Assalto eolico al mare della Sardegna: pronti altri due mega parchi offshore. Chi si oppone e quali dati si vogliono nascondere

I progetti prevedono 243 torri galleggianti da realizzare nel tratto antistante Olbia e La Maddalena. In tutto gli impianti in itinere sono 13 e occupano ampie porzioni di acqua da Nord a Sud dell'Isola. L'opposizione di Italia Nostra e del Grig

Assalto eolico al mare della Sardegna: pronti altri due mega parchi offshore. Chi si oppone e quali dati si vogliono nascondere

Altri due mega impianti eolici "offshore" - ovvero d'alto mare - entrano nel novero delle richieste di concessione giunte alle varie capitanerie di porto della Sardegna. Si tratta di ben 243 torri d'acciaio galleggianti, poste da 20 a 33 chilometri di distanza dalle coste del Nord dell'Isola, nello specchio d'acqua antistante Olbia, Arzachena, Golfo Aranci e la Maddalena, da realizzare nel giro di qualche anno. E' una delle zone più rinomate della costa tirrenica conosciuta per la bellezza dei suoi paesaggi, soprattutto quelli marittimi, e per le sue felici condizioni atmosferiche come noto caratterizzate dai venti. Non è dunque un caso che il ministro della Transizione ecologica abbia visto in quest'isola il luogo ideale per realizzare "l'hub energetico" dell'Italia, dando la stura a quello che ormai da più parti viene definito "l'assalto" alle coste dell'Isola.

Due mega impianti progettati a cura delle società “Zefiro Vento S.r.l.” (da sola installerebbe 210 pale da 15 MW ciascuna per un totale di 3150 MW ndr) e “Nurax Wind Power S.r.l.”, che vanno ad aggiungersi ai 65 aerogeneratori oggetto di una richiesta precedente a nome della "Tibula Energia". Il totale è di 308 giganti industriali che all'apice della pala possono raggiungere fino a 380 metri di altezza. Un oceano di torri d'acciaio sul mare della Gallura.

Orizzonte di torri anche ad Alghero e Bosa

Nel frattempo, proprio due giorni fa (il 27 giugno), la Capitaneria di Porto Torres ha dato pubblicità a un'altra richiesta di concessione demaniale marittima da parte della "Acciona Energia Global Italia s.r.l." per la relizzazione di una centrale eolica offshore, "della superficie complessiva di 3.261.665,02 m² (di cui 13.548 m² di area coperta da strutture flottanti di facile rimozione, ingombri fondazioni galleggianti delle turbine eoliche e della stazione elettrica HVAC; nonché 3.248.117,02 m² di area rimanente (sorvolo turbine eoliche, cavidotti offshore e area di rispetto/sicurezza)", come certifica l'associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico. Anche qui 32 aerogeneratori, per 480 MW di potenza complessiva, da installare in una porzione di mare che si estende da Alghero fino a San Vero Milis nell'Oristanese: una incredibile distesa di eliche che si candida a caratterizzare per almeno 30 anni (tale è la durata delle concessioni) l'orizzonte di Sardegna. 

I progetti di parchi offshore nel Sud Sardegna

Le associazioni ambientaliste fanno opposizione

Il conto totale ci dice che sono ben 13 le richieste giunte alle capitanerie di porto sarde e che i parchi offshore si estenderebbero in tutto il perimetro dell'Isola. Sei di questi, con un totale di 174 pale, riguardano la provincia di Cagliari. La deputata Mara Lapia (Centro Democratico) scrive in un comunicato che presenterà opposizione a Olbia per i due nuovi parchi flottanti, mentre il Grig rende noto di aver depositato "atti di opposizione avverso tutte le istanze di concessione demaniale marittima", l'ultima delle quali è datata 28 giugno 2022. 

In barba al turismo, alla pesca e alla pace di chi vive, lavora e viaggia nell'Isola. "E' incredibile quello che sta avvenendo", dice parlando con Tiscali News, Graziano Bullegas, presidente di Italia Nostra Sardegna. Ammette la difficoltà a tenere il conto. "Ogni giorno arriva una nuova richiesta di concessione e noi siamo attenti a presentare opposizione entro i 30 giorni successivi alla pubblicazione. Ma l'importante per noi - spiega l'ambientalista - è essere presenti in conferenza di servizi dove i portatori di interesse possono sollevare le obiezioni a questa follia". Dietro la quale però ci sono potenzialmente grandissimi profitti, promessi dalla transizione ecologica e spinti dalla guerra del gas. "Ma si fanno le cose al contrario, è come se si costruissero prima i palazzi dei piani regolatori - aggiunge -, perché qui non c'è un piano energetico e non c'è programmazione strategica". 

Insistere su temi quali quanta energia produrre, dove e attraverso quali fonti rischia di essere insomma un esercizio retorico in uno Stato che si ostina a non voler pianificare questa "transizione". "La nostra protesta non va contro le energie rinnovabili - spiega Bullegas - ma contro il metodo che si presta alle speculazioni. In passato su questo terreno abbiamo incontrato nomi quali Matteo Messina Denaro e Flavio Carboni", aggiunge sollevando il livello di attenzione. Anche la Regione Sardegna, che pure rischia di veder sfregiato irreparabilmente il suo bel mare e la sua economia, non sembra voler prendere posizione. "La giunta tace eppure potrebbe fare molto nelle sedi opportune, far sentire la sua voce, guidare la protesta", insiste.

"Aggiungo che di questa situazione si preoccupano anche le capitanerie di porto. Molte di queste aree chieste in concessione sono importanti per la pesca e nessuno studio è stato fatto sui rumori prodotti dalle pale o sulle vibrazioni e sull'impatto sulle specie marine". E spiega: "Si pensi ai parchi prospicenti Sant'Antioco e Carloforte: lì passano i tonni. Alcuni di questi parchi galleggianti ricadono addirittura in aree vincolate dalle servitù militari". La buona notizia è che davanti a tutto questo, "comuni e cittadini cominciano a incontrarsi e organizzare la protesta".

Progetti offshore come indicati da Terna (2021)

Il gioco vale la candela? I numeri

Ma la domanda che più di tutte meriterebbe risposta è questa: ammesso e non concesso che tutte le richieste vengano soddisfatte, l'anello energetico che vuole impalmare la Sardegna sarebbe veramente utile in un'isola fortemente carente di infrastrutture capaci di assorbirne la produzione? Va anche considerato che andrebbero realizzate strutture quali sistemi di accumulo e cavidotti ben più potenti dei 2 che attualmente collegano l'Isola alla Penisola, capaci di trasferire una potenza massima di circa 1.300 Megawattora, a fronte di una potenza ipotizzata dell'offshore futuro di 9.010 MW. Secondo Italia Nostra però i dati vanno completati con le richieste presentate per impianti eolici inshore, ben 33 (al 22 di questo mese) e i 137 fotovoltaici, per un totale di ulteriori 5.532 MW di potenza.

Nemmeno il Tyrrhenian Link, il doppio cavo in via di realizzazione tra Sardegna, Sicilia e Campania - costo 3 miliardi e mezzo di euro - sarebbe sufficente, vista la sua capacità di "soli" 1000 MW. I dati promettono di essere ancora più illuminanti se messi a confronto con l'attuale produzione energetica della Sardegna che, come spiega Terna, ammonta a 12.147.000 MWh, a fronte di un fabbisogno di 8.846.000 MWh, con un surplus stimato in 3.301.000 MWh, pari al 37,3%. La percentuale ritorna se consideriamo la produzione da rinnovabili. Grandi numeri che però sono niente (o quasi) in confronto al fabbisogno dell'intera Italia, di cui il dato citato costituisce appena l'1%.

In questo calderone di pale, vento e sole i 25.200 GWh che andrebbero a produrre le rinnovabili in Sardegna (i dati sono sempre di Italia Nostra ndr) rappresenterebbero appena l'8,36% del fabbisogno italiano (301.180 GWh). Resta da capire se il gioco vale la candela. E nel frattempo, l'idea dell'"hub energetico" se l'è portata via il maestrale.