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Mascherine in ospedale, la legge e la logica

Il 30 giugno, infatti, è scaduta l’ordinanza del ministero della Salute sull’utilizzo delle mascherine in ospedale e nei luoghi di cura, “che era un po’ l’ultimo baluardo del Covid". Perché manzonianamente, verrebbe da dire “Adelante Pedro, con juicio”.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
(Foto Ansa)
(Foto Ansa)

In qualche modo, è stato l’atto ultimo, quello definitivo, che sancisce – almeno sulla carta bollata del governo con tutti gli stelloni repubblicani al posto giusto – che il Covid è finito. Oddio, ogni tanto, soprattutto in questa estate si leggono notizie su nuove varianti e sul caldo che favorisce i contagi, ma è un po’ un colpo di coda di un’informazione che si sentirebbe orfana senza la parola Covid. Anche perché nelle estate peggiori della nostra vita, certamente quella 2020 e quella 2021, invece tutti ci spiegavano che il caldo sfavoriva i contagi.

Ma, per l’appunto, sono sfumature e, almeno dal punto di vista formale e amministrativo, l’atto finale dell’epoca Covid è scritto.

Scaduta la norma sull'uso delle macherine in ospedale

Il 30 giugno, infatti, è scaduta l’ordinanza ministeriale del ministero della Salute del dipartimento che si occupa di Prevenzione guidato dal professor Vaia sull’utilizzo delle mascherine in ospedale e nei luoghi di cura, “che era un po’ l’ultimo baluardo del Covid, e quindi tecnicamente questa norma non è più presente” spiega l’assessore alla Sanità di Regione Liguria, Angelo Gratarola, che però pone l’accento sull’avverbio “tecnicamente”.

Gratarola parla con un “doppio incarico”, perché da un lato è sì assessore tecnico della giunta regionale oggi guidata dal vicepresidente ad interim Alessandro Piana, ma dall’altro è e resta soprattutto un medico. E un medico che conosce in particolare la prima linea ospedaliera: infatti, Gratarola guidava il pronto soccorso del San Martino, l’ospedale più grande d’Europa, una città nella città. E all’interno del Policlinico universitario il pronto soccorso è a sua volta una città nella città, con un numero di accessi sempre importantissimo.

Poi, l’assessore alla Sanità di Regione Liguria ha guidato il Diar, cioè il dipartimento regionale di emergenza-urgenza, che riunisce tutti i pronto soccorso, i punti di primo intervento e le terapie intensive degli ospedali liguri. Insomma, se c’è qualcuno che conosce le problematiche ospedaliere, in particolare la prima linea, questo è Gratarola. Che spiega, a proposito dell’ordinanza ministeriale firmata dal dipartimento di Vaia: “Ricordo però che quando si va in ospedale ci sono comportamenti adeguati da tenere e non facciamo immediatamente “liberi tutti” proprio perché adesso non c’è la norma. Quando si va in un ospedale e si va in un ambiente dove sono ricoverati, fra virgolette, degli immunodepressi. E gli immunodepressi in ospedale non sono solo i trapiantati e i pazienti dei reparti di ematologia o oncologia. Ad esempio anche grandi anziani che soffrono di importanti patologie tendono ad immunodeprimersi, anche i pazienti giovani in terapia intensiva posso avere dei sistemi immunitari, diciamo, non perfettamente funzionanti, quindi quando ci si approccia a questi settori sarebbe sempre buona norma proteggerli”.

Insomma, non basta il cambio della norma per escludere che in determinate situazioni le mascherine in ospedale non siano solo permesse, ma proprio caldamente consigliate. E Gratarola, in questo caso il dottor Gratarola prima ancora che l’assessore Gratarola, spiega: “Noi abbiamo sempre criticato, ad esempio, i popoli asiatici, in particolare i giapponesi che quando giravano per strada, anche prima del Covid, avevano le mascherine. Le utilizzavano prevalentemente per problemi legati alle polveri sottili, ma avremo notato, l’abbiamo notato tutti, che l’utilizzo della mascherina durante la prevenzione Covid ha praticamente fatto sparire la trasmissione di altre virosi, quali ad esempio quelle influenzali”. E la prova numerica di tutto questo, con un dato scientifico consolidato, si è avuto nel numero di casi di influenza registrati quest’anno, che è cresciuto moltissimo rispetto alle “stagioni influenzali” immediatamente precedenti, che aveva beneficiato dell’uso delle mascherine antiCovid, che avevano fatto da barriera anche ad altri tipi di virus.

Quando usare ancora la mascherina

Insomma, spiega Gratarola: “Tutto questo ragionamento per dire che quando si va in ospedale e magari si è raffreddati sarebbe bene non andare a trovare un parente in quelle condizioni, ma se proprio non possiamo farne a meno l’utilizzo della mascherina potrebbe ancora essere indicato al di là delle indicazioni del ministero. Naturalmente le direzioni sanitarie possono, diciamo così, indicare e obbligare ancora l’utilizzo laddove si verifichino situazioni a rischio. Quindi è vero che il ministero l’ha tolto, ma i direttori sanitari delle singole aziende o Asl possono dare ancora questa indicazione”.

Manzonianamente, verrebbe da dire “Adelante Pedro, con juicio”.

Ma restando sempre in Liguria, sempre a Genova e sempre fra i viali del Policlinico San Martino si incontra anche Matteo Bassetti, direttore della clinica universitaria di malattie infettive, che è il medico che ha dato spesso serenità in tutta la fase Covid ed è stato il primo a portare avanti la battaglia per chiudere il “tamponificio Italia”, cioè la tendenza a fare tamponi in continuazione, anche e soprattutto a coloro che entravano in ospedale, risultando spesso positivi anche quando arrivavano in corsia per tutt’altre patologie, dagli incidenti all’alluce valgo.

Spiega Bassetti: “Lo stop all’obbligo della mascherina in ospedale. È segno del fatto che siamo finalmente ritornati alla normalità, ed è una decisione saggia e condivisibile quella presa dal Ministero della Salute”.

E anche in questo caso la migliore cartina di tornasole per raccontare tutto questo sono i casi concreti che si vivevano in ospedale, anche fino alla scorsa settimana, prima della circolare del ministero della Salute e del dipartimento Prevenzione: “Assistevamo ormai anche a situazioni paradossali in cui visitando un paziente fragile in ambulatorio, non vi era obbligo di mascherine, mentre lo stesso paziente visitato in reparto prevedeva tale obbligo.

Il concetto è che la mascherina va utilizzata quando serve ed in maniera appropriata, e non per un’imposizione di legge. D’altro canto medici e specialisti sanno bene quando usarla, ovvero in determinate situazioni di rischio o in sala operatoria. L’obbligatorietà va bene in alcuni momenti e situazioni, ma oggi le circostanze sono diverse e la caduta dell’imposizione è una evoluzione intelligente. Per un completo ritorno alla normalità, tuttavia, manca ancora un passaggio: Bisogna spiegare ai responsabili delle strutture sanitarie che non ha più senso richiedere il tampone agli asintomatici perché oggi il virus Sars-CoV-2 non è l’unico in circolazione e inoltre, grazie all’immunità acquisita e diffusa grazie alle vaccinazioni, è ormai molto più affrontabile e gestibile, come per la maggioranza delle infezioni virali”. Insomma, manca solo l’ultimo miglio.

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