Il Prof spiega e gli allievi si annoiano? Neuroscienze e tecnologia aiutano a rendere le lezioni memorabili

La lezione frontale continua ad essere una metodologia didattica molto diffusa. Le neuroscienze sostengono che sia possibile migliorarne l’efficacia con qualche semplice accorgimento

Il Prof spiega e gli allievi si annoiano? Neuroscienze e tecnologia aiutano a rendere le lezioni memorabili

Mark Twain in una sua celebre battuta considerava la lezione frontale “un modo per trasferire informazioni dal quaderno di un docente a quello di uno studente senza che le stesse informazioni passino nella testa di nessuno dei due”. Al di là delle battute, i limiti della lezione frontale sono confermati sia dalle ultime teorie sull’apprendimento sia da numerosi esperti di formazione.
 
Ad ognuno di noi sarà capitato di assistere a lezioni o conferenze noiosissime, divertenti o molto interessanti. In base alla propria esperienza un docente esperto o un buon oratore riesce facilmente a rendere efficace l’interazione con il proprio auditorio. Ma quali sono le leve strategiche da utilizzare o le variabili da manipolare per rendere accattivante una lezione?

Le leve strategiche

Tra le numerose ricerche scientifiche che studiano i processi di apprendimento, trova spazio il modello A.G.E.S. (Attention, Generation, Emotion, Spacing) proposto da alcuni neuroscienziati che tiene conto delle attività cerebrali legate ai processi di apprendimento.

Il ruolo attivo degli alunni

Il contesto formativo, sia esso fisico o virtuale, gioca un ruolo determinante. La sua efficacia dipende dalla capacità di catturare e tenere viva l’attenzione, fornire un’ampia varietà di stimoli, agire sulla sfera emotiva e tenere conto dei processi di ritenzione e rimozione delle informazioni. Il tutto finalizzato ad aumentare il ruolo attivo del discente.

Come funzionano le modalità di apprendimento

I ricercatori hanno scoperto che tutti noi abbiamo essenzialmente due modalità di apprendimento che corrispondono ad altrettante attività cerebrali. Con la prima modalità si focalizza l’attenzione su uno specifico argomento attivando aree neurali ben delimitate (focus mode). Con la seconda vengono attivate aree più ampie (diffuse mode). Entrambe le modalità giocano un ruolo importante nell’apprendimento e la loro conoscenza risulta utile nella costruzione di ambienti di apprendimento fisici e virtuali.

Il primo obiettivo da raggiungere

Focalizzare l’attenzione dei discenti su uno specifico argomento è il primo obiettivo da raggiungere. In questo modo si possono favorire attività di natura logica e sequenziale utili per la comprensione e la risoluzione di problemi. Bisogna però tenere presente che l’attenzione decade fisiologicamente con tempi variabili ma piuttosto rapidi.

L'importanza delle pause

L’importanza delle pause e la necessità di alternare attività diverse si ricollegano all'esigenza di generare stimoli eterogenei. In questo caso, l’apprendimento avviene in maniera più rilassata e creativa. Viene favorito il lavoro intuitivo a quello logico con la ricerca di relazioni o la creazione di connessioni con altri argomenti noti. Attività tipiche sono riconducibili all’impiego di materiale audiovisivo, supporti multimediali o applicazioni tecnologiche. Mantengono la loro efficacia anche le classiche attività tradizionali come la lettura, la scrittura, la sintesi e il confronto tra pari.

Il ruolo delle emozioni

Anche le emozioni giocano un ruolo importante nell’apprendimento. Le tecniche di memorizzazione fanno ricorso proprio alle emozioni per spostare informazioni dalla memoria a breve termine alla memoria di lungo termine. Rendere memorabile una lezione con aneddoti e brevi storie può essere una carta vincente. Sottolineare intuizioni o osservazioni positive può essere invece un modo per aiutare gli studenti a superare problemi legati all'autostima o a blocchi di natura psicologica.

Interiorizzare la conoscenza

La distribuzione di contenuti nel tempo (spacing effect) si ricollega invece alla necessità di interiorizzare la conoscenza. La pianificazione dei ripassi e la rielaborazione dei contenuti in tempi diversi favorisce la capacità di ritenere le informazioni. Numerose sono le piattaforme tecnologiche che si basano su questo principio e che permettono di sostenere e supportare il lavoro svolto in aula.

La difesa della tradizione

Per gli affezionati della tradizione ci sono comunque buone notizie. Alcuni ricercatori sostengono infatti che la lezione frontale sia molto efficace quando impiegata per approfondimenti su argomenti specifici. In ogni caso tutti i suggerimenti che emergono dalla ricerca scientifica possono contribuire a migliorarne la qualità e favorire la creazione di ambienti di apprendimento innovativi.