La montagna del Rigopiano era già franata. Nel catasto storico delle valanghe, la rivelazione. Nuovo capitolo per la tragedia dell'albergo

Un vero e proprio database che mette in rete fonti di archivio, dati ufficiali e testimonianze dirette per avere una mappatura specifica di questi fenomeni sul territorio

Una mappa geomorfologica del territorio su cui sorge il resort in rovina (Ansa)
Una mappa geomorfologica del territorio su cui sorge il resort in rovina (Ansa)

C'era già stata una slavina lungo la montagna dell'hotel Rigopiano, triste protagonista in questi giorni della sua drammatica sepoltura sotto una coltre di neve e detriti, costata la vita a sette persone mentre di altre ventidue non si ha ancora traccia. C'era stata una valanga su un versante attiguo, lungo quella stessa valle, a poca distanza, dentro lo stesso quadro morfologico. Lo rivela il Catasto delle valanghe dell'Abruzzo, un vero e proprio database che mette in rete fonti di archivio, dati ufficiali e testimonianze dirette per avere una mappatura specifica di questi fenomeni sul territorio.

La carta parziale

Il catasto delle valanghe è uno stumento attendibile e molto utilizzato; viene usato anche dalla Carta di localizzazione del pericolo valanghe, atto ufficiale della Regione, necessario in occasione del rilascio di autorizzazioni, di approvazione di piani edilizi e di interventi da parte degli enti locali. Quest'ultimo strumento, però, è meno preciso: riguarda solo una porzione di territorio e non la zona dell'albergo che si è sfarinato sotto la slavina.

Ottocento valanghe in 27 anni

Nel catasto, invece, sono presenti - come riferisce Repubblica - oltre ottocento eventi, tutti accaduti negli ultimi 27 anni. Ottocento frane di piccole e grandi dimensioni, quasi sempre come conseguenza di eventi meteorologici importanti. Molto interessato da slavine è il massiccio del Gran Sasso, ma eventi di questo tipo si ripetono anche sulla Maiella e sui monti della Laga. I tre chilomentri del massiccio montagnoso del Rigopiano hanno registrato in tutto dodici eventi franosi, uno proprio nell'area dove sorge l'hotel, su un versante alle sue spalle, segno che evidentemente la zona non era del tutto immune da pericoli di questo tipo.

Una conferma da altre mappe

A dare man forte a questa lettura, c'è anche la  mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo che, come riportato dall'Ansa, segnala addirittura che l'albergo stesso sarebbe stato costruito su vecchie colate di detriti, probabilmente conseguenza di antiche slavine non documentate. A sostenerlo sono gli esperti del Forum H2O Abruzzo, secondo i quali il resort sarebbe sorto su mucchi di resti della montagna, staccatisi dal frontone principale e accumulatisi a valle.

Movimento di detriti

La mappa di cui parla il Forum è la 350 Ovest ed è pubblicata sul sito della Regione. E' uno strumento tecnico, che può essere compreso nei dettagli solo da chi pratica quel linguaggio. Ma secondo il Forum, si vedono nettamente i segni grafici verdi a forma di cono. "Questi - dicono gli esperti - rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone. Un'area rialzata formata proprio dai detriti arrivati a monte dell'albergo".

Un rischio

L'accusa è precisa. "Stare lì - dicono dal Forum - è come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato e ha sparato". Un rischio prevedibile, quindi, e nulla conta che prima ci fosse un'altra struttura più piccola. "Non vuol dire granchè - spiega all'Ansa, Augusto De Sanctis, del Forum - perchè i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po' come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree inusitate".

L'importanza delle mappe

Le mappature, del resto, servono proprio a questo. Tenere conto degli eventi sapendo che questi si possono tornare a verificare, essendo collegati a condizioni morfologiche. "I geologi identificano le aree di rischio - continua De Santis - non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali".

Burocrazia e responsabilità

Il punto rimane, secondo il Forum, una burocrazia lenta e non sempre logica, che ha tardato nell'elaborazione di una mappa precisa del rischio, tardando anche a intervenire laddove si poteva dichiarare l'inedificabilità in certe aree oppure il divieto di utilizzo delle strutture esistenti in determinati periodi dell'anno o con specifiche condizioni climatiche. "Comunque - continua l'esponente del Forum - nel percorso di ristrutturazione dell'hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza". Un rilievo tecnico che di sicuro sarà oggetto di approfondimento, non appena si aprirà il capitolo dell'accertamento delle responsabilità, che si annuncia lungo e complesso.