Messa di Natale, i vescovi smontano sul nascere la polemica

Messa di Natale, i vescovi smontano sul nascere la polemica
di Askanews

Roma, 2 dic. (askanews) - I vescovi italiani smontano sul nascere la polemica sull'orario della messa di Natale al tempo del coronavirus e, alla vigilia delle nuove direttive del Governo, indicano "la necessità di prevedere l'inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto "coprifuoco'".La linea è stata decisa dal consiglio episcopale permanente, che a causa del coronavirus si è svolto in video-conferenza mentre il cardinale presidente, Gualtiero Bassetti, è convalescente al Gemelli dopo un ricovero in terapia intensiva per il Covid: "Pensavo di essere giunto al limit", il suo messaggio ai confratelli.Il "parlamentino" dei vescovi italiani, guidato dal vescovo di Fiesole Mario Meini, "si è confrontato circa le prossime celebrazioni natalizie, in modo particolare sull'orario della Messa nella notte di Natale", si legge nel comunicato finale. "I Vescovi ricordano quanto scritto nel recente 'Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia': 'Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme'. Da qui la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora. Tenuto conto delle diverse situazioni, è stato detto, sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di 'orientare' i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell'aurora e del giorno. Per la Messa nella notte - hanno condiviso i Vescovi - sarà necessario prevedere l'inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto 'coprifuoco'".Nessun problema, dunque: le messe "di mezzanotte" si celebreranno, prevedibilmente, prima delle 22. Nei giorni scorsi aveva innescato le polemiche una frase del ministro agli Affari regionali Francesco Boccia che, in una riunione a porte chiuse, aveva detto: "Seguire la Messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima, non è eresia". Immediata la reazione dell'opposizione. "Non rubassero il Natale ai bambini", ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. "Già che ci siamo perché non festeggiare Capodanno spostando le lancette dell'orologio avanti come in un film di Fantozzi?", dichiarava da parte sua la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. "Governo sempre più imbarazzante!".Nelle stanze dell Cei, in realtà, la questione sembrava fin da subito piuttosto pacifica. In molte chiese, infatti, si è soliti, senza la minaccia di una pandemia, anticipare la messa della vigilia di Natale per semplice comodità. In Vaticano fu Benedetto XVI, ormai anziano, ad anticipare nel 2009 l'orario di inizio della celebrazione. Già nei giorni scorsi, dal quartier generale della Conferenza episcopale italiana veniva inviato un messaggio di fumo in direzione del Governo: "E' desiderio della Cei continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico".Sui social network, la teologa Marinella Perroni ha colto una questione fondamentale: "Che Gesù sia nato il 25 dicembre a mezzanotte, beh .... parliamone!!!". In un intervento pubblicato martedì sul Fatto quotidiano, padre Antonio Spadaro, stretto collaboratore di Papa Francesco, ha spiegato: "Quando è nato Gesù? Con un certo fastidio san Clemente Alessandrino, scrittore greco-cris tiano del II secolo, uno dei 'padri della Chiesa', annotava in un suo scritto: 'Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno' (Stromata, I,21,146). Già queste parole ci fanno capire che in realtà non lo conosciamo; ma la stessa espressione ci fa anche comprendere bene che ciò che importa del Natale non è la data: è il fatto che il Figlio di Dio abbia preso carne umana in una notte e sia venuto come luce del mondo". Per il gesuita, "certamente la politica non deve parlare di come si celebra la liturgia di Natale. E certamente la Chiesa deve evitare che le celebrazioni diventino luoghi di contagio".Dalle parole di padre Spadaro traspare la delicatezza della questione. Un tema, quella della libertà di culto in una situazione di pandemia, dibattuto ben oltre l'Italia, se si pensa che il Consiglio di Stato francese ha accolto il ricorso dei vescovi francesi contro la decisione del presidente Emmanuel Macron di limitare a 30 le persone ammesse a qualsiasi messa di qualsiasi chiesa. E che anche nelle linee-guida non vincolanti che la Commissione europea pubblicherà per armonizzare le misure anti-Covid nell'Ue c'è, secondo alcune anticipazioni, l'ipotesi di considerare modalità alternative alla celebrazione in presenza, come funzioni online, in tv o via radio (una posizione non molto diversa, in realtà, da quella suggerita nei mesi scorsi agli anziani, particolarmente vulnerabili al virus, dal cardinale Bassetti). Contemperare le esigenze sanitarie e quelle della vita di comunità, per la Chiesa, non è scontato.E se le sensibilità sono variegate, anche all'interno della Conferenza episcopale italiana, sembra aver prevalso, negli ultimi giorni, un approccio distensivo. Sono lontani i tempi della prima ondata. Anche in quel caso, all'avvicinarsi della Pasqua c'era chi invocava un rilassamento delle norme sanitarie. La protesta fu cavalcata da diversi politici "sovranisti": Donald Trump negli Stati Uniti, Jair Bolsonaro in Brasile, Matteo Salvini in Italia parlarono della necessità che le chiese fossero piene. E quando, a fine aprile, in vista della "fase 2" il Governo stabilì che la sospensione delle messe doveva essere prolungata, la Cei pubblicò un comunicato di irrituale durezza: i Vescovi italiani "non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto". E ancora: "Dovrebbe essere chiaro a tutti che l'impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale". Cioè, chiosò in un commento non privo di ironia il teologo valdese Fulvio Ferrario, "finora abbiamo fatto il nostro e non abbiamo piantato grane: con l'aria che tira, avreste dovuto ringraziarci. Che cosa fare da qui in avanti ve l'abbiamo detto e ridetto e ci aspettavamo che avreste obbedito. A questo punto consigliamo, a voi e ai vostri comitati scientifici, un solerte ravvedimento. Anche perché, ma questo è un felpato sottotesto, le alternative non mancano: da Salvini a Renzi, il partito 'eucaristico' si è già mobilitato e freme per mostrarci (a noi vescovi) quanto sarebbe zelante se fosse al posto vostro".Il giorno dopo il pronunciamento Cei, ad ogni modo, alla messa mattutina, il Papa prese una posizione che sonò come una sconfessione di quella linea: "In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni". Seguirono giornate di confronto, si recuperò il filo del dialogo, alla fine giunse l'appeasement e i nuovi regolamenti diramati dal ministero dell'Interno di Luciana Lamorgese che trovarono il favore del cardinale Bassetti. Mesi dopo, la Cei non si è fatta mettere all'angolo dalle proteste politiche per la messa di Natale, tenendo fermo il punto di celebrare in chiesa la nascita del Salvatore, e smontando sul nascere una polemica pretestuosa.(di Iacopo Scaramuzzi).