Lo ius soli traballa, travolto dalla paura di una crisi di governo

La cittadinanza rinviata. Non ci sono i numeri della maggioranza. Le sinistre in cerca di un modo per non perdere voti

Una manifestazione a favore dello ius soli

«In questo momento i numeri per la fiducia non ci sono. La Svp ha appena notificato che non darà il suo appoggio al voto per la cittadinanza gli stranieri». Sono le quattro del pomeriggio. Il ministro è nei corridoi della Camera e legge dal telefonino un'agenzia dove Philip Achammer, il segretario politico degli altoatesini, spiega che il loro appoggio al voto sullo ius soli non è automatico. Si tratta di un pugno di voti. Ma a palazzo Madama fanno la differenza. Soprattuto dopo che i centristi prima e i 5 Stelle poi hanno cambiato rotta e, dopo anni di consenso incondizionato allo ius soli, hanno annunciato, di aver cambiato idea. 

Il segretario Renzi parla di «dovere». Il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda insiste nel dire che la legge sulla cittadinanza è una «priorità». Il presidente Matteo Orfini ribadisce il concetto, «abbiamo preso un impegno e ci sono già stati ben 637 giorni di riflessione». E Marcucci, un renziano doc, è quasi tranchant: «Dobbiamo approvarlo entro luglio, non servono altre riflessioni».

Ma la verità sullo ius soli è che se ne riparlerà in autunno. E che il testo subirà «qualche modifica» per convincere centristi e altri riluttanti senatori a dare il loro sì magari grazie a qualche «correzione». Gli anni minimi di residenza per chiedere la cittadinanza, ad esempio, potrebbero passare da cinque a dieci. La stessa Svp suggerisce l'inserimento della frase: «a seguito di dimostrazione di integrazione». Una sorta di esame di ammissione.

Il governo è nell'angolo. Ma non c'entrano i presunti punti di vista diversi tra il segretario Renzi e il premier Gentiloni. Entrambi sanno che la legge va approvata ma entrambi devono fare i conti con il fatto che la norma, spiega il ministro contattato da Tiscali .it, «ha un impatto molto forte sull'opinione pubblica. Purtroppo i partiti di opposizione hanno fatto una grave e colpevole disinformazione che ha confuso la cittadinanza con la sicurezza e i flussi dei migranti. Un disastro». Il tema è stato all'ordine del giorno di palazzo Chigi lunedì e se ne continua a parlare tra i membri del governo ieri, oggi, domani e dopo domani. 

Il testo sullo ius soli è in aula al Senato dove c'è già stata la discussione generale. È la seconda lettura, dovrebbe essere definitiva se non ci saranno correzioni. Era tutto pronto per questa settimana. Che però ha già le sue pene con il decreto-banche (Camera) e il decreto sui vaccini (Senato). Dunque tutto rinviato. E l'atteso via libera alla fiducia non è neppure arrivato sul tavolo.

Nei colloqui di queste ore tra i membri del governo si ragiona sul dà farsi. In cerca di una soluzione che da una parte diminuisca l'impatto sull'opinione pubblica e dall'altra faccia approvare il testo con il voto di fiducia. «Indispensabile» scandisce le sillabe il ministro. Il testo è arrivato in aula senza mandato al relatore e sommerso da 4.500 emendamenti, quasi tutti della Lega nord. «Immaginiamo pure che alla fine ne restino un migliaio - ragiona il ministro - è evidente che serve il voto di fiducia ed è altrettanto evidente che molti di quei voti saranno segreti e dobbiamo essere sicuri di avere la maggioranza». Sarebbe un regalo troppo grande vedere le destre sovraniste sgambettare il governo su una questione legata all'immigrazione. 

È vero che nessuno vuole andare a casa prima. Ma perchè stressare la situazione con un argomento che avrà un peso specifico molto forte sul voto alle politiche? «Per questo è necessario fermarsi un attimo e trovare una soluzione che convinca chi già ci stava prima e spieghi all'opinione pubblica che cittadinanza non fa rima con immigrazione ed è una norma di integrazione e quindi a tutela».

Il testo della legge prevede che chi nasce in Italia da genitori stranieri e qui continua a vivere legalmente possa diventare cittadino italiano prima dei 18 anni a patto che «il padre o la madre abbia un permesso di soggiorno permanente o di lungo periodo (cioè viva in Italia da 5 anni, ndr)». È necessario anche che i genitori «dimostrino di avere un reddito minimo, un alloggio idoneo e la conoscenza della lingua italiana». Il testo prevede anche lo ius culturae: anche il minorenne che non è nato in Italia può ottenere la cittadinanza se ha frequentato uno o più cicli scolastici, o un corso di formazione professionale, per almeno cinque anni ed è stato promosso. 

Merita ricordare quando, qualche mese fa, una tv andò al Senato e sottopose i senatori leghisti al test di italianità. Su quattro o cinque interrogati, solo uno seppe rispondere a tutte le domande. Era Gianmarco Centinaio, quello che si è lussato una mano nella rissa con il ministro Fedeli.