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[L'intervista] Pochi infermieri, allarme del sindacato: “Tra poco rischiamo di non garantire il servizio”

Il presidente del Nursingup Antonio De Palma: “Siamo a livelli di gravità inaudita. Nel Servizio sanitario mancano infermieri e molti giovani se ne vanno all’estero. Il problema potrebbe scoppiare in estate. Ecco perché e cosa fare

Ignazio Dessìdi Ignazio Dessì   
Infermieri e, nel riquadro, il presidente De Palma
Infermieri e, nel riquadro, il presidente De Palma

Per la loro Giornata Internazionale lo slogan recitava “La sanità non funziona senza infermieri”, esprimendo una sacrosanta verità. La professione ha assunto del resto connotazioni sempre più importanti e compiti variegati. Oggi le figure infermieristiche si trovano negli ospedali e nelle case di cura ma anche nelle scuole, e nei centri antiviolenza, assistono i disabili a domicilio, stanno perfino sulle navi militari e nei centri di donazione degli organi. Per essere in linea con le esigenze di una società sempre più anziana dunque “servono modelli di assistenza basati su una nuova figura dell'infermiere specializzato, presente h24 sul territorio e tutelato per il lavoro che svolge”, come sottolinea la presidente della FNOPI (Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche), Barbara Mangiacavalli. Nonostante la loro importanza però esistono problemi rilevanti e ci si misura con una grave carenza di organico. Cosa che espone la nostra società a rischiose conseguenze. Con Quota 100 inoltre la situazione potrebbe diventare ancor più incandescente, addirittura nel prossimo periodo estivo. Per approfondire questo preoccupante stato di cose abbiamo chiesto lumi al presidente di Nursingup (Sindacato degli infermieri italiani) Antonio De Palma.

Presidente, quella degli infermieri è una professione nobile e indispensabile per l’assistenza sanitaria ai cittadini, com’è la situazione in Italia?

“Purtroppo ha raggiunto livelli di gravità inaudita rispetto al passato. Abbiamo in pratica due tipi di problematiche. In primo luogo gli infermieri che ci sono se ne vanno via, scappano dal nostro Paese. E da questo punto di vista è sempre più insistente l’attività svolta dalle agenzie interinali su commissione dell’ Inghilterra e della Germania, che cercano e portano via i nostri infermieri, perché sono i più qualificati. Abbiamo una situazione che vede un Servizio nazionale con gravi carenze di organico, e dall’altra parte contiamo circa 30mila professionisti a spasso, costretti alla fine ad andarsene fuori dal Paese".

Inoltre?

D’altro canto, quelli che attualmente hanno il lavoro, vengono vessati oltremodo, perché c’è una grave carenza di organico, riguardo sia agli infermieri che al personale di supporto. Ed allora cosa accade? Che molte aziende sanitarie tagliano all’osso il personale di supporto, gli infermieri si trovano allora ad operare in tantissime circostanze da soli e, per garantire il servizio e non interrompere l’assistenza al cittadino, sono costretti a sobbarcarsi anche attività che non dovrebbero svolgere”.

Il presidente del Nursingup Antonio De Palma

Sta parlando di demansionamento?

“In pratica un vero e proprio demansionamento. E c'è di più. I pochi in servizio non riescono a garantire le loro attività istituzionali, perché se io devo svolgere la mia attività infermieristica e mi chiedono di fare l’attività di supporto, da una parte dovrò pur togliere qualcosa. Ed allora non sempre sarò in grado di dare al cittadino l’assistenza ottimale, in quanto devo compensare il lavoro degli altri. A parte l’illegittimità del far svolgere funzioni non proprie del profilo posseduto, viene meno una parte dell’attività in termini di qualità. A discapito del cittadino. Inoltre anche quella che dovrebbe essere l’attività di supporto ne risente. L’infermiere infatti dovrebbe coordinare il servizio del personale di supporto di cui è responsabile, ma se l’infermiere non ha a disposizione l’operatore di supporto cosa coordina? Cosa dirige se non può neanche fare la sua attività?”.

La situazione potrebbe peggiorare se molti sceglieranno di andar via con Quota 100?

“Questa situazione si è ulteriormente aggravata a seguito della sacrosanta Quota 100, cui - si badi bene - gli infermieri hanno pieno diritto, più di quanti non facciano una attività gravosa come la loro. A fronte di quel sacrosanto diritto a lasciare il lavoro, infatti, il nostro Servizio Sanitario, e dunque le Aziende sanitarie, potrebbero trovarsi di fronte anche il problema della prima tranche di persone in uscita per il pensionamento. Inoltre la carenza di organico, cronica e strutturale, di 53-60mila unità sul territorio nazionale, ad agosto, può essere aggravata dalla emergenza Ferie. Non è difficile prevedere che a quelli che già mancano in pianta organica possano sommarsi fino a 20mila unità potenzialmente in uscita con la nuova disciplina pensionistica. A tal proposito i nostri colleghi interessati ci hanno comunicato che stanno facendo fare i conteggi e verificando se andranno incontro a particolari penalizzazioni. Ma in gran parte sono orientati ad andarsene, anche a costo di rimetterci qualcosa sul trattamento, perché hanno il terrore di continuare a lavorare in questa situazione. Meglio scappare, dicono”.

Sembra preoccupato.

“Di fronte a questo panorama noi siamo seriamente preoccupati. Considerata la carenza strutturale di 53-60mila unità, i 15-20mila infermieri in meno che potrebbero decidere di andar via ad agosto con Quota 100 e la normale carenza di organici dovuta alle ferie, non so proprio come le aziende sanitarie potranno garantire l’assistenza ai cittadini”.

Brutta situazione. A suo avviso cosa è mancato?

“Finora non c’è stata alcun tipo di attenzione, di opportuna programmazione, rispetto alla emergenza che si è creata. Si fanno tante belle chiacchiere ma non si scende nel concreto”.

Infermiere in corsia (Ansa)

Cosa bisognerebbe fare?

“Nel tentativo di evitare questa esplosiva situazione ad agosto, ho incontrato il presidente della commissione sanità del Senato, il senatore Pierpaolo Sileri, chiedendo  a gran voce un intervento. Mi sembra di aver trovato condivisione su quanto, come sindacato, abbiamo proposto. Vedremo nei fatti cosa succederà. In sostanza abbiamo chiesto di promuovere e approvare in tempi brevissimi la legge sulla libera professione. Cosa che si può fare perché non comporta impegni di spesa. Se riuscissimo ad avere una disposizione come quella già avuta dai medici, potremmo tuttavia porre un importante rimedio per l’immediato. In pratica gli infermieri pubblici dipendenti, che sono operativi e nel pieno dell’età, dovrebbero poter svolgere attività di libera professione quando smettono l’attività di servizio. Tale possibilità oggi è vietata perché tutti i liberi dipendenti non possono svolgere attività di libera professione presso terzi, tranne i medici. Proprio per questi ultimi il rimedio tuttavia ha funzionato consentendo di arginare l’emergenza. Per questo noi diciamo: interveniamo subito. Diamo agli infermieri pubblici dipendenti la possibilità di fare libera professione, in maniera tale che possano essere riutilizzati per compensare l’emergenza”.

Mi faccia capire: si tratterebbe di una cosa provvisoria, dunque, perché la soluzione vera passa per la preparazione alla professione dei giovani che hanno bisogno di un posto di lavoro. O no?

“Certo, sarebbe un passo per tamponare la carenza di organici in prima battuta. Dopo di che noi chiediamo un contratto adeguato. Io non posso chiedere a un giovane di fare tre anni di università, un anno di ulteriore specializzazione e talvolta prendersi anche una laurea magistrale di 5 anni per vedersi inquadrato ai livelli contrattuali dei colleghi di cento anni fa. Bisogna in sostanza creare appetibilità, dobbiamo dire ai giovani che si apprestano a decidere il loro percorso di studi,  che intraprendendo la professione infermieristica hanno la possibilità di crescere e in prospettiva di fare una bella carriera. Cosa che oggi non esiste. Se continuiamo a far fare agli infermieri l’attività degli operatori di supporto, infatti, per quale motivo un giovane dovrebbe affrontare l’università per diventare infermiere?”

Ignazio Dessìdi Ignazio Dessì   

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