nessuno possa essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva”, avrebbe detto la professoressa.

Nel corso del progetto, Mori avrebbe spiegato che “legalità è anche far fronte a soluzioni difficili rispettando le leggi e battendosi con esse per ottenere giustizia” e ancora “è difficile insegnare la legalità, ma dobbiamo arrenderci se non iniziamo dai ragazzi”. Ma “nella sentenza sulla trattativa – si legge sul Fatto – i giudici descrivono Mori come ‘insofferente alle regole’”. Una “insofferenza – si leggerebbe ancora nella sentenza stando al quotidiano – che ha ‘portato il generale a trattare con i mafiosi nello stesso interesse superiore dello Stato… ‘ senza valutare le conseguenze che infatti si sono rivelate devastanti, allorché i mafiosi, percependo il segnale di cedimento dello Stato, hanno  incrementato il programma stragista’”.