"Mafia attiva e pericolosa anche nella pandemia": le parole di Bassetti e Don Ciotti

Il presidente della Cei e il fondatore di Libera concordi sulla pericolosità della criminalità organizzata favorita dalla corruzione

'Mafia attiva e pericolosa anche nella pandemia': le parole di Bassetti e Don Ciotti
Don Ciotti (Foto Ansa)

La Giornata numero 26 per fare memoria delle 1023 vittime della mafia è stata un’occasione per mettere insieme Dante e il Covid. Il padre della lingua italiana, infatti, è stato scelto come ispiratore immaginifico della lotta alla mafia con il verso conclusivo dell’Inferno dantesco: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, mentre le celebrazioni sparse su tutto il territorio nazionale a causa della pandemia hanno accomunato i messaggi per l’occasione sia del cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Cei, sia di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, nata con l’intento di una lotta e resistenza alla mafia in tutti i campi della società. Una lotta lunga e difficile anche a motivo della capacità delle mafie capace di immergersi nell’evoluzione dei tempi e dell’economia.

Senza dubbio importante il messaggio di Bassetti, non di circostanza, che a nome della Chiesa italiana sostiene Libera nella sfida importante per la democrazia ma pericolosa. Non a caso il presidente della Cei chiama “martiri” le vittime innocenti della lotta alla mafia. Nel corso dell’anno il giovane giudice Rosario Livatino, vittima illustre della lotta alla mafia sarà dichiarato ufficialmente beato.

In ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie

Anche in un tempo controverso e doloroso come la pandemia ha un senso raccogliere la sfida mafiosa. “Oggi – ha rilevato don Ciotti nel suo videomessaggio - ricordiamo tutte le vittime innocenti delle mafie per fare memoria e abbracciare i loro famigliari. Questa memoria riconoscente si manifesta in questi giorni come vicinanza a chi è impegnato in prima linea nel combattere questo terribile virus, curando e salvando ammalati. E anche come ricordo delle sue vittime. Siamo chiamati oggi a far la nostra parte, adottando comportamenti responsabili, seguendo tutte le misure necessarie. Spero – prosegue don Ciotti – che questo virus sia al più presto contenuto e debellato ma… attenzione! il ritorno a una vita sociale ‘normale’ non faccia dimenticare gli altri virus che da lunghi decenni infestano il nostro Paese”. Il riferimento  è “alle mafie, alla corruzione, alle ingiustizie sociali, allo smantellamento dei diritti, a una democrazia pallida, alla distruzione ambientale”. La speranza di don Ciotti è che “l’emergenza sanitaria ci apra gli occhi anche su questi virus e sulla mancanza di anticorpi etici che li hanno resi forti: indifferenza, egoismi, opportunismo, neutralità, rassegnazione, delega”.

Nel suo messaggio Bassetti ha ricordato che dagli anni Novanta del secolo scorso “le mafie sono molto cambiate. Si sono adattate ai mutamenti sociali, la loro pervasività è stabilmente planetaria, e si compirebbe un errore se fossero considerate solo un fenomeno italiano, o solo relegato al nostro meridione.  Noi oggi ricordiamo le vittime di questo flagello, di questa strada di corruzione che nega in radice il bene comune. Si compie un errore se si associano le mafie alla sola violenza delle armi. La loro violenza è anche più ampia: si chiama corruzione”.

Ci sono voluti anni per scuotere la coscienza ecclesiale sul fenomeno mafioso. Alla presa di coscienza hanno contribuito vittime famose e non e anche alcuni ecclesiastici. Grazie a questa figure la presa di coscienza è ormai cambia e non può più starci connivenza, acquiescenza, disinteresse.

Ricordando i nomi delle persone, il loro martirio, il dolore che le circonda, e anche il lavoro, il coraggio, l’onestà, l’impegno, le speranze, - precisa Bassetti - comprendiamo che questi martiri sono nostri modelli, nostri maestri, ed è a loro che dobbiamo guardare per imprimere in noi stessi la consapevolezza della gravità di questi fenomeni che divorano le società, in Italia e all’estero. Questi martiri sono lì a osservarci, a giudicare le nostre azioni, le nostre intenzioni e le nostre coscienze: sono tutti lì a misurare la nostra verità e coerenza”.

Su questo terreno, carissimi amici di Libera, - è l’esortazione del presidente Cei - dobbiamo impegnarci quotidianamente per eliminare ogni brandello di equivoco, in primo luogo per seguire il Vangelo, onorare le nostre vittime, i nostri martiri, e per sostenere chi, sul campo, combatte per una società più giusta e libera, affinché vi sia un concreto sviluppo umano integrale”.

Con la pandemia, le mafie e la sottocultura mafiosa si stanno rafforzando, e così aumentano le loro vittime. “Non possiamo rischiare – ragiona il cardinale Bassetti - di farci avvelenare dai loro frutti cattivi, ecco perché dobbiamo dare forza ai corpi intermedi come Libera, i quali – secondo la Costituzione – formano l’architrave della democrazia. Mi rivolgo a voi, ma anche a tutta la Chiesa e alle persone di buona volontà, per chiedere un impegno costante e chiaro, nel ricordo dei martiri e dei loro cari, nella consapevolezza che le mafie prosperano lì dove c’è corruzione, inefficienza ed ambiguità. Dobbiamo muoverci concretamente, tutti assieme, per sostenere il Santo Padre contro queste apostasie, che spesso calpestano lo stesso messaggio evangelico per fondare le loro identità”.

E don Ciotti chiosa: “Il contrasto alle mafie sia sociale, educativo, culturale, etico”.

La speranza è che “l’emergenza sanitaria ci apra gli occhi anche su questi virus e sulla mancanza di anticorpi etici che li hanno resi forti: indifferenza, egoismi, opportunismo, neutralità, rassegnazione, delega”.  La sfida è tutta ancora in piedi perché – conclude don Ciotti - “mai come in questo frangente storico, nonostante il grande impegno di magistratura e forze di polizia, le mafie sono forti e potenti”. “Potenti perché insediate in un sistema economico e finanziario che, se non criminale, è criminogeno e che, se non ha accolto le mafie, non ha fatto certo nulla per impedirne l’accesso in un intreccio di omissioni, ‘distrazioni’ e complicità”.