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[La storia] Diventa mamma a 63 anni e lo Stato le nega il bonus bebè: "Lei ha già la pensione"

Ancora più incomprensibile non è la voglia di essere mamma che sfida il tempo, e che pur eccessivo quando non riconosce i limiti naturali, si può anche arrivare a capire. Ma addirittura il bisogno di esserlo ancora, di esserlo per la terza volta. Non solo la maternità come diritto assoluto ma addirittura come capriccio

Antonio Mennadi Antonio Menna   
[La storia] Diventa mamma a 63 anni e lo Stato le nega il bonus bebè: 'Lei ha già la pensione'

Le hanno negato il bonus bebè per i nuovi nati perché la mamma percepiva già un sussidio dallo Stato. Si tratta, però, della pensione di anzianità. Già, perché parliamo di una madre che potremmo definire un po' atipica. Una mamma-nonna, che ha partorito a 63 anni. Un caso unico che ha aggrovigliato la burocrazia. Mettere al mondo un figlio in tardissima età genera anche di questi problemi. Quando mai gli uffici pubblici potevano immaginare di trovarsi di fronte una neomamma pensionata? Ma pare che le carte parlino chiaro: non sono cumulabili due sussidi assistenziali. Già partono i ricorsi, chiaramente. Intanto l'intera vicenda apre interrogativi ben più importanti di un piccolo caso burocratico.  

Vietato domandare 

C'è da riflettere leggendo la storia di Sonia, nata in provincia di Firenze ma residente da tempo a Palermo. A 63 anni ha dato alla luce - due anni fa - Eleonora. Inseguiva il sogno della maternità da tempo e, con la fecondazione artificiale eterologa, con la donazione del seme del marito, alla fine ci è riuscita. Diventa mamma all'età in cui le altre diventano nonne. Normale? Per lei sì. L'emozione di una nuova vita. Il primo vagito. Il respiro del futuro. Vietare chiedersi che mamma sarà. 

Basta l'amore? 

A settant'anni, la figlia ne avrà sette. Ma non conta. Basta l'amore. Si può negare a una donna il diritto alla maternità, quello che la natura nega alla tarda età, forse non a caso? No, a quanto pare. La natura si può sfidare. I limiti sono fatti per essere superati. L'uomo, anzi il super uomo, col suo desiderio detta tempi e regole. Nessuno può impedirgli nulla. Conta l'amore. L'onnipotenza dell'amore, la dittatura del desiderio, il diritto esclusivo al proprio piacere. Vietato dire che è assurdo. 

Tutto si può? 

Mamma all'età della nonna. Tutto si può, a quanto pare. Cosa conta? Il desiderio. Il piacere. Voglio un figlio come diritto universale. Lo voglio a 60 anni. Lo voglio a 70. Che importa che quando lui sarà un adolescente io magari non mi reggerò in piedi. Lo voglio ora, lo voglio io. Poi lui in qualche modo farà. Intanto ho diritto ad assecondare il mio desiderio. Voglia senza responsabilità. Anzi, tutti i discorsi sulla responsabilità sono antichi, moralistici, punitivi. Dateci tutto, datecelo ora, dateci quello che vogliamo. 

Il paradosso 

La storia di Sonia, poi, si compone di due elementi aggiuntivi che ne completano un quadro paradossale. Di uno abbiamo già parlato: il minuetto burocratico con il contenzioso legale per il bonus bebè che non può sommarsi alla pensione. Il secondo è che la donna ha già due figli: uno di 43 e uno di 39 anni. Ma i due non gli davano nipoti. Così lei si è attrezzata e, con l'aiuto delle provette, ha fatto una figlia. Ancora più incomprensibile, si può dire? Non è la voglia di essere mamma che sfida il tempo, e che pur eccessivo quando non riconosce i limiti naturali, si può anche arrivare a capire. Ma addirittura il bisogno di esserlo ancora, di esserlo per la terza volta. Non solo la maternità come diritto assoluto ma addirittura come capriccio. 

Un caro raro ma non unico 

Il caso di Sonia è raro ma non unico. In Italia, Adriana Iliescu, qualche anno fa ha dato alla luce un figlio a 66 anni. In India, una donna è arrivata a partorire a 70 anni mentre una donna tedesca, già madre di 13 figli, si è sottoposta a fecondazione in vitro in Ucraina e ha partorito, a ben oltre 60 anni, 4 gemelli. Casi limite che invitano ancora una volta alla riflessione. 

Il senso del limite 

Oltre i sussidi negati, infatti, oltre le carte, che in qualche modo troveranno la loro strada, c'è una riflessione etica, che riguarda l'uomo e il senso del limite. Davvero si ha diritto a tutto? Davvero si può considerare un bambino un diritto soggettivo? Davvero è un atto d'amore diventare mamma all'età di una nonna? E davvero l'amore, invocato come lasciapassare universale verso qualunque desiderio, può sostituirsi a tutto e tutto coprire, tutto giustificare, perfino una vita nuova “confezionata” per sfizio o per un record o per un proprio bisogno o per la necessità di non sentire il tempo che passa oppure un limite, qualunque limite?

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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