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Pestaggi e torture nel carcere minorile: arrestati 13 agenti. I racconti shock: "Insulti, sputi e stivali in faccia"

Accusati di maltrattamenti e abuso di potere. Altri 8 agenti stati sospesi dal servizio. L'rdinanza: "Uno per aver reagito ha subito spedizione punitiva"

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Foto Ansa
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"Le violenze perpetrate" all'interno del carcere Beccaria "corrispondono esattamente a una pratica reiterata e sistematica (...) che connota la condotta ordinaria degli agenti che vogliono stabilire le regole di civile convivenza (...) ed imporle picchiando, aggredendo e offendendo i minorenni detenuti". Lo scrive il gip di Milano Stefania Donadeo nell'ordinanza che ha portato agli arresti 13 agenti di polizia penitenziaria dell'istituto e alla sospensione di 8. Il giudice parla di un "sistema consolidato" che ha determinato "un clima infernale" verso i giovani.

"Insulti, sputi e stivali in faccia"

"Mi hanno svegliato e mi hanno picchiato mentre ero in cella con un altro (...) mi hanno portato giù in una stanza singola e lì mi hanno ancora picchiato in faccia sul naso che mi faceva tanto male. Mentre mi picchiavano dicevano 'sei venuto ieri e fai così, sei un bastardo, sei un arabo zingaro'". Questa è solo una delle tantissime e drammatiche testimonianze dei detenuti minorenni che avrebbero subito torture e maltrattamenti da alcuni agenti della Polizia penitenziaria nel carcere minorile Beccaria di Milano.

Ventuno i destinatari di misura cautelare e 25 gli indagati in totale. I verbali sono contenuti nell'ordinanza firmata dal gip di Milano Stefania Donadeo. Un altro ragazzo, che sarebbe stato pestato da sette agenti nel novembre 2022, ha raccontato: "Il primo colpo è stato uno schiaffo, il secondo colpo è stato un pugno, il terzo colpo è stato nelle parti intime e da lì ho visto tutto nero (...) l'ultima cosa che mi ricordo è che mi ha sputato addosso". Le violenze spesso avvenivano "nell'ufficio del capoposto" e in alcuni casi sarebbero stati anche dieci agenti ad aggredire un solo ragazzo. "Ammanettati" e poi "picchiati", si legge ancora negli atti. L'8 luglio scorso un altro giovane ha raccontato: "Hanno spaccato un mio amico (....) qua sul labbro qua c'aveva l'impronta degli stivali (...) gli hanno schiacciato la faccia con gli stivali".

"Il nuovo direttore non ci protegge"

"Tutte le mazzate che so state date qua (...) non puoi fare una cosa del genere". "Io non so il direttore perché si è svegliato in questo modo (...) dice che sta prendendo provvedimenti seri, si sta scaricando le telecamere e tutto (...) tu sei il Direttore, tu ci devi proteggere, punto (...) per un marocchino di m... che manco parla l'italiano". Così due degli agenti di Polizia penitenziaria indagati a Milano per le presunte violenze e torture nel carcere minorile Beccaria, tra cui Simone Talamo finito in carcere, si stupivano, intercettati il 9 marzo scorso, come si legge nell'ordinanza, del fatto che "il nuovo direttore 'vuole fare sul serio' e vuole acquisire le immagini delle telecamere che riprendono i pestaggi".

Un altro degli arrestati, Giovanni Blandino, sempre il 9 marzo scorso e parlando ancora della possibilità che acquisissero le telecamere, diceva: "però vabbè ... alla fine io lo so com'è che non gli devo lasciare un ca.... infatti non ha un segno addosso". Per il gip è "la prova del metodo usato dagli agenti", ossia "picchiare in modo tale da non lasciare il segno". Per questo un ragazzo ha messo a verbale che "ha cercato di rendere fisicamente più visibili le conseguenze procurandosi degli ematomi sul torace con ripetuti pizzicotti". Ad ogni modo, sempre nei verbali ci sono anche crude testimonianze delle ferite subite dai giovani reclusi.

I ragazzi malmenati al Beccaria avevano paura a denunciare

"I ragazzi malmenati" dagli agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere minorile Beccaria "non denunciavano per timore di ritorsioni e di rappresaglie, come è accaduto" ad un giovane che, dopo essere stato molestato sessualmente ed "aver reagito a ciò, ha dovuto subire una spedizione punitiva da parte di altri agenti". E' uno degli episodi più violenti ricostruiti dal gip di Milano Stefania Donadeo, nell'ordinanza. Come si legge nel provvedimento, il 9 novembre scorso, il capoposto Gennaro Mainolfi, uno degli arrestati e che era stato soprannominato "Mma perché picchiava forte", sarebbe salito dal giovane detenuto, in precedenza molestato e quel giorno violentemente pestato, in quanto il suo compagno di cella "chiedeva insistentemente un medicinale".

Quest'ultimo, secondo il capo di imputazione, sarebbe quindi stato condotto al piano di sotto dove poco dopo avrebbe cominciato a gridare all'amico: "mi stanno picchiando, stai attento che vogliono picchiare pure te". Infatti una volta che gli agenti sono ritornati nel reparto, Roberto Mastronicola, pure lui ora in carcere, "apriva la finestra del blindo", chiedeva al ragazzo vittima di approcci sessuali "di avvicinarsi e gli spruzzava negli occhi uno spray al peperoncino". A questo punto in sei, i primi due assieme a Federico Masci, Giuseppe di Cerbo, Cristian Meccariello e Raffaele Salzano (anche loro tra i destinatari dell'ordinanza), avrebbero insultato e preso a calci e pugni "su tutto il corpo" il minorenne e, "una volta steso a terra", lo avrebbero ammanettato e continuato a "colpirlo", strappandogli la maglietta, mentre lui tentava di difendersi con un pezzo di piastrella.

Poi lo avrebbero portato al piano terra "in una cella di isolamento" dove lo avrebbero spogliato "lasciandolo completamente nudo" e con le manette, per poi prenderlo a cinghiate fino a farlo sanguinare. E ancora tanti calci e infine lo avrebbero lasciato lì per terra, senza coperte o indumenti per un'ora. Il mattino successivo, quando hanno trasferito il ragazzo dalla sua cella a un'altra, ancora calci e insulti: "sei un figlio di p..., sei un arabo zingaro, noi siamo napoletani, voi siete arabi di m...".

Agente intercettato: "Con i video siamo fregati"

"Prima non c'erano le videocamere si trovavano le scuse 'sì il ragazzo c'ha aggredito bla bla bla bla bla' e ma mo' non è più come una volta ... mo' stanno le telecamere che parlano eh ... e come ca... ti giustifichi mo'?". Così un agente della Polizia penitenziaria parlava con un collega del comportamento, in particolare, di un collega che è tra gli arrestati nell'inchiesta della Procura di Milano su violenze e torture nel carcere minorile Beccaria. Il dialogo è tra le intercettazioni ambientali "audio-video" svolte all'interno di un ufficio del carcere. Una conversazione che, come si legge nell'ordinanza del gip Donadeo, "non solo costituisce un rilevante riscontro" ad una delle aggressioni subite dai 12 ragazzi detenuti, ma anche "un'ulteriore prova della prassi instaurata tra gli agenti di falsificare le relazioni di servizio relative agli interventi violenti ai danni dei detenuti". Violenze ai loro danni che avvenivano, come emerge dagli atti, anche semplicemente quando un ragazzo chiedeva "con insistenza" un accendino per poter fumare.

 

 

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