[L’inchiesta] Un male oscuro uccide i nostri soldati. L’avvocato scrive alla Difesa: “E' la depressione il cecchino da abbattere”

La lettera del legale Giulio Murano alla Trenta. I drammatici dati dell’Osservatorio Nazionale dei Suicidi nelle Forze dell’Ordine (ONSFO) di Cerchio Blu

dida: L'intervista a Radio Radicale rilasciata dall'avvocato Giulio Murano
L'intervista a Radio Radicale rilasciata dall'avvocato Giulio Murano
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“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie” si legge nei versi di una poesia scritta da Giuseppe Ungaretti, ma il grande poeta, ex combattente della Grande Guerra, mentre stendeva quelle parole aveva in mente un’altra morte, quella della trincea, non il suicidio. Un male oscuro sta serpeggiando nelle nostre Forze Armate, la depressione, un killer invisibile che sta mietendo troppe vittime. Per questo l’avvocato Giulio Murano ha inviato una accorata lettera aperta alla ministra della Difesa Trenta e ai presidenti delle commissioni parlamentari Difesa della Camera dei Deputati (Gianluca Rizzo) e del Senato della Repubblica (Donatella Tesi). “Di fronte all’allarmante fenomeno dei suicidi, – ha scritto il legale - che interessa i militari di tutte le specialità ed in particolare dell’Arma dei Carabinieri, oltre che le forze di polizia, è necessario intervenire in ordine alla sottoposizione dei militari a più accurate visite mediche periodiche e che, nel caso siano riscontrate anche lievi criticità psicologiche, prevedano, nel protocollo, l’immediata verifica specialistica ed in ogni caso l’immediata esclusione da servizi armati ovvero l’eliminazione della dotazione dell’arma di ordinanza, al fine di prevenire ogni possibile e malsano utilizzo della stessa per fini autolesionistici”. 

L'allarme di Murano 

Molti soldati quando ritornano dalle missioni di pace soffrono della "Sindrome del Vietnam", ma non hanno il coraggio di denunciare il loro stato d’animo: non vogliono, come ha detto uno di loro a Panorama, essere considerati “un giocattolo rotto”. Murano ha lanciato un allarme che è subito stato recepito, in particolare dai parenti di chi indossa le stellette. Perché alcuni militari pur di non continuare a vivere quella vita preferiscono togliersi la vita. Il legale, che avuto un mandato difensivo per la tutela dei familiari di un graduato dell’Esercito morto suicida in una caserma italiana, ritiene che ci sia una “esigenza indifferibile che si proceda al più presto, con l’emanazione di stringenti direttive atte a poter prevenire le morti, purtroppo crescenti, di militari in servizio, sia in Italia che all’estero”. Ma quali sono le ragioni che spingono a oltrepassare la soglia? Lo stress, i controlli psicologici inesistenti sono soltanto alcune delle cause che determinano la morte autoindotta. In questi casi si parla di multifattorialità e più spesso di sindrome post-traumatica da stress. Queste manifestazioni di malessere non possono non allarmare il sistema delle Forze Armate: i suicidi tra i militari sono in costante aumento (nell’80% dei casi si suicidano con la pistola d’ordinanza).

Il dramma in numeri

“In Italia i numeri dimostrano chiaramente la tragicità della situazione: negli anni tra il tra il 2012 e il 2016, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, sono 255 i militari morti suicidi. 42 casi solo nel 2012”, si legge su forzeitaliane.it. “Ci sono tutta una serie di parametri che sono legati allo stato di ansietà che l’espletamento di mansioni in ambiente fortemente gerarchizzato e legato all’aspetto sanzionatorio militare che per eventuali mancanze o carenze porta a sviluppare uno stato di stress più o meno permanente: dipende anche dal tipo di servizio espletato, insomma fra le cause scatenati del suicidio potrebbe anche esserci l’insoddisfazione”, spiega il legale. Dovrebbe essere investigato anche un altro aspetto sociologico: “Mentre negli scorsi anni il mondo dell’esercito era più autoreferenziale, legato ai propri ambiti di operatività, alle proprie metodologie organizzative e gestionali, oggi il militare è esposto nella circolarità delle informazioni e a raffronti, così se soffre di una criticità che non viene percepita quella è destinata a diventare un elemento di deterioramento della salute”, ha detto Murano. Peraltro, per un professionista della guerra o dell’ordine pubblico non è facile confessare una “debolezza”, così chi ha un disagio tende a rimuoverlo.

Il lavoro di ONSFO

Un importante lavoro di ricerca e di denuncia è portato avanti dall’Osservatorio Nazionale dei Suicidi nelle Forze dell’Ordine (ONSFO) di Cerchio Blu (raccoglie e analizza i suicidi e “gli eventi di omicidio-suicidio degli operatori di polizia italiani”). Gli ultimi dati elaborati sono tragici: dal 2010 al 2016 nella polizia di stato ci sono stati 62 suicidi, i carabinieri che sino tolti la vita sono 92, nella guardia di finanza hanno detto basta in 45, la polizia penitenziaria conta 47 vittime, 8 la Forestale. Una mattanza. Le conclusioni spettano all’avvocato Murano. “Non si può relegare il preoccupante fenomeno dei suicidi militari a scelte drammatiche, ma individuali, quasi che ogni militare non fosse parte unitaria ed integrata del corpo sociale organizzato a tutela della difesa e della sicurezza dello Stato. Le notizie allarmanti … devono sollecitare, soprattutto, la massima attenzione dei comandanti, ai vari livelli di responsabilità, nel garantire, in via preventiva, il necessario ascolto alle richieste di assistenza, a volte non bene espresse o raccolte”. Il legale ha lanciato un messaggio, ora si spera che sia tenuto in debito conto dalla ministra della Difesa Elisabetta Trenta: Spetta a lei l’ultima parola.

La trasmissione di Radio Radicale

Interessanti anche le conclusioni cui è arrivato l'avvocato Murano nel corso della trasmissione "Cittadini in divisa" andata in onda su Radio Radicale il 7 gennaio 2019. Intervistato da Luca Marco Comellini (segretario del Partito per la tutela dei diritti dei Militari e delle Forze di Polizia) ha messo in evidenza una serie di argomenti scottanti. Potete ascoltare la sua intervista (senza alcuna censura) nell'audio che vi proponiamo a inizio pagina.