Il monito di Francesco nella Giornata della Memoria: "Attenti può succedere ancora"

L’invito a ricordare la Shoah è venuto al termine dell’udienza generale dedicata al valore della preghiera con Bibbia. Pubblicati, intanto, inediti che smentiscono la leggenda nera del silenzio di Pio XII

Il monito di Francesco nella Giornata della Memoria: 'Attenti può succedere ancora'

La strada di morte e brutalità della Shoah potrebbe tornare. Questo monito agghiacciante di Francesco ha concluso l’udienza generale nella Giornata della Memoria.  “Oggi, anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, - ha detto il papa nel saluto in lingua italiana - si celebra la Giornata della memoria. Commemoriamo le vittime della Shoah e tutte le persone perseguitate e deportate dal regime nazista. Ricordare è espressione di umanità. Ricordare è segno di civiltà. Ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità. Ricordare anche è stare attenti perché queste cose possono succedere un’altra volta, incominciando da proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finiscono per distruggere un popolo e l’umanità.

L'appello di Francesco

State attenti – l’appello di Francesco -a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità”. Il papa parlando quasi a braccio ha voluto imprimere un tono forte su una sua ricorrente preoccupazione: la tragedia del nazismo non è avvenuta per caso ma è stata preparata e resa possibile dalle disattenzioni sociali degli anni trenta. Nel dibattito storico su quegli anni è andato crescendo il bisogno di fare chiarezza sulle posizioni della Santa Sede e l’azione in particolare di Pio XII. Sul presunto o vero silenzio di questo papa fino alla morte considerato difensore di Roma e anche degli ebrei, ospitati a centinaia nelle chiese nei conventi della capitale, dagli ani sessanta del secolo scorso si è stesa una coltre di dubbio che finora ne ha ritardato, se non impedito per sempre la canonizzazione.

La figura di Pio XII

Numerose le voci sui suoi silenzi e di una sorta di accomodamento nei confronti di Hitler e delle sue politiche razziste. Per complicità secondo i suoi critici, per evitare maggiori violenze secondo i suoi difensori. In questi giorni è stato pubblicato in Italia da Rizzoli un grosso volume di documenti finora inediti che aiutano a formulare un giudizio più equo su papa Pacelli. “Pio XII e gli ebrei” è il titolo del libro di circa 400 pagine di Johan Ickx, direttore dell’Archivio storico della Sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. E’ frutto di mesi di ricerca su circa 800 mila documenti che riguardano la seconda Guerra mondiale, per la prima volta accessibili dopo l’apertura degli Archivi vaticani relativi al pontificato di Pio XII. “Migliaia di testi della serie archivistica “Ebrei” – afferma Ickx in una intervista a Radio Vaticana – cancellano la leggenda de papa filo-nazista”.

La legenda nera

La “leggenda nera” che riguarda Pio XII – secondo l’autore del volume - si articola in più direzioni. “Il primo punto sostiene che durante quegli anni non abbia fatto nulla, sia rimasto per così dire “alla finestra”, assistendo a quei massacri che non avrebbe voluto vedere, limitandosi a ignorarli. Ecco, questo non è vero, perché la serie archivistica denominata “Ebrei” che è nel nostro archivio - e rappresenta un vero e proprio unicum penso in tutto il mondo - dimostra la cura quotidiana con cui, 24 ore su 24, il Papa e le undici persone del suo “bureau”, si davano da fare, insieme ai nunzi e gli altri collaboratori all’estero, per venire in aiuto dei perseguitati in tutta Europa. Si tratta di una serie archivistica contenente centinaia di fascicoli e migliaia di documenti. Ogni fascicolo racconta la storia di una famiglia o di un gruppo di perseguitati che direttamente, o tramite intermediari, chiedevano aiuto al Papa. Ho contato circa 2800 richieste di aiuto o intervento che riguardano le vicende di circa 4000 ebrei tra il ’38 e il ’44”. Non si può sostenere pertanto che Pio XII rimase alla finestra. Ma ci si chiede anche se abbia fatto abbastanza per quanto era in suo potere. Su questo punto il libro offre spunti di riflessione interessanti che fanno apparire Pacelli più amico di Roosvelt che di Hitler.

Le lettere personali di Roosevelt

“Per decenni – afferma Ickx - una certa propaganda ce l’ha presentato addirittura come il Pontefice di Hitler, ma devo dire che questi documenti ce lo riconsegnano piuttosto come il Pontefice di Roosevelt. Tanto è vero che in varie occasioni il cardinale Tardini, segretario per gli Affari straordinari, appare addirittura irritato dalla familiarità con cui il Presidente statunitense si rivolgeva a Pacelli. Per la burocrazia vaticana era insopportabile questa relazione così personale ed erano davvero inconsuete le lettere personali di Roosevelt indirizzate a Pio XII che sfuggivano agli abituali protocolli diplomatici”. Di particolare interesse sul rapporto di Pio XII con gli Ebrei è un testo del 1916, ispirato da Eugenio Pacelli, allora ministro degli Affari Esteri della Santa Sede, indirizzato al Comitato ebraico americano di New York .Con largo anticipo sul concilio Vaticano II gli Ebrei vengono definiti letteralmente “fratelli” e si afferma che “i loro diritti vanno rispettati come qualsiasi altro popolo.

Papa Pacelli e la sfida del nazismo

 Si tratta proprio di quei principi che, a mio parere, - conclude Ickx - Pio XII ha applicato per decenni durante il suo Pontificato affrontando la grande sfida del nazismo e poi del comunismo”. Ma forse questa preoccupazione a bilanciare i due estremi ha impedito la scelta di condannare separatamente con vigore e con motivazioni appropriate l’uno l’altro. Dando l’impressione di voler condannare il comunismo più del nazismo con i suoi crimini. L’appello di Francesco per la Giornata della memoria ha messo un po’ in ombra la catechesi del mercoledì dedicata alla preghiera che può essere fatta ricorrendo ai testi della Sacra Scrittura. “A me dà un po’ di fastidio – ha confidato il papa - quando sento cristiani che recitano versetti della Bibbia come i pappagalli. “Oh, sì, il Signore dice…, vuole così…”. Ma tu ti sei incontrato con il Signore, con quel versetto? Non è un problema solo di memoria: è un problema della memoria del cuore, quella che ti apre per l’incontro con il Signore. E quella parola, quel versetto, di porta all’incontro con il Signore”.