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[L'inchiesta] "Lande desolate", i tre appalti che mettono nei guai il Pd in Calabria

L'impianto sciistico di Lorica, la pista aeroportuale di Scale e la piazza Bilotti a Cosenza. Chiuse le indagini sul presidente della Giunta regionale, Oliverio

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
Mario Oliverio (Pd)
Mario Oliverio (Pd)

Tre appalti tra Cosenza e provincia: quello per l'impianto sciistico di risalita di Lorica, in Sila, l'avio superficie di Scalea, e la realizzazione di piazza Bilotti proprio nel capoluogo. Ruota attorno a questi tre affari l’accusa nei confronti del presidente della Giunta Regionale della Calabria, Mario Oliverio, liberato dal confino nella “sua” San Giovanni in Fiore il 20 marzo scorso, dopo essere stato raggiunto, sul finire del 2018, dall’inchiesta “Lande desolate”.

Indagata anche la deputata Enza Bruno Bossio

Oggi, la Procura di Catanzaro, retta da Nicola Gratteri, ha emesso l'avviso di chiusura indagini nei confronti del Governatore della Calabria. Dall’atto predisposto dai magistrati inquirenti, però, emerge che, rispetto all’emissione delle ordinanze di custodia cautelare, anche la deputata del Partito Democratico, Enza Bruno Bossio e il marito, l'ex consigliere regionale del Pd, Nicola Adamo, insieme a Oliverio, sono indagati per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio aggravata dalla finalità di stipula di contratti e corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio.

Sono in tutto diciannove le persone indagate, accusate, a vario titolo, di falso ideologico, falso materiale, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, abuso d'ufficio. Un contesto in cui avrebbero sguazzato tutti: politici, parenti di politici imprenditori, parenti di imprenditori, burocrati, parenti di burocrati. Tutti amici di tutti. Tutti in confidenza. Tutti pronti a lavare la mano dell'altro.

Gli appalti

Le carte d'indagine parlano di "un diffuso degrado morale non solo nel settore dell'imprenditoria o della politica, ma anche – ed è questa la sconfortante "novità" – in apparati di vertice della pubblica amministrazione e nel mondo delle professioni". Due dei tre appalti contestati - quello dell'aviosuperficie di Scalea e quello dell'impianto sciistico di Lorica - su cui si sarebbero intrecciati interessi imprenditoriali, mafiosi, politici e corruttivi: "Il risultato finale della collusione di queste componenti è, ancora una volta, il sostanziale fallimento di quelle grandi opere che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto imprimere un salto di qualità "decisivo" alle strategie di sviluppo del territorio calabrese" scrivono i magistrati nell'inchiesta "Lande desolate". Sin dall'avvio del cantiere di Scalea, la Barbieri Costruzioni, versando in grave crisi di liquidità (oltre che di adeguate competenze tecniche), avrebbe "brigato" per l'illecito affidamento di ulteriori lavori a totale carico dell'ente pubblico, sì da procurarsi la provvista economica indispensabile per portare avanti, almeno per po', l'esecuzione dei lotti di lavori obbligatori previsti dalla concessione. La vicenda dell'appalto-concessione del comprensorio sciistico di Lorica ricalca il "desolante copione" dell'aviosuperficie di Scalea: l'aggiudicazione della gara, quale unica offerente, alla Barbieri Costruzioni S.r.l., la collusione fra il privato imprenditore, i professionisti deputati al controllo tecnico dei lavori, i pubblici funzionari della stazione appaltante e del Dipartimento Programmazione e, in questo caso, anche di esponenti politici di massimo livello. Con riferimento a questo appalto, Oliverio deve rispondere anche di abuso d’ufficio in concorso con alcuni funzionari della Regione come Francesco Tucci e Luigi Zinno, con l'imprenditore Barbieri, Damiano Mele, responsabile unico dei lavori, e Arturo Veltri, consigliere di amministrazione della Lorica Sky, per quanto riguarda i lavori all'impianto sciistico di Lorica. In questo caso sarebbe stato accollato alla Regione Calabria l'intero costo dei lavori nella consapevolezza "della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri di assolvere all'obbligo contrattualmente assunto di co-finanziare i lavori con proprio capitale privato".

Le "trame"

Ma è sull’appalto di piazza Bilotti a Cosenza che si concentrano gli intrecci che costano l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai coniugi Adamo-Bruno Bossio. Siamo a maggio 2016 e il presidente Mario Oliverio, insieme a Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, al direttore dei lavori Francesco Tucci, e all'imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri avrebbero stretto, secondo l'accusa, un "accordo illecito" per rallentare i lavori in corso nella piazza. In cambio Tucci, è scritto nell'avviso di conclusione indagini, "accettava la promessa e infine riceveva quale corrispettivo per se' ed in via indiretta per l'imprenditore Barbieri, dal presidente della Regione Calabria di ulteriori finanziamenti sebbene non dovuti ne legittimamente esigibili".

Una “trama” che Oliverio, insieme alla deputata Bruno Bossio e all’ex consigliere regionale Adamo (considerato lo spin doctor del governatore, nonostante non ricopra alcuna carica istituzionale e formale) avrebbero messo in atto per un "mero tornaconto politico", al fine di impedire al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, di Forza Italia, di "pregiarsi della inaugurazione/realizzazione dell'opera pubblica di piazza Bilotti". Notoria la rivalità tra Oliverio e Occhiuto: quest’ultimo, proprio pochi giorni fa, ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione Calabria, sfidando proprio Oliverio. All’epoca dei fatti contestati, Occhiuto non era sindaco, in quanto sfiduciato, ma aveva già proposto la propria ricandidatura. L'accordo illecito sarebbe stato "concluso - scrivono i magistrati della Dda e della Procura - con l'attiva partecipazione di Nicola Adamo e Vincenza Bruno Bossio che facevano pressioni su Tucci affinchè aderisse alla richiesta del presidente della Regione di rallentare i lavori".

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
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