Covid e anziani, l’esperto: “Isolare gli over 70? Un brutale atto di egoismo”

Roberto Pili, presidente della Comunità mondiale della longevità non ha dubbi: “Esautorare gli anziani, segregarli e limitarne la partecipazione sociale farebbe più danni che benefici. Anzi, in una fase come questa possono avere un ruolo attivo di mentori e stimoli della coscienza collettiva”

Anziani (Ansa)
Anziani (Ansa)
di I. D.

E’ salita alla ribalta in questi giorni la discussione sulla opportunità di dichiarare il lockdown per gli over 70, per arginare il crescente numero di contagi di questa seconda ondata della pandemia da Covid-19. Le posizioni sull'argomento sono diversificate, e alcuni illustri anziani hanno preso posizione sui fronti contrapposti, com’è accaduto ieri con la sociologa Chiara Saraceno e il critico letterario Alberto Asor Rosa. Ma cosa ne pensano di questa singolare soluzione anti-Covid gli esperti della materia? Quelli che la vita degli anziani studiano e cercano di rendere migliore possibile?

Roberto Pili, presidente della Comunità mondiale della longevità, non ha dubbi a questo proposito. "L'isolamento selettivo per età per gli ultrasettantenni? È una risposta semplice a problemi invece complessi, in grado di generare a cascata una serie di fenomeni negativi. Quindi è una risposta sbagliata e confidiamo che il Governo non la prenda in considerazione", afferma senza mezze misure il medico, intervenendo senza peli sulla lingua nel dibattito.

Il presidente della Comunità mondiale della longevità, Roberto Pili

"Visione egoista"

Ad avviso dell'esperto "la proposta di un lockdown generazionale che individua negli anziani una sorta di capro espiatorio, sulle cui spalle caricare la maggior parte delle misure restrittive di questa fase, nasconde una visione egoista che discrimina le persone in base all'età. Visione il cui rischio era già stato da noi intravisto sin dal mese di marzo".

A questo proposito invece è necessario, oltre che possibile,  “mantenere per gli anziani una adeguata libertà di movimento, in grado di assicurare la relazionalità di cui hanno estremo bisogno”.

"Più danni che benefici" 

Del resto – osserva Pili – le fasce più anziane sono quelle più rispettose delle regole, regole che potrebbero essere anche più restrittive di quelle attualmente vigenti”. Tuttavia non vanno commessi errori. “L' esautorare gli anziani, segregarli e limitarne la partecipazione sociale farebbe più danni che benefici e avrebbe gravi effetti negativi sulla salute degli stessi". E, in definitiva, sullo stato della nostra società.

Il dottor Pili con un centenario

Il presidente della Comunità mondiale della longevità vede semmai una grande potenzialità nel ruolo che le persone avanti negli anni possono svolgere, anche in situazioni di estrema difficoltà come quella che stiamo vivendo. Per questo, sotto tale punto di vista, serve una attenzione ancora maggiore verso le loro esigenze, e sarebbe bene valorizzare il loro buon senso e il buon esempio di cui essi sono, in genere, portatori. Un "buon esempio che a buon titolo – fa notare Pili - esalta il loro ruolo in senso educativo per le fasce più giovani della popolazione”.

"Valorizzare il loro ruolo di stimoli della coscienza collettiva"

Sono allora auspicabili iniziative tese alla “gestione e al supporto degli anziani fragili in tutte le fasi di gestione della pandemia, valorizzando al contempo quelli che possono avere un ruolo attivo di mentori e stimoli della coscienza collettiva, così utile in una fase come quella attuale in cui il ruolo e il comportamento di ciascuno ha un forte effetto sul singolo e sulla comunità".