La Lega media: un conto corrente per i 49 milioni da restituire allo Stato. Versamenti di 600 mila euro all'anno

Gli avvocati del Carroccio si accordano con la procura di Genova. Anche i rimborsi elettorali del 4 marzo andranno a ristorare il debito della truffa di Bossi e Belsito

La Lega media: un conto corrente per i 49 milioni da restituire allo Stato. Versamenti di 600 mila euro all'anno
di An. L.

Un conto corrente dedicato nel quale far confluire tutti gli introiti della Lega ma con gli stipendi dei dipendenti salvi: è questa la sostanza dell'accordo tra i pm di Genova e il Carroccio firmato oggi dopo il sequestro dei depositi stabiliti a seguito della condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato. Si tratta dei famosi 49 milioni di euro che l'ex segretario (e attuale senatore) insieme all'ex tesoriere avrebbero distratto e usato per fini personali e non riconducibili alle attività politiche strettamente dette. Gli avvocati incaricati da Salvini di difendere le casse del partito hanno presentato una relazione a sostegno della richiesta di rateizzazione (ma la legge non lo consente) per ripiegare su una mediazione che prevede che alla Lega vengano sequestrati 100 mila euro ogni bimestre, 600 mila all'anno, provenienti da quello che il partito ottiene scritto in bilancio certificato a partire dall'esercizio del 2019 o anche dall'eventuale affitto della sede di via Bellerio a Milano. Se le entrate dovessero aumentare, al netto delle spese ordinarie, tra cui rientrano gli stipendi dei dipendenti, l'importo del sequestro aumenterebbe. I soldi confluiranno in un contocorrente a disposizione della procura: stando così le cose serviranno 81 anni per rientrare nel debito "truffato".

In questo momento nelle casse della Lega Nord ci sono 130 mila euro che verranno subito acquisiti dalla guardia di finanza. "Non si tratta di un accordo, ma di una istanza da parte della difesa che attiene alle modalità di sequestro preventivo ed eseguibile" e che è stata accolta dalla procura di Genova, precisa il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi parlando delle modalità di esecuzione dei sequestri dei fondi della Lega. Cozzi ha aggiunto: ""Abbiamo fatto quello che viene fatto in altre procedure analoghe, laddove agiamo in esecuzione. È un meccanismo che la procura ha già seguito per i crediti erariali, per cui una società può subire sequestro preventivo. Credo che abbiamo raggiunto un punto di equilibrio e perseguito gli interessi dello Stato".

Le spese personali di Bossi e Belsito

Nelle spese sostenute tra il 2008 e il 2010 e finanziate con i rimborsi elettorali elargiti da Camera e Senato, ci sarebbero tra le altre la laurea comprata in Albania del Trota figlio di Umberto, la rinoplastica dell'altro rampollo, la ristrutturazione della casa di famiglia e investimenti finanziari in conti con sede in Lussemburgo e altri investimenti in Tanzania. Tutti soldi che oggi, dicono i giudici, vanno restituiti fino all'ultimo centesimo.

La mediazione cercata con il procuratore genovese Francesco Cozzi, che segue l'inchiesta insieme all'aggiunto Francesco Pinto, in attesa della decisione del giudice d'Appello - ma intanto i conti sono sotto sequestro e ogni euro che entra va a ripianare il debito - prevede che venga aperto un conto "dedicato", nel quale confluiranno i cinquemila euro attualmente nelle casse del Carroccio, fatti salvi gli stipendi dei dipendenti. Quindi i soldi presenti e ogni altro ingresso futuro di denaro saranno dirottati sul nuovo conto fino al raggiungimento della somma truffata. Tra questi anche i rimborsi elettorali del marzo scorso.

Finora sono stati bloccati 3 dei 5 milioni presenti in cassa e a nulla sono valse le giustificazioni scritte nella relazione consegnata agli avvocati leghisti per i quali questi introiti sarebbero del tutto leciti, "contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi". Il Riesame ha stabilito che tutto va finalizzato alla ristorazione del "maltolto". 

"Se perdiamo siamo fritti"

L'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti l'ha detto chiaro e tondo: se perdiamo siamo fritti. E quindi ecco l'accordo di mediazione con i magistrati che prevede nel dettaglio le somme minime da versare e le scadenze. Un piano di rientro del debito insomma, con una serie di condizioni, tra cui i soldi delle diramazioni regionali che permetteranno di mettere in salvo gli stipendi dei dipendenti, e il numero del conto nel quale confluiranno i soldi. Se la Lega non dovesse adempiere a scadenze e cifre pattuite, scaterà nuovamente il blocco di tutti i beni liquidi. Già domani potrebbe arrivare la firma dell'accordo, salvo clamorose retromarce.

Nel frattempo continuano le indagini per capire se realmente, come sembra ormai accertato, 10 milioni di euro siano stati versati in un conto corrente bancario lussemburghese: la rogatoria internazionale ha permesso alla guardia di finanza, coordionata dalla procura di Genova, di recarsi in loco e fare le dovute verifiche. 

Nell'altro filone d'indagine, quello milanese, invece sarà necessario che Salvini costituisca la Lega parte civile per poter procededere al recupero dei soldi, in quel caso oltre 3 milioni di euro sottratti al partito per appropriazione indebita. La norma era stata introdotta dal governo Gentiloni. Il tempo a disposizione del segretario per chiedere il risarcimento è il 30 novembre. Per ora Salvini tace.