[Il commento] "Mense scolastiche per figli di stranieri? Dicano che proprietà hanno all'estero". Ma chi controlla?

Veneto e Lombardia in prima fila nel chiedere carte aggiuntive sulle proprietà degli immigrati nei loro Paesi di origine. Chi verifica i dati?

[Il commento] 'Mense scolastiche per figli di stranieri? Dicano che proprietà hanno all'estero'. Ma chi controlla?
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Nel governo delle dichiarazioni disordinate e del contraddirsi a vicenda, in cui Conte annuncia una cosa ma nel mentre Di Maio e Salvini lo smentiscono, poi si smentiscono tra di loro, poi presentano i provvedimenti in tre modi diversi, il caso delle mense scolastiche precluse a figli di immigrati di cui non è certo il reale livello di reddito, è la spia perfetta del livello politico a cui siamo giunti. E di quanto resista una parte del Paese che è del tutto alieno a quelli che si affacciano dal balcone annunciando leggi e decreti in trionfo, oppure sparano senza un attimo di pausa a tutto social. Riepiloghiamo i fatti.

Se non so che reddito hai tuo figlio non mangia qui

Non esiste solo il "caso Lodi". L'idea di chiudere la porta di mense scolastiche e altri servizi agevolati (come lo scuolabus) a figli di stranieri che si trovano in Italia prende rapidamente piede. E va fatta subito una precisazione: la decisione trova concordi certi sindaci di centrodestra come del centrosinistra. Gridare dagli alla Lega (il caso della scuola di Lodi ha quel colore poltico) significa procedere per paraocchi politici e non vedere una realtà più ampia e complessa. Nei fatti: aumentano i comuni che richiedono agli stranieri di certificare il loro reddito mediante Isee a cui si aggiunge la dichiarazione di "impossidenza" di beni nel loro Paese di origine. In mancanza dei dati richiesti, come accaduto a Lodi, le porte della mensa scolastica si chiudono per i figli di quegli immigrati, costretti a portarsi il pasto da casa. Addio scuolabus. In altri casi, le rette schizzano al livello massimo. Come già scritto, da Lodi questo tipo di misure si moltiplicano e arrivano a comprendere ulteriori certificazioni, pena l'interruzione degli assegni familiari. Ciò riguarda il Distretto sociale del Sud-Est Milanese (compresi nove comuni dell'Emilia) che ha recepito le nuove regole regionali, e quindi via alla stretta da Melegnano a San Giuliano Milanese, fino a Lentate e Palazzago. Efficacissima sul fronte di una certa comunicazione politica, specie quella che va a rafforzare il fronte #primaglitaliani, questa ondata di nuovi controlli (tutti a carico degli immigrati, che già qui in Italia fornivano Isee ed altri documenti) ha al suo interno molte zone d'ombra. Su cui si accendono i primi ricorsi legali.

Sì, ma chi controlla la bontà delle dichiarazioni?

Dopo l'ondata di sdegno dei cittadini, che hanno raccolto in poco tempo 60 mila euro per aiutare i figli degli immigrati esclusi da un giorno all'altro dai servizi scolastici, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che negli anni in cui non stava al governo (esistono numerosi post social a provarlo) sosteneva un giorno sì e l'altro pure che migranti e meridionali sono dei fannulloni, ha in parte corretto il tiro. Dicendo: "Ci fideremo della buona fede" e aprendo alle autocertificazioni. Gli ha fatto eco Luca Zaia, governatore del Veneto: "Ho deciso che nell'impossibilità di reperire i documenti sulle proprietà nei Paesi di provenienza, basterà un'autocertificazione. Esattamente come faccio per gli altri cittadini. Poi controlleremo noi, perché se mi ritrovo il figlio dell'emiro che fa la persona qualunque e viene a scuola qui, usufruendo dei servizi agevolati, questo non va bene". Parole dette in una intervista su Radio Rai. Ora, a parte che il figlio dell'emiro di solito sta dentro le scuole più prestigiose e costose del mondo, e non alle elementari o medie di Lodi, con tutto il rispetto, la domanda è una sola. Ma chi controlla la bontà delle autocertificazioni? In Paesi in cui vale ancora la stretta di mano, o i lascito orale di padre in figlio, o ancora l'istituto dell'hawala, che facciamo? Se uffici amministrativi nordafricani, siriani o mediorientali (dove ancora esistano, e non siano stati cancellati da bombe e massacri a mano armata) non sono in grado di documentare quali case, terreni o rendite abbiano da quelle parti gli immigrati che vivono da noi, scateniamo i servizi segreti? Procediamo con rogatorie? Con quali tempi? Notoriamente, lunghi. Per stessa ammissione di dirigenti scolastici e uffici pubblici nel Nordest: si arriva almeno ai sei mesi. Nel mentre che si fa? Si mandano i figli di immigrati a mangiare il panino portato da casa al piano di sotto, fuori dalla mensa dove stanno gli altri, come successo a Lodi?

Zaia: Se il figlio dell'emiro viene qui a far finta di essere povero io devo saperlo

L'escamotage dell'autocertificazione ricorda la scorciatoia presa dalla ministra (si dice ancora così?) della Salute in quota 5 Stelle, Giulia Grillo, che disse che bastava scrivere su un foglio di aver fatto i vaccini prima di entrare a scuola per essere a posto. E di fronte a chi protestava per la scarsissima sicurezza sanitaria di un'idea come quella, introdusse poi l'ossimoro dell'obbligo flessibile che molti genitori, italiani e non, faticano a capire. Già gravati da ogni genere di adempimento e dichiarazione possibile. Mentre l'Asgi, Associazione per gli studi giuridici sul'immigrazione, annuncia ricorsi a tutto spiano contro le ulteriori certificazioni dei redditi nei Paesi di provenienza richieste ai migranti. Ricordando che l'Isee, documento che per legge va unicamente richiesto dai comuni e che viene rilasciato a chi presenta la documentazione richiesta (tra cui la situazione immobiliare sia in Italia che all'estero) è rilasciato previo controllo di Inps e Agenzia delle entrate. Dovrebbe essere più che sufficiente così, invece no. Secondo L'Asgi la richiesta viola l'ordinamento legislativo italiano. Cioè i diritti delle persone, sfuggite a guerre civili, carestie, bombardamenti e scafisti, e ora stritolate fra chili di carte che servono a fare demagogia, ma non creano una società più giusta, e meno che mai più incline all'integrazione. 

La vignetta satirica del disegnatore Bruno Olivieri, che ha aderito alla protesta sul "caso Lodi"