La legge sulla legittima difesa che non aiuta Deborah. Il magistrato spiega la falla nel decreto

Il caso della 19enne che ha ucciso il padre violento non rientra tra le casistiche del decreto sulla legittima difesa che si occupa dei ladri in casa ma non di chi uccide per difendersi dalle violenze domestiche

La legge sulla legittima difesa che non aiuta Deborah. Il magistrato spiega la falla nel decreto
TiscaliNews

A lei è toccato il destino più crudele: aver ucciso il padre violento che picchiava lei, la madre e la nonna. Non si dà pace perché nonostante la picchiasse era suo padre, l'uomo che le aveva dato la vita. A 19 anni, la vita è segnata per sempre, Deborah Sciaquatori lo ha ucciso al culmine di una lite, l'ennesima. Davanti ai giudici, che l'hanno rimandata a casa con l'accusa di eccesso colposo di legittima difesa, ha raccontato tutto e lo ha fatto subito, si è disperata, ripeteva senza sosta che non voleva ucciderlo. Ma ha anche detto che da lui aveva visto solo violenze. Il racconto dei noonni, genitori della mamma Antonia, sono esplicative: "Picchiava nostra figlia da 20 anni. Era incinta e già la menava".

Racconta di aver vissuto una vita "che è stata sempre un inferno, da quando ero bambina. L’unico ricordo bello che ho di mio padre — ha detto nel verbale — è di quando, tra i 6 e gli 8 anni andavamo insieme in palestra. L’amore per la boxe è l’unica cosa bella che mi ha lasciato", ha traccontato tra le lacrime. Non è ancora chiaro se l'uomo sia morto per la caduta o per una coltellata sferrata dalla figlia.

Perché la legge non agevola Deborah

I magistrati hanno derubricato l’accusa di omicidio in eccesso colposo di legittima difesa, ma il procuratore di Tivoli Francesco Menditto è intenzionato a chiederne l’archiviazione riconoscendo la legittima difesa. Anche se, sembra evidente, la nuova legge sulla legittima difesa non tratta casi come questo, ma parla solo del ladro che ti entra in casa. Per Deborah nessuna tutela. 

Il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, spiega però in un'intervista con Repubblica, perché la legge firmata da Salvini in questi casi non è applicabile. "Era ed è una vittima. Una ragazzina che per anni ha subito maltrattamenti e che, soprattutto, non voleva uccidere suo padre. In un interrogatorio straziante, ha ammesso subito le sue responsabilità. Era disperata, non faceva che ripetere che non lo voleva uccidere", è il racconto che fa dell'interrogatorio a seguito del quale la giovane è stata messa ai domiciliari.

E spiega: "Mi è apparso subito chiaro che quella fosse la strada da percorrere anche se manca ancora qualche tassello. Per ora le contestiamo l’eccesso colposo. Bisogna sapere che l’ampliamento della legittima difesa prevede l’impunità per chi uccide uno sconosciuto che entra in casa per rubare, ma non per chi si difende da un convivente violento". Forse sarebbe stato il caso di ampliare l'efficacia del decreto?