[La polemica] Ma quale mafia, i Casamonica e gli Spada non sono come Riina. È solo brutale violenza spettacolo

Ostia, nell’immaginario collettivo, è peggio di Corleone o di Locri. Roberto Spada con quella testata al giornalista Rai è diventato come Brusca che le sue vittime le scioglieva nell’acido. Ma la mafia non reagirebbe a una troupe televisiva dando una testata al giornalista

Un momento dell'arresto di Antonio Casamonica (Ansa)
Un momento dell'arresto di Antonio Casamonica (Ansa)

Ho letto le motivazioni dell’arresto dei quattro del clan Casamonica, le valutazioni di analisti e commentatori sul pestaggio, del giorno di Pasqua, in un bar della periferia di Roma di una donna disabile e del barista romeno. E poi del pestaggio di una troupe televisiva che seguiva la retata. E i titoli sparati sul web. Ormai la Roma criminale ha conquistato le prime pagine. E nomi come Spada o Casamonica sono diventati più famosi dei Riina o dei Condello e Mallardo.

Dominio sul territorio, non mafia

Fa riflettere la tesi del gip di Roma che vede nel pestaggio al “Roxy bar” della Romanina, per una questione di corsia preferenziale negata nel servire al banco, il modo dei Casamonica «per riaffermare il loro dominio sul territorio». Non ci credo. Mi dispiace. Roma non è Corleone e i Casamonica sono un clan malavitoso sinti, di zingari. Clan specializzato in attività criminali. Che un Casamonica entri nel bar pretendendo di essere servito per primo e reagisca picchiando una donna disabile è sicuramente una aggressione violenta.

Decisione culturalmente rilevante

Che la Procura di Roma decida di contestare l’aggravante del metodo mafioso è una decisione culturalmente importante. Nella Capitale, sostiene la Procura di Giuseppe Pignatone, esistono clan mafiosi locali che usano la corruzione per raggiungere i loro obiettivi. Ostia, poi, nell’immaginario collettivo, è peggio di Corleone o di Locri. Roberto Spada con quella testata assestata al giornalista Rai è diventato un macellaio al pari di Giovanni Brusca che le sue vittime le scioglieva nell’acido. Come gli squartatori della mafia nigeriana che le loro vittime le tagliano a pezzi e le chiudono in valigia (penso alla povera Pamela, Macerata).

Violenza-spettacolo

Però io credo che la mafia non reagirebbe alla presenza di una troupe televisiva dando una testata al giornalista (sembra che si sia scatenata una competizione tra giornalisti a chi viene aggredito). È come se alla informazione spettacolo, il malavitoso rispondesse con la violenza-spettacolo. Francese, De Mauro, Fava, Siani, Spampinato, Rostagno, Impastato, Cristina, furono tutti ammazzati perché con il loro lavoro, le loro inchieste giornalistiche avevano dato fastidio ai poteri criminali.

La maionese impazzita

Può succedere che i troppi riflettori accesi su un palcoscenico, alla fine, accechino, creino un cortocircuito o una maionese impazzita. Ci vuole misura. Che ad Ostia esista la mafia è storicamente provato. E ad Ostia esistono la corruzione di pubblici ufficiali e le imprese dell’industria turistica finite in mano ai clan. Ma la maionese della comunicazione e della informazione è come se fosse impazzita. Tutto esasperato, tutto esagerato. Ormai si gioca alla mafia e all’Antimafia. Come quando da ragazzini giocavamo agli indiani o ai cowboy, così oggi la mafia e l’Antimafia si scontrano alla luce del sole. Come se fosse un problema di medaglie da mettersi al petto. Come se fosse un reality senza fine.