Timbravano, andavano a fare shopping e si facevano pagare gli straordinari. Scoperti i furbetti del cartellino in camice bianco

Venti fra medici, infermieri e impiegati dell’azienda sanitaria sono stati denunciati dai carabinieri in Calabria

Timbravano, andavano a fare shopping e si facevano pagare gli straordinari. Scoperti i furbetti del cartellino in camice bianco

A pranzo oppure a fare la spesa al supermercato. Ma sarebbero dovuti essere (e in effetti risultavano) al lavoro. In alcuni casi, addirittura, andavano a fare compere senza timbrare il cartellino nonostante l'orario di lavoro fosse terminato, facendo dunque risultare il tempo trascorso a fare shopping come lavoro straordinario. Sono in tutto venti i “furbetti del cartellino” scoperti dai carabinieri, che hanno eseguito un’inchiesta su impulso della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, in Calabria. Venti tra medici, infermieri, assistenti e collaboratori a vario titolo in servizio nel distretto di Serra San Bruno sono stati denunciati dai carabinieri per truffa aggravata e false attestazioni o certificazioni di orari lavorativi.

I nomi degli indagati

L'indagine – che ha abbracciato il periodo che va da gennaio fino ad inizio maggio 2018 - ha portato alla denuncia per assenteismo dei dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia: gli indagati si allontanavano durante l'orario di lavoro per andare a casa o per fare la spesa senza timbrare il cartellino, e, in qualche caso, anche durante le ore di straordinario. Gli indagati, tra dirigenti medici, infermieri e altro personale, sono Maria Abronzino, Domenico Albanese, Francesca Barbara, Vito Bertucci, Monica D'Oro, Filippo Forte, Nicola Gentile, Alberto Antonio Giancotti, Vincenzo Ierace, Maria Teresa Iorfida, Bruno Malvaso, Salvatore Marchese, Gregorio Paglianiti, Eleonora Pantano, Luigino Pasquino, Maria Dolores Passante, Bruno Antonio Pisani, Antonio Salvatore Scrivo, Francesco Valente e Maria Vellone. Tutte persone originarie di Serra San Bruno, di altri paesi del comprensorio vibonese e di Catanzaro, che sono state raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini preliminari e che adesso rischiano un processo che potrebbe costare loro il posto di lavoro.

Meccanismo molto diffuso

Un’inchiesta che è partita alla fine del 2017 monitorando inizialmente i comportamenti sospetti di un unico medico. Ma le indagini avrebbero dimostrato l’esistenza il meccanismo molto più ampio e gli inquirenti sono convinti di essere riusciti a provare l’esistenza di un sistema in cui sarebbero coinvolti altri medici, ma anche infermieri e collaboratori nel distretto di Serra San Bruno.

Le indagini dei carabinieri

Attraverso l’installazione di telecamere di videosorveglianza, i carabinieri hanno potuto così documentare l'allontanamento volontario da parte degli indagati dal presidio pubblico durante l'orario di lavoro per pranzare o per recarsi a fare la spesa ai supermarket locali, senza procedere alla timbratura del cartellino elettronico in loro possesso. I carabinieri, infatti, hanno tenuto per mesi sotto controllo l’ingresso e lo spiazzo antistante la struttura: gli indagati, ignari dell’inchiesta, avrebbero quindi continuato il proprio quotidiano via vai. Le videoriprese avrebbero inoltre registrato anche un doppia timbratura di due cartellini differenti da parte della stessa persona. Le immagini immortalano anche una donna che si avvicina alla macchina per la timbratura del cartellino fingendo di strisciare il badge tra i dipendenti dell'azienda sanitaria di Vibo Valentia.