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Cosa c'è nella mente che manda a fuoco l'Italia: i profili criminali nell'estate dei piromani

Rese dei conti tra malavitosi, certo. Ma anche un mix di roghi appiccati per desiderio di vendetta, esasperazione e celebrità sui social network

Cristiano Sanna Martinidi Cr.S.   
L'arresto di due piromani a Crotone (Ansa)
L'arresto di due piromani a Crotone (Ansa)

L'Italia brucia e nelle ultime ore la sua Capitale è stata letteralmente assediata dai roghi. Quello, ripetuto, della Pineta di Castelfusano è il provvisorio apice di ciò che appare sempre più come una precisa strategia criminale. La Procura di Roma indaga sugli incendi usati per smaltire rifiuti anche tossici di discariche abusive, o per esprimere intolleranza verso insediamenti abusivi ed attività illegali. A partire proprio da quanto accaduto a Catelfusano. Gli accertamenti disposti dal procuratore aggiunto Nunzia D'Elia marciano su una doppia direttrice: in primo luogo quella legata alle fiamme, specie per quanto riguarda le zone boschive e le auto, fatte partire da persone mentalmente disturbate o alle prese con desideri di emulazione. Questa prima pista include ipotesi di incendi appiccati da persone esasperate sia dalla trascuratezza dei luoghi da parte delle istituzioni, sia dalla presenza di insediamenti abusivi e dall'esercizio prostituzione e spaccio di droga. Il secondo filone verte su incendi legati al ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Nella maggior parte dei casi vicini ad accampamenti nomadi. Si tratta spesso, di roghi accesi dagli stessi nomadi per liberarsi dei rifiuti a volte anche tossici. Con le inchieste e le indagini arrivano gli arresti: finora 28, di cui sedici finiti in manette. Altri 393 denunciati a piede libero.

La mente che manda a fuoco il Paese

Che Italia è quella del record di arresti per incendi dolosi? Un Paese che odia il proprio territorio, con vari profili di rabbia e di intento criminale. Solo a luglio, il mese ancora in corso, sono stati effettuati arresti in cinque regioni: Lazio, Calabria, Sicilia, Campania e Umbria. Alcuni degli arrestati hanno agito pure in Liguria e Toscana. I dati delle inchieste mostrano che l'odio, la rivalsa o l'impulso criminale che si esprime con i roghi non ha età: ha 37 anni l'iracheno ultimo catturato per i roghi di Castelfusano. Prima di lui, sono stati arrestati  tra le fiamme e il fumo nero della pineta due italiani, di 22 e 63 anni. Sono minorenni tre dei quattro ragazzini italiani fermati mentre compivano la loro "bravata", come l'hanno definita, facendo partire tre roghi a Montalto di Castro. Pure minorenni, e italiani, quelli che hanno firmato l'incendio nel Messinese. Magari in cerca di nuovi like su Instagram o Facebook.

L'elemento criminale

Nell'estate che già vede aumentare di sette volte il numero degli arrestati per gli incendi dolosi rispetto al 2016, i roghi accesi per divertimento, esasperazione o voglia di vendetta verso istituzioni sentite come lontanissime, si aggiungono al business criminale organizzato. Secondo gli inquirenti potrebbe esserci l'ascesa dei nuovi baby boss dietro i roghi divampati negli scorsi giorni sulle pendici del Vesuvio, e si indaga sui regolamenti di conti interni alla malavita, a proposito degli incendi discariche abusive e impianti di demolizione. Mentre scriviamo, sono già stati effettuati oltre 800 controlli in tutto il territorio nazionale, in un'estate che ha sempre più l'aspetto di un mozzicone carbonizzato. 

Elicotteri in azione tra le fiamme a Flumini, in Sardegna (Ansa)

 

Cristiano Sanna Martinidi Cr.S.   

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