[L'inchiesta] Sanità Umbria: cade la testa della governatrice Marini ma ora il Pd rischia di perdere la regione

Il partito premeva perché rimettesse il mandato a causa dello scandalo dei concorsi truccati. E mentre si regolano i conti, nascono nuovi problemi

Arrestati e indagati: Gianpiero Bocci, Catiuscia Marini, Emilio Duca
Arrestati e indagati: Gianpiero Bocci, Catiuscia Marini, Emilio Duca
Alla fine si è dimessa. Per tutto il giorno Catiuscia Marini è rimasta asserragliata dentro il Palazzo della Regione in un via vai di consiglieri e avvocati. Anche il commissario dem Walter Verini era con lei, soprattutto per renderle chiaro il messaggio che arrivava da Roma, dal segretario Zingaretti, che le ha chiesto, per tutto il giorno, di fare "un passo indietro". Con una lettera, scritta e riscritta, alla fine il governatore umbro ha reso note, anche formalmente, le sue dimissioni. La missiva arriva alla presidente dell'assemblea dell'Assemblea regionale: "Ti comunico la decisione di rassegnare le dimissioni". Quindici righe in tutto. Resistere, per la presidente della Regione, era diventato impossibile. E il Pd "non reggeva piu" la situazione. E, dunque, ecco le dimissioni. Passo che, ovviamente, vuol dire che l’Umbria, entro pochi mesi, andrà a elezioni regionali anticipate (doveva votare nel 2020), probabilmente nel prossimo autunno.

I malumori in Transatlantico intanto montano

Matteo (Renzindr.) l’avrebbe fatta dimettere in un amen, peggio di come fece con Ignazio Marino a Roma”. Sbuffa, il renziano di complemento che passeggia nervosamente nel Transatlantico di Montecitorio. L’ex presidente del PdMatteo Orfini, leader dell’area dei Giovani Turchi (corrente cui appartiene la presidente umbra Marini) riunisce, sempre nel Transatlantico di Montecitorio, il gotha della sua corrente (Verducci, Raciti, Pini) e racconta loro: “L’ho appena sentita al telefono. Lei è tranquilla, continua a dire che non ha fatto nulla, e noi le crediamo”. Pausa. “Zingaretti, però, - continua nel suo ragionamento Orfini – deve, e presto, prendere una decisione: o la sostiene, fino in fondo, oppure ne chiede, al più presto, le dimissioni. Non può dire che si rimette alle sue decisioni, non ha senso. Una cosa così, se dura a lungo, non la reggiamo, come Pd”.

Il Pd umbro brucia come una cattedrale

 Mentre Notre-Dame brucia, brucia, da giorni, anche il Pd, ma per motivi più prosaici. L’inchiesta sui concorsi truccati ha terremotato la regione Umbria e i vertici del Pd locale. Agli arresti sono finiti l’ex sottosegretario agli Interni, Giampiero Bocci, fino a pochi giorni fa presidente del Pd umbro e democrat di rito ‘fioroniano’ (nel senso di Beppe Fioroni, storico capofila dei ‘pop-dem’) e diversi dirigenti (il direttore generale dell’ospedale di Perugia, Emilio Duca, e quello amministrativo, Maurizio Valorosi). Ma l’inchiesta non ha risparmiato, appunto, la presidente di regione, Catiuscia Marini, che aveva rivinto per un soffio, la regione: è nel registro degli indagati con altre 34 persone. Tra queste, anche l’assessore alla Sanità, Luca Barberini, arrestato, che ha rimesso le sue deleghe al governatore. Bocci e la Marini, dopo anni di battaglie al fulmicotone, avevano stabilito un ‘patto di ferro’: alla ‘rossa’ Marini la guida della Regione, e il controllo degli assessorati, e al ‘bianco’ Bocci la guida del partito e dei suoi gangli vitali.
 

Zingaretti ha commissariato il partito con Verini

Insomma, un vero terremoto con intercettazioni ‘pesanti’ che escono ogni giorno, sui giornali, e che stanno mettendo a dura prova il Pd locale e nazionale. Zingaretti ha investito Walter Verini - storico esponente dem, di radici umbre, nonché di rito veltroniano, ma ora con Zingaretti - che l’anno scorso perse il congresso proprio contro Bocci del compito di ‘commissariare’ il Pd locale, suscitando, per di più le ire della minoranza renziana che, in Umbria, conta sulla vicepresidente del Pd, Anna Ascani. Ma Zingaretti – che pure ha subito chiamato la Marini per capire “l’entità e la gravità dell’inchiesta” - continua a sostenere che spetta alla Marini decidere cosa fare e che il suo Pd “è sano”. Ieri, alla presentazione ufficiale delle candidature del Pd per le elezioni europee che Zingaretti ha tenuto alla Sala della Stampa estera, il segretario dem ha ribadito che “al di là delle evidenze o meno delle indagini, credo vada riaperta in Italia una discussione che riguarda l’idea stessa della gestione del potere, che va gestito per servire i cittadini. Per quanto riguarda Perugia so che c’è un consiglio regionale convocato, confido nell’autonoma capacità di valutazione e senso di responsabilità della presidente Marini perché faccia ciò che è utile all’Umbria e alla sua comunità”. “Anche se rimane un’indagine ha delle novità, vedi le intercettazioni”, ha aggiunto, però, sibillino, Zingaretti, come a dire che le cose potrebbero, appunto, cambiare.
 

La presidente Marini viveì assediata dalle telecamere

Il guaio è che le cose, in Umbria, le cose possono cambiare ma in peggio. La presidente Marini si ritrova assediata, nel palazzo della Regione, in pratica tutti i giorni, da una vera torma di giornalisti, telecamere e fotografi. “Parlerò in Assemblea” dice ieri al suo arrivo ma in Assemblea non va. E proprio oggi, la lettura delle nuove intercettazioni sulle graduatorie truccate all’ospedale di Perugia è devastante. Doveva essere, quello di oggi, il giorno del “vado avanti”, da parte della Marini, che voleva ribadirlo dentroPalazzo Cesaroni, ma si è trasformato in quello della grande frenata di fronte a un’inchiesta che rischia di allargarsi. La riunione del consiglio era fissata alle 9.30 e l’attenzione mediatica è tutta lì, attorno alla sede della Regione, a Perugia, città poca abituata a ritrovarsi al centro di un ciclone mediatico.

Le nuove intercettazioni finite sui giornali

La lettura dei giornali è, appunto, straziante. La presidente della Regione avrebbe raccomandato, secondo chi indaga, la parente di un ex funzionario della Lega Coop dicendo “mettetela dentro”. Il Corriere dell’Umbria riporta anche che il direttore dell’ospedale di Perugia, Emilio Duca, si sfoga con il direttore amministrativo Maurizio Valorosi: “Ho portato le domande a laMarini, gli ho dato cinque giorni di tempo. Adesso vedemo com’è la situazione. A me m'ammazza, questo è il problema”. Duca è preoccupato perché la concorrente raccomandata dalla presidente Marini non ha superato la prima prova del concorso, nonostante le avesse consegnato le domande cinque giorni prima.
 

Il clima, a Perugia come a Roma, è pessimo

Tra le mura di Palazzo Cesaroni, dunque, il clima è pessimo. Tutto, in teoria, è stato rimandato al 23 aprile, giorno in cui le mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni dovrebbero essere calendarizzate. “Ma non è detto che regga ancora Catiuscia”, ammettono molti dem. Il quadro si è ribaltato e le parole di Zingaretti ne sono la testimonianza. Tutte le scelte sono sul tavolo, a partire dalle dimissioni della presidente che potrebbero arrivare presto.
 

La paura del Pd è di perdere i comuni e dopo la Regione

Il Pd, alle scorse Politiche, ha perso 5 collegi su 5, tutti finiti al centrodestra. Negli anni scorsi, una dopo l’altra, sono cadute le amministrazioni ‘rosse’ di Perugia e Terni, Spoleto Todi. Il centrodestra, anche ben prima che scoppiasse lo scandalo della ‘Sanitopoli’ umbra, aveva ipotecato la vittoria alle Regionali, previste per il 2020.
 
Il 26 maggio, in Umbria si vota in 63 comuni su 90 e a Perugia si rivota: il candidato del centrosinistra, il giornalista Rai Giuliano Giubilei, già depresso di suo, prima dell’inchiesta pensa di non avere alcuna chanche di vittoria contro il sindaco uscente, Andrea Romizi (Lega). Se le Regionali venissero anticipate, sarebbe un’altra debacle, dopo quelle già subite in Sardegna, Abruzzo Basilicata, tre regioni che il Pd ha perso in pochi mesi. A novembre si vota anche in Calabria e in Emilia-Romagna, anch’esse amministrate dal centrosinistra. A Zingaretti, le elezioni regionali stanno provocando, per ora, solo dolori.