[Il caso] Nell'incendio di governo, Lega e 5 Stelle cercano di prendere tempo almeno sul caso Diciotti. L'assist del rinvio delle carte a Catania

La giunta per la autorizzazioni si riunisce domani due volte per decidere cosa fare con le memorie di Conte, Di Maio e Toninelli. Grasso (Leu): "Il Tribunale deve avere tutte le informazioni". Ma una corretta decisione tecnica potrebbe servire alla maggioranza a guadagnare tempo prezioso e rinviare una decisione difficile. Il silenzio di Di Maio. Il malumore nei 5 Stelle: "Serve una segreteria politica"

Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i vice premier
Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i vice premier

Nella lunga notte in cui è sprofondato il governo giallo verde dopo la disfatta d'Abruzzo, un imprevedibile assist potrebbe arrivare proprio dal caso Diciotti. Il voto della Giunta per le autorizzazioni del Senato se autorizzare o meno il processo al ministro dell'Interno Matteo Salvini  per aver privato della libertà i 177 migranti a bordo della nave Diciotti (reato ipotizzato, sequestro di persona) è il primo rebus, ma anche il primo test, che Luigi Di Maio deve affrontare per dare un segnale alla sua base. Il leader politico del Movimento, scomparso dai radar da domenica, nessuna dichiarazione pubblica, no post, no tweet no foto nè videomessaggi, è davanti a un bivio. Dire no al processo, salvare il governo e se stesso, almeno per qualche mese ma perdere per sempre l'anima giustizialista e anticasta per cui i processi prima di tutto e soprattutto a chi ha l'immunità? Autorizzare il processo, rispettare il proprio Dna ma mettere a rischio il governo, l'alleanza, il proprio futuro politico (Di Maio è al secondo e ultimo mandato parlamentare) e un patrimonio di poltrone e incarichi che sono il vero cemento dell'alleanza?

Roulette russa

Domande difficili. Ancora di più le risposte. Una specie di roulette russa. E la cosa migliore sarebbe rinviare tutto tra qualche settimana, forse qualche mese, quando i nervi saranno, forse, più distesi e la mente più lucida. Sgomberare il tavolo da questa prima trappola. Decidere di non decidere ora. Via di fuga perfetta. La questione è la seguente. La scorsa settimana sono state inviate in Giunta, e il presidente Maurizio Gasparri le ha subito acquisite, le memorie del premier Conte, del vicepremier Di Maio e del ministro Toninelli. Si tratta di una corale "autodenuncia" per cui la gestione della nave Diciotti è stata "decisa e condivisa dal governo in nome e in difesa del supremo interesse nazionale".  Da notare che nessuno dei tre ha usato il doppio indirizzo: avrebbero cioè potuto inviare le rispettive memorie alla Procura di Catania e per suo tramite al Tribunale dei ministri e anche alla Giunta. Poichè questo non è successo e tecnicamente gli atti sono segreti (in realtà sono stati pubblicati integralmente su molti siti di informazione) secondo il vicepresidente della Giunta Piero Grasso (Leu) è necessario "inviare gli atti a Catania perchè si tratta di atti nuovi su cui è necessario che si possa esprimere anche il Tribunale dei ministri".  A questa proposta ha già aderito il senatore Gregorio De Falco, ex M5s, poi espulso perchè giudicato "fuori linea". Non è ancora nota la linea del Pd. Michele Giarrusso, il più esperto dei 5 Stelle in Giunta, oggi ha avuto un lungo e cordiale confronto con il collega senatore della Lega Pillon, anche lui membro della Giunta. "Vale il Regolamento della Giunta e la Costituzione" hanno detto poi, criptici. Il presidente Gasparri pare orientato al no: "Ho un regolamento e tempi precisi da rispettare, il Tribunale ci ha chiesto di valutare il caso del senatore Salvini, se ha agito o meno con una finalità pubblica che era quella di portare a livello sovranazionale un conflitto internazionale nato dal no di Malta al soccorso dei migranti". 

Una scelta politica

Ora, al di là dei tecnicismi pur importanti, la questione è in realtà tutta e solo politica. E un sacrosanto tecnicismo potrebbe diventare uno straordinario assist per evitare, rinviare, scossoni alla maggioranza. Quanto meno per gestirne una alla volta visto che da ieri, puntuale come una cambiale, è scoppiato il caso relazione costi-benefici sul Tav.

L'invio degli nuovi atti a Catania può infatti produrre il congelamento dei lavori della Giunta in attesa che il Tribunale dei ministri assuma nuove decisioni. E rinviare nel tempo quella scelta che per i 5 Stelle è "vita o morte". La trasmissione dei nuovi atti può sortire tre effetti. 1) il Tribunale, valutate le Memorie di Conte, Di Maio e Toninelli, decide che quella sulla Diciotti è stata una decisione politica e condivisa e che dunque non c'è reato. La vicenda si chiude così. Con grande chiarezza sotto tutti i punti di vista. Quello delle regole e del rispetto dei diritti, prima di tutto. 2) All'opposto, il Tribunale valuta positivamente la correità di premier, dei due vice e del  ministro e decide che tutti debbano rispondere dello stesso reato. Al Senato, poi, l'ultima parola. 3) Le nuove memorie non aggiungono e non tolgono nulla, Salvini resta sospettato di aver commesso un reato esercitando le funzioni di ministro dell'Interno. In ognuno di questi tre casi, i tempi si allungano.

Tempi più lunghi

Rinviare il voto in giunta (ad oggi obbligatorio entro il 23 febbraio) e quindi in aula (entro 23 marzo) conviene a Lega e 5 Stelle. O meglio, a Salvini e Di Maio che, nel tentativo di evitare scossoni ad una maggioranza che balla sul filo, prendono tempo utile alla ricerca di nuove strategie. Diverso il discorso per la base della Lega e la base del Movimento. I primi fanno quello che dice il Capitano, vincente, ma sono in continuo pressing per "mollare il peso morto dei grillini e tentare una nuova maggioranza in Parlamento con il centrodestra". La base grillina, al contrario, vuole il regolamento dei conti rispetto ad una linea "troppo spostata a destra e sempre più a traino leghista che ci ha fatto perdere 177 mila voti in undici mesi in Abruzzo".

Sotto esame

In questo momento sono sotto esame Di Maio e anche Di Battista le cui comparsate sempre "esasperate, finalizzate all'incidente", sono state  considerate  "negative". Peggio, "dannose". Sintomo della confusione e della voglia di regolamento di conti è che in serata si è diffuso un rumour per cui i vertici 5 Stelle starebbero ragionando "sulla creazione di una vera e propria segreteria politica", da sempre considerata una bestemmia, "con funzioni e mansioni specifiche perchè è chiaro che Di Maio è stato lasciato troppo solo. Soprattutto non può fare e decidere tutto lui e pochi altri". Vedi Casaleggio. L'agenzia di stampa è stata subito seccamente smentita da Rocco Casalino. Anche solo averla fatta uscire dice molto sulla rabbia che circola nel Movimento.

Rinviare tutto a Catania e allungare i tempi, non conviene al Pd, che ha tutto l'interesse di veder esplodere il dissenso nell'alleanza. E neppure a Forza Italia che sta facendo di tutto per accelerare il ritorno della Lega nel centrodestra e avviare le grandi manovre per un cambio di maggioranza. Grasso, che ha proposto il rinvio, ne fa una questione tecnica e di tutela dei diritti di tutti, oggi per domani. L'unico suo interesse è che questa vicenda non diventi, in un modo o nell'altro, "un precedente gravissimo per cui un governo può disobbedire alla legge in nome di una scelta politica".

Governo in fiamme sul Tav 

Il governo è in fiamme. La pubblicazione della Relazione sulla valutazione costi-benefici ha scatenato l'inferno. Nelle 78 pagine pubblicate sul sito del Mit il saldo dell'opera è, come previsto, ampiamente negativo per 7-8 miliardi. Dopodichè si scopre, tra le altre cose, che il valore della benzina risparmiata dai camion, il mancato incasso, per lo Stato, del valore delle accise sulla benzina e dei pedaggi, sono considerati nella relazione alla voce "costi" per lo Stato e non benefici per l'ambiente. Si scopre anche che la cancellazione di 50 mila posti di lavoro persi nel caso di stop all'opera, non vengono considerati tra i costi. E neppure tra i benefici. Numeri "tirati a caso" hanno commentato molti della Lega. "Quell'opera sarà completata" ha tagliato corto il sottosegretario leghista all'Economia Massimo Bitonci. Ecco, con questo po' po' di incendio in corso, sarebbe più utile al governo mettere sotto ghiaccio l'altro incendio, quello della Diciotti.