Ingroia entra in parlamento con lo 0,02 per cento: “Non ho mai smesso di fare politica”

Grazie alla pattuglia dei duri e puri ex pentastellati che sono l’anima di L’Alternativa c’è, il partito di Ingroia arriva al Senato direttamente e senza passare dal via

Antonio Ingroia (Foto Ansa)
Antonio Ingroia (Foto Ansa)

L’annuncio, è arrivato, assolutamente periferico, dall’allegato B al resoconto stenografico della seduta di Palazzo Madama dell’altro giorno: “I senatori Crucioli, Corrado, Granato e Angrisani hanno costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "l'Alternativa c'è - Lista del Popolo per la Costituzione".

La fine di un tormentone

Ed è la fine di un tormentone che Mattia Crucioli, avvocato eletto con il MoVimento Cinque Stelle nel collegio uninominale di Genova- Unità Urbanistica San Fruttuoso, nome bruttissimo per una zona bellissima, portava avanti da mesi con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e con i suoi quattro vice che, ormai, tremavano ogni volta che Crucioli, in qualsiasi momento della seduta, chiedeva la parola per i motivi più vari ed eventuali. L’ultima, l’altro giorno: “Domando di parlare”. E Ignazio La Russa, vicepresidente di turno: “Ne ha facoltà”.

Crucioli: “Signor Presidente, approfitto di questo vuoto dei lavori dell'Aula, per rappresentarle quanto segue. È da più di venti giorni che, insieme ad altri tre colleghi, abbiamo chiesto alla Presidenza il riconoscimento...”.

La Russa "ha provato a fermare il flusso di coscienza"

La Russa, a questo punto, ha provato a fermare il flusso di coscienza del leader dei senatori de L’Alternativa c’è: “Senatore Crucioli, se lei vuole intervenire sull'ordine dei lavori, può farlo”.

E di nuovo l’ex pentastellato: “Signor Presidente, se mi lascia parlare, le spiego perché il mio è un intervento sull'ordine dei lavori. Stavo appunto dicendo che noi non abbiamo la possibilità di utilizzare quegli articoli del Regolamento del Senato, che invece è consentito usare non semplicemente dal Gruppo Misto ma anche dalle sue componenti. Poiché la nostra richiesta è perfettamente coerente con l'interpretazione che ha dato la Giunta del Regolamento ed essendo passati più di venti giorni da allora, le chiediamo di riconoscere la componente del Gruppo Misto "Alternativa C'è"”.

A questo punto, La Russa ha preso atto: “Senatore Crucioli, sarà mia cura riferire al presidente Alberti Casellati”. Insomma - dopo decine di solleciti, di richieste, di spiegazioni sul fatto che i senatori “sciolti” sono come figli di un Dio parlamentare minore, depotenziati, sulla circostanza che alla Camera dei deputati gli ex pentastellati de L’Alternativa c’è hanno una propria componente nel gruppo Misto di Montecitorio con quindici deputati, mentre i quattro del Senato della Repubblica, dopo la riforma del regolamento voluta dall’ex presidente Piero Grasso, non avevano lo stesso diritto ad avere il nome sugli atti parlamentari, non rappresentando un partito che si era presentato alle elezioni – habemus gruppo. Convintamente all’opposizione dura al governo Draghi. A un certo punto è sembrato che Crucioli, Margherita Corrado, archeologa eletta con i Cinque Stelle nel collegio uninominale di Crotone, Luisa Angrisani, insegnante salernitana eletta in Campania e Bianca Laura Granato, pure lei ex pentastellata, insegnante di Catanzaro eletta in Calabria, potessero essere vicini all’accordo con l’Italia dei Valori per riportare gli ex dipietristi in Parlamento. Ma poi non se ne fece nulla e, anzi, è probabile che IDV torni a Montecitorio e Palazzo Madama per altre vie.

La “Lista del popolo per la Costituzione”

Ma, all’improvviso, dal cilindro della toponomastica parlamentare Crucioli ha tirato fuori la “Lista del popolo per la Costituzione”, quasi un cavallo di Troia per scardinare il regolamento di Palazzo Madama, visto che il partito si è regolarmente presentato sulle schede elettorali. E parlare di “cavallo di Troia” è l’espressione giusta, visto che nel simbolo la lista di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa ha proprio un cavaliere a cavallo di un destriero bianco su fondo arancione e richiama il movimento “La mossa del cavallo” fondato proprio dall’ex magistrato siciliano.

“Ingroia ci aveva provato a entrare in Parlamento”

Diciamo la verità, Ingroia aveva provato ad entrare alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica dalla porta principale, ma entrambe le volte gli era andata male. Nel 2013, infatti, la sua Rivoluzione Civile prese solo il 2,25 per cento alla Camera, dove lo sbarramento era al 4 per cento, e l’1,79 al Senato, dove serviva almeno l’8 per cento in una Regione. Un risultato deludente nonostante l’appoggio di intellettuali e giornalisti che, nel tempo, hanno sostenuto Di Pietro, Rivoluzione Civile, poi i Cinque Stelle di Grillo, poi Conte, non portando particolare fortuna a nessuna di queste forze, e nonostante uno schieramento che andava da Dario Fo a Fiorella Mannoia, con l’appoggio al partito di Ingroia e alla sua candidatura come premier di Rifondazione comunista, del PDCI, dei Verdi, di Italia dei Valori, del movimento arancione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e di tutta la galassia movimentista di quell’area.

La Rivoluzione

Insomma, la Rivoluzione sognata da Ingroia non si fece, ma l’ex pm non si perse d’animo e tornò a testa bassa a farsi un altro partito che inizialmente si chiamava per l’appunto La Mossa del Cavallo, fondato con l’ex corrispondente dell’Unità da Mosca ed ex eurodeputato dipietrista-occhettiano Giulietto Chiesa, che si presentò alle elezioni politiche del 2018 con il nome di “Lista del Popolo per la Costituzione”, riuscendo a depositare le proprie liste in nove circoscrizioni per la Camera dei deputati e in sette Regioni per il Senato della Repubblica, ottenendo rispettivamente lo 0,02 per cento dei voti totali per Montecitorio, ma crescendo fino allo 0,03 a Palazzo Madama.

Percentuali ovviamente non sufficienti per entrare in Parlamento. Almeno nel 2018 e almeno per le scelte degli elettori.

Il partito di Ingroia arriva al Senato

Ma oggi grazie alla pattuglia dei duri e puri ex pentastellati che sono l’anima di L’Alternativa c’è, il partito di Ingroia arriva al Senato direttamente e senza passare dal via: “Il MoVimento che c’era agli inizi non c’è più – ha spiegato l’ex magistrato – ha cambiato anima, ha cambiato pelle. E non è un caso che diversi dissidenti grillini adesso abbiano aderito a questo nostro nuovo soggetto politico. Io in realtà non ho mai smesso di fare politica. Non ci sono state le opportunità per andare in Parlamento. Ma nasceva esattamente con la stessa logica. Sono convinto che il panorama politico oggi è asfittico e occorre costruire un polo popolare e costituzionale che è l’ispirazione che nel 2013 avevano in comune Rivoluzione civile e i Cinque Stelle. Io creo le condizioni perché si possa creare una soggettività politica, importa portare avanti un soggetto politico. Questo è solo il primo passo di un progetto politico ambizioso e rivoluzionario. I soggetti politici che vi partecipano infatti si impegnano a iniziare un percorso per costruire un’alleanza costituzionale molto più ampia e larga che rappresenti una terza via, un’aggregazione che si candida a governare il Paese e di cui si sente sempre più forte e vitale la necessità e l’urgenza. Al di là della notizia in sè, che è la costituzione del gruppo, noi attribuiamo anche il significato politico e crediamo di fare una proposta politica con un appello anche a soggettività politiche nate che si riconoscono in un progetto di costruire quello che abbiamo chiamato un terzo polo. Un polo alternativo al polo della destra e quello che chiamiamo Polo conservatore e neoliberista attorno al Pd e ormai al MoVimento Cinque Stelle di oggi”.

Insomma, in attesa del Popolo che li voti e della Costituzione, il neopartito parte dai regolamenti parlamentari per entrare in Parlamento. Da qualche parte bisognava pur cominciare.