In accordo con il coprifuoco natalizio del Governo, c'è il sì dei vescovi per la messa prima di mezzanotte

Il Consiglio Permanente ha espresso solidarietà con le zone colpite dal maltempo in Sardegna, Sicilia e Calabria

I vescovi italiani in Consiglio permanente
I vescovi italiani in Consiglio permanente

Ormai è chiaro. A Natale non ci sarà la tradizionale messa di mezzanotte. Ma ci sarà comunque la messa. Il Consiglio Permanente dei vescovi italiani ha lanciato un chiaro messaggio: più della mezzanotte conta la messa tenendo conto delle diverse situazioni, ma tutte entro un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco indicato dal Governo. La comunicazione ormai ufficiale conclude un comunicato che rivela una piena sintonia tra Francesco e i vescovi italiani sul Covid 19 come occasione per rivedere e attualizzare la testimonianza dei cristiani entro una società scossa dalla paura della pandemia. Nell’impegno a farsi samaritani di chi sta nel bisogno, la Chiesa italiana si muove più spedita che nel passato, anche recente, e non teme di rivedere pratiche religiose consolidate, ma meno comprese dagli uomini e donne contemporanei.

Consiglio Permanente

“Il Consiglio Permanente – recita testualmente il comunicato - si è confrontato circa le prossime celebrazioni natalizie, in modo particolare sull’orario della Messa nella notte di Natale. I Vescovi ricordano quanto scritto nel recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”: “Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. Da qui la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora. Tenuto conto delle diverse situazioni, è stato detto, sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di “orientare” i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno. Per la Messa nella notte – hanno condiviso i Vescovi – sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto “coprifuoco”. E’ quindi caduto il tabù della mezzanotte. Nell’emergenza si salva la sostanza e si sacrificano le forme. Gli ambienti più nostalgici e tradizionali nella società e nella politica erano fermamente contrari a questa decisione. Ma opporsi, oltre che ripetere una dannosa contrapposizione tra vescovi e governo, già sconfessata dal papa nella fase iniziale della pandemia, avrebbe privato tanti fedeli della messa. Resta infatti questa celebrazione il momento centrale del Natale cristiano e non la festa di Babbo Natale. Si ricorda la nascita di un Bambino che ha sconvolto la storia e che ci interroga attivamente quanto del suo insegnamento sia rimasto pratica di vita cristiana.

Emergenza sanitaria

E’ interessante il contesto del Paese  ancora provato dall’emergenza sanitaria. “In questa fase delicata – si lascia intendere dai vescovi - è emersa l’urgenza di un ascolto aperto e competente, capace di farsi carico del disagio, dello scoraggiamento e delle nuove povertà”. Si giustifica – pertanto – anche la messa prima di mezzanotte.

Del resto lo stesso cardinale presidente Gualtiero Bassetti, ancora convalescente al Gemelli, in videoconferenza, ha descritto la sua esperienza del virus “molto grave” credendo di essere giunto alla fine della vita. E ha richiamato la capacità di iniziativa che i vescovi devono usare per il bene. “Mi hanno colpito le parole con cui il Papa commenta la parabola evangelica del Buon Samaritano nell’Enciclica Fratelli tutti: “Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite”. La fraternità è posta nelle nostre mani, come una sfida inderogabile”.

Il segno dei tempi

Oggi, 55 anni dopo l’indicazione del concilio Vaticano II di scrutare i segni dei tempi, “nel pieno di una pandemia che ha scardinato e rivoluzionato la vita di tutti e di ciascuno, ritroviamo la contemporaneità di quel messaggio e siamo chiamati a dare una rinnovata e fondata testimonianza di speranza”. Se “nulla sarà più come prima”, - conclude il Consiglio permanente - fin da ora è chiaro che dall’emergenza sanitaria si deve uscire con un cuore più aperto a Dio e agli altri, con una fede e una speranza più vive, una carità più operosa e solidale”. In questa prospettiva, i Vescovi hanno voluto esprimere vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite dai nubifragi in Sardegna, in Sicilia e in Calabria. E hanno ribadito “l’importanza di adoperarsi per curare e mettere in sicurezza un territorio bello e vulnerabile”. 

Preghiera del Santo Rosario

Ai membri del Consiglio Permanente è stata presentata la proposta di promuovere, nella solennità dell’Immacolata Concezione, la preghiera del Santo Rosario, trasmessa in diretta, alle ore 21, da Tv2000 e InBlu Radio, da una chiesa di Roma. Come già avvenuto durante il lockdown, questo sarà un momento di preghiera comunitaria, da vivere insieme in preparazione al Natale. Infine i vescovi hanno incoraggiato  a utilizzare la nuova formula del “Padre nostro” contenuta nel Messale rinnovato.