Migranti sfruttati nei campi in condizioni disumane: 6 arresti

Migranti sfruttati nei campi in condizioni disumane: 6 arresti
di Askanews

Roma, 17 gen. (askanews) - Disarticolato dalla polizia un sistema di protezione e collusione che rendeva possibile lo sfruttamento selvaggio della manodopera straniera nei campi nelle zone di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo. I poliziotti della Squadra Mobile di Latina e del Servizio Centrale Operativo hanno arrestato 6 persone (tre in carcere e tre ai domiciliari) con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, all'estorsione, all'autoriciclaggio, alla corruzione e ai reati tributari. L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Latina, su richiesta della locale Procura. Tra gli arrestati ci sono il segretario provinciale della Fai CISL di Latina ed un ispettore del lavoro, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità dei lavori nei campi.Oltre ai destinatari della misura cautelare ci sono altri 50 indagati, tra cui imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori.Gli arrestati, tra cui due donne, sono risultati impegnati, tramite una società cooperativa (la "Agri Amici", con sede a Sezze-Latina), nel reclutamento e nello sfruttamento di stranieri (centrafricani e rumeni), somministrando illecitamente la loro manodopera a centinaia di azienda agricole committenti, avendo monopolizzato il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.Approfittando dello stato di bisogno, gli stranieri venivano traportati nei campi a bordo di pulmini sovraffollati, privi dei più elementari sistemi di sicurezza, ed erano costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore a fronte di una retribuzione inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore.In particolare, secondo gli inquirenti, il segretario generale provinciale del sindacato FAI CISL (federazione agricola, alimentare e industriale), M.V., finito in carcere, è accusato di avere garantito protezione alla cooperativa "Agri Amici" grazie al suo ruolo sindacale, estorcendo l'iscrizione alla sua organizzazione ai lavoranti assunti dalla cooperativa, dietro la minaccia del licenziamento. L'ispettore del lavoro, invece, N.S., ai domiciliari, impiegato all'Ispettorato Territoriale di Latina, è accusato di avere garantito copertura alla cooperativa "Agri Amici" in cambio di utilità economiche, elargendo consigli e indicazioni agli indagati utili ad eludere controlli e contestazioni da parte del suo ufficio.I due fondatori della cooperativa ed organizzatori dell'attività di sfruttamento della manodopera straniera, L.B. e D.C., in carcere, avevano messo in piedi un sistema che, grazie alla copertura di esponenti sindacali e dell'ispettorato del lavoro infedeli, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri, li costringeva a sottostare a regole disumane, non garantendo loro i più elementari diritti previsti dall'ordinamento giuridico e costringendoli ad iscriversi al sindacato dietro la minaccia del licenziamento, in modo che quest'ultimo percepisse non solo le quote di iscrizione ma anche ulteriori introiti economici connessi alla trattazione delle pratiche finalizzate ad ottenere le indennità di disoccupazione.