[L’analisi] Orologi e viaggi superlusso, l’intossicazione istituzionale sull’inchiesta Consip è finita. Ora è solo corruzione all’italiana

I quattro arresti domiciliari, le diverse misure interdittive o le iscrizioni sul registro degli indagati di esponenti politici come Italo Bocchino, ex An, o Stefano Caldoro, Fi, ex governatore della Regione Campania, rappresentino il filone napoletano, l’inchiesta madre che ha generato l’inchiesta Consip

[L’analisi] Orologi e viaggi superlusso, l’intossicazione istituzionale sull’inchiesta Consip è finita. Ora è solo corruzione all’italiana

È una storia di ordinaria corruzione che racconta di un gruppo imprenditoriale, che fa capo ad Alfredo Romeo, che vuole vincere appalti per le pulizie nell’ospedale più grande del Mezzogiorno, il Cardarelli. Che corrompe il direttore generale dell’ospedale, un dirigente dell’amministrazione pubblica, del comune di Napoli, “regalandogli” un orologio da mille euro o ottiene passpartout burocratici dalla Soprintendenza ai beni culturali di Roma offrendo un soggiorno per due persone per una settimana in un albergo di Ischia, in cambio di chiudere un occhio quando l’imprenditore trasforma Palazzo Capponi in un albergo superlusso.

E nella fisiologia del processo succede anche che il gip non condivida la richiesta della procura di contestare l’associazione a delinquere o anche l’aggravante del favoreggiamento di una associazione camorristica. Ora c’è il particolare che in questo caso, i quattro arresti domiciliari, le diverse misure interdittive o le iscrizioni sul registro degli indagati di esponenti politici come Italo Bocchino, ex An, o Stefano Caldoro, Fi, ex governatore della Regione Campania, rappresentino il filone napoletano, l’inchiesta madre che ha generato la cosiddetta inchiesta Consip, quella che ha provocato una delle più  gravi intossicazioni istituzionali degli ultimi anni.

Può succedere, anzi è successo che partendo da una notizia di reato, gli investigatori e gli inquirenti napoletani si siano ritrovati involontariamente in storie più complicate. In altre notizie di reato che sono emerse grazie alle intercettazioni ambientali o telefoniche in corso. È così che, partendo da una storia di corruzione locale, il pm anglonapoletano John Henry Voodcook ė finito per intercettare il padre dell’ex premier Matteo Renzi. Con tutto quello che poi è accaduto e che ormai è di dominio pubblico, visto che le inchieste romane sulla corruzione Consip e sulle fughe di notizie sono state, nei mesi scorsi, cronache giudiziarie quotidiane. Con avvisi di garanzie “notificati” anche ai media, e interrogatori di testimoni o indagati.

La Procura di Napoli guidata oggi dal procuratore Gianni Melillo, sta cercando di rientrare nella normalità dopo essere stata sovraesposta, bersaglio di una campagna mediatica e politica molto aspra. Procura, e non solo il pm Woodcock che è finito indagato (la Procura di Roma ha già chiesto la sua archiviazione), per la fuga di notizie insieme alla sua compagna, la giornalista Federica Sciarelli. E sotto procedimento disciplinare del Csm, che deve decidere anche sulla richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale.

Nella fase più critica delle polemiche e degli sviluppi di questa intossicazione, la Procura di Napoli si è ritrovata senza il procuratore in carica, andato in pensione Giovanni Colangelo, e non avendo il Csm eletto il suo sostituto. Quando è esploso il caso Renzi, contemporaneamente al trasferimento a Roma per competenza territoriale del filone d’inchiesta della corruzione  Consip, l’inchiesta madre era ancora in corso. Certo, c’erano state delle perquisizioni, è qualcosa appunto era diventato di dominio pubblico, ma complessivamente l’inchiesta era rimasta coperta dal segreto investigativo.

Non era stata utilizzata la tanto contestata informativa del Noe dei carabinieri del capitano Scafarto, che invece aveva portato la Procura di Roma a chiedere e ottenere l’arresto di un funzionario Consip per corruzione, oltre che l’imprenditore Alfredo Romeo. Ma che presentava delle false attribuzioni di responsabilità. Come l’incontro del padre di Matteo Renzi, Tiziano, con Alfredo Romeo.

La Procura di Roma ha aperto fascicoli di indagine nei confronti del pm Woodcock e Federica Sciarelli. E poi per diversi episodi il capitano (oggi maggiore) Scafarto del Noe dei carabinieri. E per la fuga istituzionale di notizie sulla inchiesta, sono indagati il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, il ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante dei carabinieri della Regione Toscana, il generale Saltalamacchia.

Oggi il Pm Woodcock è in attesa di conoscere il “verdetto” della Disciplinare del Csm. Ma anche della prima commissione di palazzo dei Marescialli e poi del plenum del Csm che devono pronunciarsi sulla sua incompatibilità ambientale. embra ormai passato un secolo da quando è esploso il caso Consip. I tempi lunghi della giustizia aiutano a mettere a fuoco anche i particolari di questa affaire Consip. E oggi tutto appare più chiaro.