[Il commento] Vecchia, fragile e maltrattata: l'Italia che crolla sotto il maltempo uccide chi si è dimenticato di lei

Tornano le piogge, il vento, e vengono giù mattoni, alberi, cemento. In un Paese in cui non esiste la cultura della cura del territorio. Che sarebbe anche un business redditizio

Un uomo recupera un pezzo della copertura del tetto di casa portata via dal vento a Genova (Ansa)
Un uomo recupera un pezzo della copertura del tetto di casa portata via dal vento a Genova (Ansa)
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

L'Italia che uccide undici persone in poche ore sotto gli alberi crollati, i pezzi di tegola volati fino alle teste, tra il vento e la pioggia, è quella che si è dimenticata cosa sta scritto da decenni sui libri di scuola. Alzi la mano chi aprendo quello di geografia non ha mai letto la frase: L'Italia ha un territorio a forte rischio idrogeologico. Lo sappiamo. Da decenni. Lo sanno gli esperti, i politici, lo sa chi costruisce case fra abusi e concessioni date con allegra leggerezza. Chi cambia colore politico dell'esecutivo di governo ma non la propensione a distribuire condoni di ogni tipo. Cemento, scavi, fondamenta e perfino alberi piantati in luoghi ad altissimo rischio. Non è catastrofismo. Ci sono i dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) a confermare che due frane su tre dell'intero territorio dei Paesi inclusi nell'Unione europea avvengono in Italia. Territorio violato e dimenticato. Per la precisione: 620.796 frane su un totale di 900 mila. Il rapporto dettagliato è qui. In poche ore, l'Italia violentata dal cambiamento climatico e dalla indifferenza di chi la amministra ha ucciso undici persone: due in provincia di Frosinone, uno a Terracina in provincia di Latina, uno a Napoli, uno ad Albisola nel Savonese, uno a Feltre nel Bellunese e uno a San Martino in Badia, in provincia di Bolzano), una in Val di Sole, dove è esondato il torrente Meladrio, un velista in mare a Catanzaro, un kiter nel Riminese, un pescatore e una donna inghiottiti dal lago di Levico.

Se le piante diventano killer

Nell'Italia del clima tropicalizzato, e perciò sempre più brusco e capriccioso, con bombe d'acqua che arrivano improvvise e giornate in cui momenti di calma apparente si alternano a venti da burrasca e precipitazioni, nell'Italia in cui Genova si allaga di nuovo e la pioggia scura ammanta il troncone del ponte Morandi crollato, colpiscono le storie delle vite che si sono spente in 24 ore. Le riepiloghiamo più in dettaglio: Nunzio Cervoni, detto "Bonifacio", di 57 anni, era in pausa dal suo lavoro di cameriere quando un pino sradicato dal vento si è abbattuti sulla sua auto, uccidendolo a Terracina. Rudy Colantonio (32 anni) e Antonio Russo (38), di Frosinone, lavoravano insieme nel credito finanziario. Altro albero sulla macchina, altre vittime, proprio loro due. Davide Natale, 21 anni di Caserta, usciva dall'Ateneo a Napoli quando un grosso albero si è abbattuto su una ringhiera di ferro e lo ha travolto. A Catanzaro Lido scompare un velista dal passaporto doppio, canadese e turco, la cui barca si schianta contro il molo. Ad Albisola superiore, nel Savonese l'88enne Vincenzina Bruzzone è finita sotto 25 metri di vetrocemento traasportati dal vento. Un altro albero ha ucciso, crollando sua auto, il 49enne Sandro Pompolani che viaggiava sulla statale tra Feltre e Caupo. Nessuna pietà ha avuto il vento del 63enne che aveva pensato di uscire in kitesurf a San Giovanni in Marignano (Rimini) in piena tempesta, finendo sfracellato sugli scogli. Il Meladrio ha gonfiato le sue acque, imprigionando una donna e un uomo, come è accaduto anche sul lago di Levico.

Un territorio vecchio e maltrattato

Come sempre, Roma è la città a cui tutti guardano, più che mai nei momenti di crisi. E il numero degli alberi che hanno ceduto in poco tempo a pioggia e vento scopre un'altra criticità che si può ben estendere a tutto il Paese. Molte piante che ornano i viali hanno abbondantemente superato la soglia dei 100 anni di vita. Quegli alberi diventano fragili, malfermi come tutto ciò che invecchia, esistono macchinari ed esperti che possono certificare il loro grado di sicurezza. Nel caso di segnali allarmanti, quelle piante vanno abbattute, sostituite con altre o con esemplari più giovani della stessa specie. Ma questo tipo di manutenzione viene fatta poco, in maniera insufficiente e scontrandosi con i residenti che tendono ad essere contrari agli abbattimenti. Finché magari è il forte vento a buttare il grosso albero vecchio contro la loro abitazione. Invecchia l'Italia lenta e ignorata nella sua fragilità, quella che accomuna i dispiaceri dei terremotati delle basse Marche, di Amatrice, dell'Abruzzo, con i proprietari degli yacht (incluso Piersilvio Berlusconi) che se li sono visti macinare assieme nel crollo del porto di Rapallo.

20 edifici abusivi su 100, 50 su 100 al Sud

Vengono giù i controsoffitti nelle scuole, traballano i piloni dei viadotti sull'acqua (come nel Cixerri sardo), si aprono voragini nella strada principale che collega Capoterra a Cagliari, e nelle nostre città e paesi l'acqua torna a riprendersi i letti di fiumi e torrenti tombati col cemento, su cui si sono costruite villette di lusso con giardino sui quattro lati, il fango trabocca da cunette e tombini privi di manutenzione, mentre la pioggia abbondante fa saltare i ridicoli tappi di cemento e sabbia con cui si rattoppano le strade mal realizzate e quindi precocemente degradate. Nel rapporto Istat-Bes pubblicato l'anno scorso, si confermava un "deciso rialzo dell'abusivismo edilizio", nell'ordine di 20 edifici fuori norma ogni 100 realizzati. Diventano 50 su 100 man mano che ci si sposta al Sud. L'Italia dimenticata e presa in giro da privati e amministratori pubblici, ad ogni nuova allerta meteo ci ricorda quel che crediamo di poter dimenticare con una mazzetta o la firma facile su un permesso.