“La città dei vivi”: il nuovo romanzo di Nicola Lagioia sul caso Varani

Uscirà il 20 ottobre prossimo il nuovo romanzo dello scrittore Premio Strega dedicato all’omicidio a sfondo omosessuale che sconvolse la Capitale e non solo

Luca Varani (foto web)
Luca Varani (foto web)

Tutti voi ricorderete il “caso Varani”, il delitto che nel marzo del 2016 sconvolse l’opinione pubblica e in particolar modo il mondo omosessuale, perché uno dei due assassini, Marco Prato, era uno degli organizzatori della movida LGBTQ+ capitolina tra serate il venerdì e aperitivi la domenica. Quell’orrendo fatto di cronaca è divenuto prima uno spettacolo teatrale - “L’effetto che fa” di Giovanni Franci – e adesso un libro, “La città dei vivi”, in uscita il 20 ottobre prossimo per la casa editrice Einaudi. Lo ha scritto Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega con “La ferocia” e direttore artistico del Salone del Libro di Torino, ed è stato lui stesso ad annunciarlo qualche giorno fa sul suo profilo Facebook. 

Il tragico fatto di cronaca

“È il libro a cui ho lavorato negli ultimi anni e che racconta un tragico fatto di cronaca risalente al 2016”, spiega lo scrittore barese. “Agli inizi di marzo di quell'anno, a Roma, in un appartamento di via Igino Giordani, Luca Varani, un ragazzo di 23 anni, fu trovato morto dopo essere stato torturato per ore da due trentenni, Marco Prato e Manuel Foffo. Il caso, qualcuno lo ricorderà, scatenò un gran clamore. Ne parlarono i telegiornali e i talk show. Sui quotidiani tenne banco per mesi”. “A colpire, credo – continua Lagioia - fu l’inspiegabile alla luce del sole. Non c'erano colpevoli da scoprire, non c'erano latitanti da inseguire, non c'era un vero movente. A maggior ragione era difficile comprendere come due ragazzi considerati "normali" fino al giorno prima si fossero resi responsabili di un delitto così orrendo”. 

Sconvolse il mondo gay

Lo scrittore Nicola Lagioia

Fu proprio questo a sconvolgere il mondo gay e non solo: quella notte, in quell’appartamento, avrebbe potuto finirci chiunque proprio per via di quella “normalità” apparente che i due assassini (chi scrive, in quei giorni, ricordò il film “Rope”/Nodo alla Gla di Hitchkock basato su un altro orrendo crimine gay nell’America degli anni Quaranta) avevano, soprattutto Prato, ragazzo colto e benestante, uno di quelli che se ti invitava in un posto per una festa o evento, ci andavi perché richiamava sempre gente piacevole come lo erano le serate che organizzava. “Ricordo – continua Lagioia - quando ascoltai la notizia al telegiornale: per ragioni che provo a raccontare nel libro, e che allora mi erano meno chiare di adesso, sentii un violento senso di appartenenza a quella storia. La sensazione fu simile a quando, per strada, ritrovi su un passante i tratti di una persona che non vedi da tempo, con cui c'è un conto ancora aperto. Credo sia il motivo per il quale ho trascorso poi gli anni successivi a girare per Roma, a raccogliere senza sosta materiale, a leggere gli atti, i documenti, le intercettazioni, ma soprattutto a parlare con la gente, a incontrare persone coinvolte a diverso titolo con la vicenda”. Una vicenda che ha raccontato nel libro e che presto diventerà anche una fiction Sky. 

Provare a capire 

“Via via che mi immergevo nella storia – conclude Lagioia - provavo a fare ciò che credo debba fare la letteratura in questi casi: non sostituirsi alla giustizia, ma provare a capire, e raccontare. Soprattutto perché nel dramma che travolge i protagonisti della vicenda sono a volte riconoscibili anche la solitudine, la frustrazione, le velleità, le segrete speranze di molti di noi. La compassione come strumento conoscitivo, il dubbio come sentinella”. 

Il caso Varani 

Nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo del 2016, Luca Varani, giovane 23enne della periferia nord di Roma, viene torturato e ucciso con oltre cento tra martellate e coltellate in un appartamento di via Igino Giordani, in zona Collatina (Roma Sud est), nel corso di un festino a base di sesso, alcol e droga. L'allarme scatta quando il proprietario di casa, Manuel Foffo, racconta tutto al padre che chiama il 112. In quell’abitazione i carabinieri trovano il corpo senza vita di Varani, viene rintracciato anche Marco Prato accusato insieme a Foffo del delitto che intanto si era rifugiato in un hotel tentando il suicidio che è poi realmente avvenuto un anno dopo, in carcere. Dalle indagini tecniche del perito nominato dal gip, emerge che Varani è stato stordito e ucciso con almeno 100 tra colpi di martello e coltellate. Foffo e Prato, come risulta dalle indagini, cercano di ripulire l'abitazione gettando gli abiti della vittima e il suo cellulare in un cassonetto, ma vengono arrestati poco dopo il delitto. 

Volevamo uccidere qualcuno, per vedere l'effetto che fa

“Volevamo uccidere qualcuno, volevamo vedere l'effetto che fa” è la frase choc che Foffo dirà ai carabinieri. Il pm Francesco Scavo, nel concludere le indagini, ricostruisce tutta la vicenda ricordando che i due indagati dopo aver fatto entrambi ripetuto uso di sostanze alcoliche e stupefacenti la mattina del 4 marzo avevano girato in automobile “alla ricerca di un qualsiasi soggetto da uccidere o comunque da aggredire solo al fine di provocargli sofferenze fisiche e ucciderlo”. Entrati nell'abitazione di via Igino Giordani Foffo e Prato contattano Varani invitandolo nell'abitazione dove si trovavano. Qui, secondo la ricostruzione fatta dal magistrato, il giovane “fu fatto denudare per avere con lui una prestazione sessuale, gli offrirono una bevanda con psicofarmaco tanto da stordirlo. Poi l'aggredirono». Dopodiché provarono a soffocarlo colpendolo alla testa e in altre parti del corpo per cento volte fino a farlo morire dissanguato. 

vvv