L’albero della gratitudine negli ospedali italiani: i messaggi lasciati nelle bacheche dai pazienti e dai loro familiari. Una catena d’amore, che non viene raccontata

Non ci sono solo casi di malasanità ma tanti esempi di umanità in corsia che danno forza a chi soffre. Basta leggere alcuni di questi messaggi per capire l’importanza del lavoro di medici e infermieri

L’albero della gratitudine negli ospedali italiani: i messaggi lasciati nelle bacheche dai pazienti e dai loro familiari. Una catena d’amore, che non viene raccontata

Il dolore avvicina le persone, come a farsi coraggio. Chi soffre davvero non ha voglia di litigare; ha invece il bisogno di aggiungere forza a forza e prendere per mano chi una mano te la allunga. Nasce da qui, da questa naturale catena dell’aiuto, che infiamma i cuori, accende il sentimento, un’abitudine d’amore che sta crescendo negli ospedali italiani e che ci consegna l’altro volto della cronaca.

Il mondo nascosto degli ospedali

Le notizie, infatti, ci hanno abituati a episodi di aggressioni ai danni di medici, di attacchi verbali e fisici contro chi avrebbe la colpa di non aver agito in tempo, o nel mondo giusto, o con efficacia. Invece, c’è un mondo nascosto, che quasi nessuno racconta, ma che si gonfia di sentimento nelle retrovie e diventa – chi lavora negli ospedali lo sa – un vero toccasana.

La parete per i messaggi dei malati

Parliamo della parete che nei luoghi di cura viene destinata, ormai come meccanismo automatico, ai messaggi dei pazienti e dei loro familiari. Andarli a leggere significa fare una immersione nella speranza delle persone, anche nella forza della sconfitta, nella tenacia di chi lotta, e non si arrende. I bigliettini vengono incollati in bacheca con un punto metallico o un nastro adesivo o quello che c’è. Sono scritti a mano, a macchina, al computer, con penne d’occasione che quasi si scoloriscono per strada o con pennarelli neri, per marcare bene il tratto. È bello anche solo guardarlo, questo albero della gratitudine, con tutti quei segni, quelle grafie, quelle mani decise oppure insicure, piene di emozione.

A un passo dalla morte

Il quotidiano toscano Il Tirreno è andato a leggere le lettere dei pazienti e dei loro familiari nella bacheca dell’ospedale Cisanello di Pisa: ha trovato una bacheca appartata nell’edificio 10°, quello del reparto rianimazione della Cardiochirurgia, forse il più doloroso, quello dove entri a un passo dalla morte o a un passo dalla vita, e quel passo si compie lì, in pochi istanti.  Su quella bacheca, si dipinge l’umanità.

«Quando si perdono riferimenti, punti fermi, certezze qui ci sono persone come voi che ci hanno fatto sentire a casa, trasformando un ricovero così impegnativo in un “sentirsi in famiglia”», scrive una persona in quella bacheca, secondo quanto riportato dal Tirreno. Non c’è nome, non c’è ticket, non c’è bollo, non c’è protocollo. C’è più di un grazie. Nell’era delle recensioni sul web per ristoranti e hotel, qui compare il messaggio a una stella: la gratitudine. Ognuno con le sue parole.

Gli angeli esistono davvero

«Pensavo che gli angeli non esistessero – si legge ancora nei biglietti pubblicati dal Tirreno -  invece li abbiamo incontrati qui. Questa è una data che non scorderemo mai, dopo 53 giorni domani andremo in riabilitazione. Non vi ringrazieremo mai abbastanza». «Durante questi quaranta giorni – scrive un’altra persona - Mario ha incontrato medici e infermieri che con cura, pazienza e professionalità lo hanno accudito come un padre, come un nonno».

I ringraziamenti nonostante la perdita del proprio caro

«La famiglia – un nuovo messaggio pubblicato dal quotidiano toscano -, pur colpita dal tragico epilogo della malattia del caro, sente il bisogno di esprimere il suo ringraziamento a tutti i medici e a tutto il personale dell’Unità di Terapia Intensiva per la professionalità, competenza ma soprattutto per la dedizione instancabile con cui si sono presi cura del proprio caro e per l’umanità e la disponibilità dimostrate nei confronti dei suoi familiari in questa situazione così drammatica». Il tragico epilogo: il loro caro non ce l’ha fatta. Ma loro ringraziano. E lo fanno per l’umanità. Un bene non monetizzato, che non fa curriculum. Ma che alla fine, anche di fronte alla morte, conta più di qualunque cosa. «Con questa lettera – si legge in un nuovo messaggio -, a distanza di poche settimane dalla perdita di mia moglie e di nostra madre vogliamo esprimervi il nostro sincero ringraziamento... Vi scriviamo perché possiamo immaginare quanto sia difficile confrontarsi con i familiari dei pazienti, con la maleducazione e l’arroganza che perfino noi talvolta abbiamo riscontrato nel tempo passato in sala d’attesa».

Un bagno di umanità

Scuse per conto degli altri, ringraziamenti, condivisione di un dolore, sorrisi, carezze, cuori, vicinanza, lacrime. «Ora per me inizia una fase nuova e ci vorrà del tempo ma grazie a voi questa è l’ultima preoccupazione», dice una paziente. Chi esce, chi non esce più. Tutti hanno una parola perché tutti hanno ricevuto una carezza. Quanta umanità c’è, quante volta ce ne dimentichiamo, quante volte smettiamo di guardarla, e quindi perfino di pensare che esista.