[L'inchiesta] "La uccidemmo in un rituale": le parole del mostro del Circeo non sono quelle di un pazzo

Il 1975 non fu soltanto l'anno del massacro del Circeo, uno dei peggiori fatti di cronaca nera italiani. Nuovi elementi danno corpo alle parole di Angelo Izzo sulla misteriosa scomparsa di Rossella Corazzin

Rossella Corazzin, scomparsa nel 1975. A destra: Angelo Izzo, il 'mostro del Circeo'
Rossella Corazzin, scomparsa nel 1975. A destra: Angelo Izzo, il "mostro del Circeo"
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Può un "mostro", pericoloso, già condannato per uno dei peggiori episodi di cronaca nera della storia italiana e affetto da importante patologia psichiatrica, dire il vero? Può contribuire a riaprire un caso rimasto senza risposte, senza colpevoli? Angelo Izzo, il sequestratore, sadico violentatore e uccisore di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le due ragazzi rapite, brutalizzate tra il 29 e il 30 settembre 1975 e poi lasciate (una senza vita, l'altra in condizioni critiche) nel bagagliaio di un'auto, parla della sparizione Rossella Corazzin. Sparita nel tardo pomeriggio di quello stesso anno. Izzo, uno dei tre autori del massacro del Circeo (gli altri sono Gianni Guido e Andrea Ghira), è stato condannato all'ergastolo, poi messo in semilibertà nel 2004. Colpì poco tempo dopo, uccidendo due donne, e tornando in carcere, nuovamente ergastolano. E' stato lui a parlare della scomparsa della Corazzin, definendola "un rituale".

"Facemmo la stessa cosa del Circeo"

Alla scomparsa della 17enne friulana Angelo Izzo si era già riferito nel 2016, sottoponendosi a due interrogatori del procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone. Gli atti furono inviati ai magistrati di Perugia perchè l'omicidio sarebbe avvenuto in Umbria, in una villa sul lago Trasimeno. La procura lo scorso anno archiviò senza trovare conferme alla ricostruzione. Secondo Izzo, l'amico, Andrea Ghira (condannato all'ergastolo in contumacia per il massacro del Circeo, e morto sotto falso nome all'estero) con altre persone notarono Rossella: la caricarono in auto e la portarono prima in un casale a Riccione e poi nell'abitazione sul lago. "Non partecipai al sequestro, mi trovavo a Positano" sostiene Izzo. "Sostenne che le fecero una specie di rito" ricorda Pavone. Avrebbero abusato di lei per poi ucciderla. Su quest'ultimo punto Izzo non fornisce indicazioni precise perchè, sostiene, non avrebbe preso parte all'omicidio. Il magistrato oggi in pensione, delegò alla Dia di Padova alcuni accertamenti. "Mi parve sincero - rileva - ed effettivamente trovammo dei riscontri: sapeva dettagli che poteva aver appreso solo da chi aveva direttamente partecipato ai fatti". Quelle dichiarazioni sono di nuovo all'attenzione della Procura di Belluno, e arrivano i primi riscontri. Tali da far pensare che Izzo non sia semplicemente un pazzo assassino con il culto dell'apparire. Un "assassino seriale che ha bisogno di reiterare il delitto che ha segnato tutta la sua vita; nella sua psiche, si è formata una miscela letale fra la vocazione sadica, il desiderio di violenza e una forte componente ideologica", come lo definì Maurizio Fiasco, consulente dell’Antimafia e studioso dei profili criminali dei neofascisti. Non sono le farneticazioni di un folle, come le ha etichettate in fretta Massimo Ciardullo, avvocato difensore di uno dei tre massacratori del Circeo, quel Gianni Guido nel mentre tornato in libertà.

"Era quella Jeep"

Il racconto di Angelo Izzo combacia con la testimonianza di una donna che vide Rossella Corazzin a bordo di una jeep il 21 agosto 1975. La donna intende evidentemente un veicolo fuoristrada, Izzo aveva parlato più specificamente di una Land Rover. E aveva rivelato che la ragazza fu tenuta prigioniera per "2-3" settimane, dopo essere stata rapita da Ghira e gli altri "per una precisa scelta sessuale", dato che Ghira e i complici stavano cercando una vergine. La 17enne pordenonese, che si trovava in vacanza nella casa degli zii, sarebbe stata individuata "per una precisa scelta sessuale". Il procuratore bellunese Paolo Luca ha ripreso in mano il caso, trasmettendo il fascicolo alla Procura di Perugia. Ci sono altri elementi, per ora riservati, da riscontrare. Potrebbero portare a far luce sulla tragica scomparsa della Corazzin.