Ma quale metropoli del terzo millennio, Milano affoga per una pioggia a primavera

Come a Genova. O peggio come a Sarno. Strade allagate, scuole evacuate, pompieri, assessori che compulsano bollettini

Ma quale sfida della modernità, ma quale duello fra due super manager, ma quale metropoli del terzo millennio, dei grattacieli più alti d'Italia, ma quale capitale dell'Expo. Siamo di nuovo lì, di nuovo in zona dissesto idrogeologico, di nuovo allarme da bomba d'acqua, alluvione, esondazione e fango. Come a Genova. O peggio come a Sarno. Strade allagate, scuole evacuate, pompieri, assessori che compulsano bollettini (e, ovviamente, non sanno cosa dire).

L'apocalisse domestica

È evidente: più che un amministratore di società prestato alla politica a Milano serve un genio della protezione civile. Eppure questa vicenda del Seveso che si gonfia e minaccia sfracelli, non può e non deve restare chiusa dentro lo spazio angusto di un allarme locale. È ormai tutta l'Italia che fatica a preservare il suo territorio, a uscire dalla logica dell'emergenza del giorno dopo: e questa piccola apocalisse domestica ci deve far riflettere ancora di più perché non siamo in una zona pluviale, o nella stagione degli acquazzoni nella più sperduta amazzonia. Siamo nella capitale economica d'Italia, a ridosso dell'estate, con un clima che - solo due giorni fa - faceva chiedere ai milanesi dove avessero riposto il costume da bagno.

Vicenda surreale

Ci sono due modi per prendere questa vicenda surreale. Il primo è quello che seguiranno tutti, a partire dai candidati: dimenticarmene al più presto e tirare un sospiro di sollievo. Il secondo è quello giusto. Capire che anche la più distratta campagna per le elezioni municipali. - figuriamoci quella per Milano - deve avere al centro tutti i temi che normalmente non vengono trattati.

Le panzane securitarie

Bisognerebbe avere il coraggio di dare un taglio a tutte le menate sulle buche (importantissime, ma non oggetto di riflessione politica) finirla con tutte le panzane securitarie e paranoiche di cui riempiamo ore e ore di programmi, e capire che la vera sicurezza - oggi - è quella di non finire sotto l'acqua, di difendere il suolo, di non essere avvelenati, di avere accesso all'acqua senza pagare gabelle. È solo un'alluvione, infatti. Ma è una alluvione morale.