Il Mediterraneo di pace che vuole Francesco e la fatica dei vescovi a seguirlo

Da cimitero per i migranti a rete di dialogo tra popoli e religioni. Il papa ha fretta che sul Mare culla di antiche civiltà soffi un vento diverso da egoismi e guerre. A Bari gli episcopati di 20 Paesi hanno la loro occasione.

Papa Francesco a Lampedusa (Ansa)
Papa Francesco a Lampedusa (Ansa)

Da quasi subito dopo la sua elezione, Papa Francesco ha cominciare a lanciare l’idea di un Mediterraneo di dialogo tra civiltà e religioni, modello di accoglienza solidale per i migranti. La prima volta fu a Lampedusa già nel 2013, suo primo viaggio apostolico – inatteso - per gettare una corona di fiori sulle acque divenute simbolo di naufragi e di morti disperate e dimenticate. Di nessun mare Francesco ha parlato tanto come del Mediterraneo. Lo pensava diverso, lo voleva diverso, come lo sognava Giorgio La Pira il sindaco visionario o santo di Firenze negli anni Sessanta del secolo scorso: un Mare di pace, di comprensione tra i popoli, di chiese e confessioni religiose convergenti per il bene comune e di sostegno e accoglienza per poveri, rifugiati, esclusi.

"Il Mediterraneo è un cimitero" 

Ha dovuto constatare la difficoltà di andare controcorrente dell’aria che tira in Europa e in Italia dove la solidarietà è diventata un lusso e la fraternità una parola collaterale della vita cristiana. Lui, il papa a ripetere lo stesso concetto in salsa diversa: si assiste allo spettacolo di coscienze assopite “mentre il Mediterraneo è diventato un cimitero”. Con il fondo pieno di bare di bambini e adulti morti senza soccorso nel Mare inclemente. Fonti diverse parlano di 20-40 mila morti stimati tra i migranti che hanno tentato la traversata su mezzi di fortuna, per fuggire dall’inferno della miseria e dei conflitti.

Una delle ultime volte è stata la vigilia di Natale  "I migranti forzati – ha ricordato alla Curia romana nel discorso di auguri - rappresentano in questo momento un grido nel deserto della nostra umanità. La Chiesa è chiamata a ricordare a tutti che non si tratta solo di questioni sociali o migratorie ma di persone umane, di fratelli e sorelle che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata. È chiamata a testimoniare che per Dio nessuno è 'straniero' o 'escluso'. È chiamata a svegliare le coscienze assopite nell'indifferenza dinanzi alla realtà del Mar Mediterraneo divenuto per molti, troppi, un cimitero".

Il cardinale Bassetti

Intanto da due anni, per iniziativa della Conferenza episcopale italiana, su iniziativa del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, estimatore di La Pira, si era messa in moto l’idea di realizzare qualcosa di importante per rendere fattibile i continui richiami di Francesco. E così è nata l’idea e si sta realizzando l’incontro su “Mediterraneo, frontiera di pace” che si tiene a Bari dal 19 al 23 Febbraio. Ma Francesco non si lascia incantare dalle sole parole per cui, informato da Bassetti dell’iniziativa, ha dato il suo consenso di andare a concluderlo, ma è stato molto preciso e messo punti precisi. Le indicazioni del papa le ha rivelate lo stesso Bassetti riferendo del suo incontro con Francesco a proposito di Bari: “Non fate lamentele perché è inutile stare a lamentarsi quando le cose non vanno bene. Non fate discorsi campati in aria. Fatemi delle proposte concrete che possono essere utili per risolvere i problemi dell’umanità perché veramente il Mediterraneo è il concentrato di tutti i problemi dell’umanità in quanto abbraccia Asia, Africa e Europa”.

I lavori

Come procederanno i lavori lo ha riferito lo stesso cardinale presidente presentando l’evento alla stampa.

Vi prenderanno parte 58 tra vescovi e cardinali di 20 Paesi  e per la conclusione che farà il papa domenica 23 saranno presenti moltissimi altri vescovi della Cei. I temi spazieranno tra l’annuncio del Vangelo con speciale attenzione ai giovani, dialogo tra Chiese e società. Che all’incontro siano interessati anche i governi, quello italiano in primo luogo lo ha riferito il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in margine  al tradizionale incontro bilaterale tra Santa Sede e governo italiano, in occasione del 91° anniversario dei Patti Lateranensi. “Dobbiamo raccogliere la grande sfida di un Mediterraneo allargato”, ha dichiarato Parolin sottolineando il carattere ecclesiale dei vescovi che a Bari rappresentano i Paesi rivieraschi. “La grande sfida è quella di trasformare il Mediterraneo in quello che era e che è sempre stato: un luogo d’incontro, di scambio e di pace, non di scontro e di conflitto”. Quanto al tema dei migranti, “il Governo si sta impegnando molto sul tema dell’integrazione”, ha riferito Parolin. Non è un caso che nei giorni passati il ministro dell’interno Luciana Lamorgese sia stato ricevuto in udienza dal papa. Sui temi di politica internazionale Parolin ha menzionato la Libia, la Conferenza di Berlino, la sicurezza e stabilità alla presenza dei cristiani in Medio Oriente”. Per quanto riguarda il piano proposto dagli Stati Uniti per Gerusalemme, secondo Parolin “occorre tener conto soprattutto delle reazione dei palestinesi che non si sono riconosciuti in questa proposta. Per noi è fondamentale il rispetto tra le parti, che devono sedersi intorno ad un tavolo e trattare direttamente i problemi”. Bari confermerà che la pace in Medio Oriente è condizione di pace anche per il Mediterraneo non meno che la capacità di risposta allo spinoso argomento dei migranti dall’Africa. E potrebbe venirne anche una scossa morale per svegliare l’Europa dormiente.

Proprio per rimanere fedeli al “mandato” di papa Francesco, il cardinale Bassetti ha spiegato che a termine dell’incontro di Bari sarà lanciata “un’opera-segno”. La guiderà Caritas italiana, in collaborazione con Rondine Cittadella della Pace, finalizzata alla formazione di giovani provenienti dalle Chiese del Mediterraneo. Questi giovani verranno formati attraverso un percorso di formazione alla pace, mirato e volto a farli rientrare  nei loro Paesi di origine per assumere ruoli di leadership.