L’esperto: "Ci sono speranze che Manuel torni a camminare in un futuro non lontano”

Per Marco Molinari, direttore del Centro Spinale della Fondazione Santa Lucia Irccs, le speranze di tornare a camminare per il giovane, ferito a Rom, arrivano dagli studi in corso, che “stanno uscendo dal laboratorio per entrare in corsia”.

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Manuel Bortuzzo
TiscaliNews

Per Manuel Bortuzzo ci sono speranze. Anche se, come indicato dai medici che lo hanno curato, con le conoscenze attuali non è possibile che la giovane promessa del nuoto italiano ferito in una sparatoria a Roma, torni a camminare, in un futuro non lontano potrebbero arrivare nuove terapie, che - se anche ora sono solo in fase di studio - sarebbero in grado di fargli riprendere almeno qualche movimento. Lo afferma Marco Molinari, direttore del Centro Spinale dell'Irccs Santa Lucia di Roma.

Primo passo: prendere coscienza della malattia

"Premetto che possiamo parlare solo in generale, non avendo a disposizione i dati specifici del paziente, ma questo è un momento estremamente interessante per la riabilitazione. Detto questo il ragazzo deve prima di tutto lavorare per ottenere la migliore vita possibile con la sua condizione, prendere coscienza della malattia e delle autonomie che sono comunque raggiungibili. Una volta ottenuto questo non deve perdere la speranza, perché nella ricerca in questo settore le novità e le scoperte arrivano con ritmo di mesi, neanche di anni".

Gli ultimi studi

Al momento ci sono diversi gruppi nel mondo che stanno cercando il modo di far riguadagnare i movimenti a chi subisce una lesione spinale. "Due gruppi principali in Usa e Europa stanno studiando un approccio multidisciplinare che si basa sia sulla fisioterapia che sulla neuromodulazione ottenuta con farmaci che stimolano la formazione delle fibre nervose con risultati molto promettenti.

La rigenerazione delle fibre

Usa alcuni soggetti che avevano una lesione completa sono riusciti con un lavoro di un anno ad avere la ripresa di alcuni segni motori. Non hanno ripreso il controllo degli arti, ma è comunque qualcosa che poco tempo fa si pensava impossibile. Anche a Losanna si sta lavorando su un approccio simile, mentre noi siamo in collaborazione con l'università di Zurigo in un progetto che prevede di iniettare entro 28 giorni dal trauma un farmaco che aiuta la rigenerazione, siamo già alla fase 2 della sperimentazione sull'uomo.

La speranza da rigenerazione del midollo

A questi, basati sulla rigenerazione delle fibre, si aggiungono altri tipi di intervento che prevedono invece la sostituzione delle funzioni del midollo, ad esempio con esoscheletri o altri dispositivi, anche questi molto promettenti e in fase di test, anche se ancora preliminari, sull'uomo. E' proprio questa la novità principale di questo periodo, finalmente dopo decenni di studio si sta passando dagli esperimenti in laboratorio e sugli animali a quelli sull'uomo".