[Il ritratto] I busti del Duce, le feste bunga bunga, il crollo e gli affari con i rom: la vita sulle montagne russe di Lele Mora

Il manager di nomi dello spettacolo voleva guadagnare "10 euro a bottiglia" da una partita di champagne. Portato in un campo nomadi, è stato rapinato dei soldi prestati da un malavitoso. L'ultimo atto di una esistenza che sembra un romanzo popolare

Lele Mora tra i Carabinieri (Ansa). A destra, nel momento di massimo splendore
Lele Mora tra i Carabinieri (Ansa). A destra, nel momento di massimo splendore
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

"Contavo di guadagnare da questa operazione 10 euro a bottiglia". Con questa speranza Lele Mora si è portato appresso 40 mila euro consegnatigli da un pregiudicato ora sotto inchiesta (come l'ex manager di Vip) e ha incontrato persone che gli proponevano l'acquisto a prezzi vantaggiosi di bottiglie di champagne Dom Perignon. Luogo di incontro il Naviglio, da lì fino ad uno sterrato che porta ad un cancello. Quel cancello è l'ingresso ad un campo nomadi. Dove Mora è stato condotto all'interno di una roulotte, e a suo dire, aggredito e rapinato, per poi essere cacciato via tra spintoni e urla. E' andata male, andrà anche peggio. Perché il denaro rubato non è di Mora e il pregiudicato che glielo ha consegnato per concludere l'affare lo rivuole indietro ad ogni costo. "Si presentava con cinque o sei uomini" ha raccontato l'ex talent scout, arrivavano le minacce. E le aggressioni fisiche, non a Mora ma a un uomo e suo figlio molto amici di lui. Quest'ultimo raggiunto dentro un ristorante, trascinato fuori tra calci e schiaffi e l'intimazione di tirare fuori i 40 mila euro rubati. I fatti risalgono allo scorso maggio e vengono a galla ora con le indagini nell'ambito di cui è stato sentito lo stesso Mora. E' sono solo l'ultimo capitolo di una vita sulle montagne russe.

Tutti passavano da lui, tutti lo hanno abbandonato

Il penultimo capitolo della saga di Lele Mora è di qualche mese fa, con il lancio del suo impegno politico con Unione cattolica, la formazione che, nelle sue parole, si fonda "sui principi della filosofia cristiana che fa del perdono il suo punto focale" ed entro il 2019 (ci siamo, quindi) vuole arrivare in Parlamento. Come? Con l'appoggio di molti personaggi noti del giornalismo e dello spettacolo "che non vedono l'ora di farne parte". Prima c'era stato l'approdo in Albania come direttore di Top Channel. "Non posso aprire conti, se ho 100 euro sulla postepay me li portano via - da una sua intervista su Libero, ndr - sono marchiato a vita. Viaggiavo in aereo privato, avevo i soldi che mi uscivano dalle orecchie, ho sempre lavorato, dato tanto a chi mi era vicino, elargito pasti, pranzi, cene e ospitalità a tantissime persone". Prima ancora, il periodo di riabilitazione nella comunità Exodus di Don Mazzi, il furgoncino per caricare quanto rimasto al mercato ortofrutticolo di Milano e distribuirlo ai poveri dell'arcidiocesi ortodossa meneghina. Inclusi i vestiti venduti a poco prezzo. Prima ancora c'era stato il crack finanziario della sua società, la Lm, un mostro che ai tempi belli fatturava 60 milioni di euro l'anno. Fine del periodo dello splendore in cui se volevi affermarti nello spettacolo, specie all'ombra di Berlusconi, dovevi passare al vaglio di Mora attraverso provini e sì, anche le feste bunga bunga che hanno marchiato anni di (inutilmente morbose) cronache italiane intrecciandosi con una politica ridotta a teatrino di se stessa. Con quel crollo sono spariti tutti quelli che fino ad allora andavano adoranti ad accarezzargli i piedi, a chiedergli di trovare uno spazio per loro, di aiutarli a lanciare una carriera. 

Duce e croce, due capisaldi fra tante alterne fortune

Sempre stato fascista, soprattutto sempre ammiratore esplicito di Mussolini, Lele Mora non si è mai vergognato di considerare il Duce come il miglior leader possibile. Senza dimenticare di professare un'italianissima fede cattolica che non si tiene alla larga dalle gioie della carne e del denaro, dagli stravizi e dalle scorciatoie morali. "Sono tornato ad essere un ragazzo di campagna che si sveglia presto e va a lavorare" diceva due anni fa mentre scontava la pena (6 anni e un mese per  evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e favoreggiamento della prostituzione) con i lavori socialmente utili all'interno della comunità Exodus. Ma l'ex parrucchiere veneto che era diventato il re mida della televisione commerciale, tra pupe, secchioni, letterine, letteronze, schedine, modelle e anche attori di rilievo (suoi e lesti ad allontanarsi da lui Ventura, Ferilli, Cucinotta, Bova, Estrada, fra gli altri) ha continuato a provarci. L'idea di accendere carriere e vite non gli è mai passata. Ha ricominciato a organizzare eventi, casting, feste. E' ripartito da Simona Ventura, Claudio Lippi e Camila Giorgi. Perché la vita francescana va bene ma per un po'. Servono soldi (anche da restituire, e in fretta), serve un riscatto visibile anche a quelli che hanno tradito. Come Fabrizio Corona, con cui di recente Mora è finito in una diatriba imbarazzante sull'ammettere o negare che ai tempi della loro relazione fra loro ci fosse stato sesso. Gli sono rimasti sempre vicini il suo adorato cane e il fondamentale figlio Mirko che anche di fronte alla presunta rapina subita dai rom e alle minacce del malavitoso che aveva investito quei soldi, ha prestato il denaro mancante al padre. E' stata gloria, oggi è un sogno di gloria che porta a ricacciarsi nei guai. Quel che resta quando la scenografia dorata del bunga bunga crolla sulla scena.