[La polemica] Gli italiani miserabili che sfruttano Amatrice e la nonnina di 94 anni che difende la sua casa abusiva

L'Italia peggiore: quella che permette a 120 persone di lucrare sul terremoto e quella che vuole sfrattare una vecchietta. Giuseppina contro gli sciacalletti del CAS, le due facce del terremoto

Amatrice
Amatrice

Vedi alla voce sciacalli, nuova puntata. Da due giorni siamo costretti a parlare di loro: i 120 italiani, miserabili, che hanno cambiato la loro residenza in modo fittizio per incassare i sussidi destinati ai terremotati senza casa. Da due giorni non possiamo fare a meno di parlare di lei: la signora Giuseppa Fattori, 94, anni, terremotata, costretta a lasciare la sua casa percolante.  La donna chiede i permessi per costruire nel giardino della sua proprietà danneggiata una casetta in legno (smontabile). Ha tutte le firme tranne una. La signora - data l'età decide di entrare lo stesso. Le emettono un ordine di sgombero, che dovrà essere eseguito entro sabato. Sono queste, dentro il racconto del terremoto, le due facce di questo paese: la più turpe e infame, e la più bella, per fortuna assalita da una rete di solidarietà.

Fra i 120 sciacalletti di Amatrice che avendo una seconda casa nei paesi colpiti dal sisma hanno pensato di autocertificare una residenza falsa, sperando che nel caos non se ne accorgesse nessuno (idioti) quelli che mi fanno più schifo - lo so, è irrazionale ma non ci posso fare nulla - sono coloro che in queste ore si sono rivolti imploranti ai magistrati che li avevano beccati (I pm, molto attenti, si sono messi ad indagare, perché il numero dei passaggi di residenza era statisticamente anomalo) chiedendo di essere scagionati in cambio della restituzione delle somme percepite ingiustamente. Ammettono la colpa, chiedono di farla franca. Nelle loro tasche, a seconda dello stato di famiglia, erano entrate, dalla data del sisma, delle paghette da 400 a 900 euro (la cifra massima nel caso di una famiglia con figli).

La signora Giuseppina

Era il famigerato "Cas", il cosiddetto contributo di Autonoma Sistemazione. Colpisce, di fronte alla spudoratezza degli sciacalletti del Cas, la tenacia della signora Giuseppina: ha chiesto tutti i permessi, voleva solo poter restare vicina alla sua casa, e adesso viene trattata come uno dei tanti abusivi a cui però la demolizione viene risparmiata. Restano in piedi le villette costruite sul mare in spregio qualunque piano regolatore in Sicilia, resta in toccato il cosiddetto abusivismo di necessità, oggi protetto anche dalla politica, ma la ruspa - non si capisce il perché - viene inviata con motivazioni kafkiane per abbattere la casetta di legno con le tendine alle finestre, perché il procuratore della Repubblica di Macerata giudica quell'abuso "non sanabile" un attentato al paesaggio. Giuseppina risponde, con la sua voce tremula per l'età, ma fermissima per il piglio di risolutezza: "Io non mi muoverò, se vogliono abbattere la casa devono farlo con me dentro". È stata confinata ai domiciliari da un'ordinanza restrittiva, può andarla a trovare solo una persona. Nemmeno il medico è stato dispensato.

È l'Italia che non vorrei vedere mai, quella che a volte diventa forte e con i più deboli. Come noto non sono un simpatizzante leghista, ma vorrei che anche altri politici, oltre a Matteo Salvini (ieri si è presentato in TV a #cartabianca con la foto di nonna Giuseppina) adottassero questa giusta causa. Una coppia di sciacalletti del CAS, residenti a Roma, ti racconto oggi Massimo Malpica sul Giornale, grazie a quel tempestivo e truffaldino un cambio di residenza, pagava le bollette scontate, e aveva ottenuto l'esenzione dell'lmu e delle bollette dalla seconda casa che facevano figurare come prima. Il sogno sarebbe - entro fine settimana - vedere pubblicato i nomi dei furbetti che hanno già riconosciuto la colpa, e nonna Giuseppina sanata e tranquilla nella sua casetta con le tendine di pizzo.